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Francia contro Svizzera, è guerra per l’assenzio

Francia contro Svizzera, è guerra per l’assenzio

By Redazione

Francia e Svizzera sono ai ferri corti: motivo, quale delle due nazioni abbia diritto di porre il marchio DOC, la denominazione d’origine controllata, sull’assenzio.

Le ostilità sono iniziate ufficialmente il 31 marzo 2010. In quella data, l’OFAG (l’Ufficio federale dell’agricoltura svizzera) ha concesso ai produttori di Val-de-Travers una
denominazione geografica controllata sulla bevanda in questione. Tale provvedimento permetterebbe agli svizzeri di usare in esclusiva sia il nome assenzio che il suo famoso soprannome, fata
verde.

La risposta della Francia si è concretizzata nel comunicato dell’azienda Pernod, che copre il 25% del mercato. “Il loro obiettivo è rubarci la denominazione mondiale, dobbiamo
difenderci” ha così tuonato il presidente Cesar Giron dalle pagine di Liberation.

Ma la questione si annuncia complicata.

L’assenzio, distillato ad alta gradazione alcolica dell’aroma di anice, nasce come medicinale in Svizzera. La bevanda vede infatti la luce nel 1797 a Val-de-Travers (vicino al lago di
Neuchâtel, nell’omonimo cantone) grazie agli sforzi di Daniel Henri Dubied e Henri-Louis Pernod. Dopodiché, la coppia si divide e Pernod ritorna in Francia, a Pontarlier, dove la
produzione d’assenzio  inizia a prendere piede.

I primi ad apprezzarlo diffusamente furono nell’800 i poeti maledetti, come Paul Verlaine o Arthur Rimbaud, e gli artisti underground come come Van Gogh e Herry de Toulouse-Lautrec, che gli
diedero il nomignolo di “fata verde” per via del colore. Gli intellettuali non si limitavano a berlo liscio (con i suoi 80 gradi di gradazione alcolica) ma lo arricchivano con stupefacenti:
l’assenzio si fece così la fama di bevanda mortale.

Ma la “fata verde” divenne gradita anche ai soldati della Legione Straniera, di stanza in Algeria. Furono loro ad introdurre la pratica di diluirlo con l’acqua: nata come pratica igienica, per
purificare le malsane acque africane, quest’abitudine si diffuse rapidamente anche tra i civili in patria.

Fu così che nacque il metodo canonico di consumazione: alcolico mischiato ad acqua, nella proporzione di 1 a 5. Classico è anche il metodo “1 a 3”, basato sull’utilizzo di un
cucchiaino forato, di una zolletta di zucchero e dell’acqua ghiacciata. Il cucchiaino veniva con la zolletta veniva posto sopra l’assenzio, dopodiché si versava dell’acqua ghiacciata.
Così, il liquore veniva diluito ed insaporito dallo zucchero, il tutto mescolato con il cucchiaino forato.

Nonostante gli stratagemmi, le vittime dell’assenzio continuarono generando divieti temporanei e moderazione, ancora oggi in vigore: l’assenzio moderno è infatti una versione edulcorata
del progenitore, con una gradazione minore (50 gradi) e privo delle aggiunte allucinogene.

Tuttavia, ed è questo uno dei motivi del contendere, il prodotto continua a mantenere la sua fetta di mercato, con 3 milioni e 200.000 vendute, la metà nei soli Stati Uniti. I
giovani anglosassoni sembrano particolarmente attratti, mostrandosi disposti a spendere 50 euro a bottiglia pur di godere delle grazie della “fata verde”.

Matteo Clerici

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