Francia, l’halal esce dal ghetto

Francia, l’halal esce dal ghetto

Basta a fanciulle che ballano la danza del ventre, palazzi del sultano e principi del deserto.

In Francia, diverse marche di cibo halal desiderano uscire dal ghetto dei cibi etnici e, per farlo hanno intrapreso una poderosa campagna pubblicitaria. A guidare la fila Zakia Halal, marca del
gruppo alimentare Panzani, che propone sulle reti nazionali Tf1 e M6, spot a ripetizione ed offre nei supermercati una vasta gamma di prodotti del genere. Subito dopo, viene Isla Device con i
suoi cartelloni: ad oggi, 6.000 esemplari in 600 città, con uno slogan senza equivoci: “Fieramente halal”.

E proprio la manifestazione di orgoglio culinario e dignità gastronomica è alla base del movimento.

Spiega così Luc Wise, pubblicista della Isla: “Vogliamo sbarazzarci dei cliché orientalisti, tipo arabeschi e danza del ventre. I consumatori musulmani che abbiamo interpellato
sono unanimi: aspirano ad essere rappresentati come consumatori moderni, che associano l’halal alla cucina thailandese o agli hamburger”.

Ma, orgoglio a parte, l’offensiva dei cibi halal ha un netto risvolto commerciale. In Francia, anche i colossi del settore (Knorr, Liebig e Maggi) stanno entrando nel giro, spostando capitali e
rubano terreno alle ditte specializzate.

In Italia, la situazione è incerta, le evoluzioni possibili due. I padroni del settore potrebbero continuare a considerare gli alimenti halal un qualcosa di folkloristico, e lasciarlo in
secondo piano. Oppure, dedicarsi alla situazione in maniera pesante.

Matteo Clerici

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