Formaggi più buoni grazie ad un chip: la rivoluzione Pro Caseus – Intermizoo parte dal toro

Formaggi più buoni grazie ad un chip: la rivoluzione Pro Caseus – Intermizoo parte dal toro

Formaggi più buoni grazie ad un chip: la rivoluzione Pro Caseus parte dal toro

Formaggi più buoni grazie ad un chip: la rivoluzione Pro Caseus 

 

L’azienda veneta Intermizoo ha brevettato, in collaborazione con l’Università di Padova, un nuovo indice per misurare la qualità del latte

Pro Caseus

Realizzare il sogno di allevatori e casari: avere nelle stalle latte più buono, nei caseifici più formaggio e ottimizzare il consumo della materia prima. E, oltretutto, sapere prima se il latte prodotto avrà l’attitudine giusta per creare un buon formaggio. Il tutto a beneficio del consumatore finale. Adesso si può, grazie ad un chip brevettato da Intermizoo e Università di Padova. La rivoluzione si chiama Pro Caseus, il nuovo indice di attitudine casearia che misura la capacità del toro di generare figlie in grado di produrre un latte che può essere trasformato in maniera più efficiente in formaggio. Ma, attenzione, la tecnologia qui è pulita, non invasiva e aiuterà non solo a produrre meglio e con meno spesa e più guadagno, ma sarà un vantaggio anche per l’ambiente. E il palato.

Nuovo indice del latte Pro Caseus

Centro Tori Brussa di Caorle (Ve) – interno stalla di produzione

 

Pro Caseus, il nuovo indice genomico di attitudine casearia, brevettato da Intermizoo, in partnership con l’Università di Padova, insieme ad un chip per una migliore caseificazione del latte vaccino.

Con il nuovo indice Pro Caseus si stima un aumento di produzione di formaggio fino al 10%, con una migliore qualità organolettica e sensoriale. «Un ridotto tempo di coagulazione e un’elevata forza del coagulo rendono la cagliata e la pasta del formaggio ottimali – spiega il professor Martino Cassandro, dell’Università di Padova -, evitando anomale fermentazioni microbiche che causano riflessi negativi sulla struttura e sulle caratteristiche organolettiche del formaggio e, di conseguenza, un impatto sul valore commerciale del prodotto finito».
Le analisi sensoriali comparative, condotte su Asiago d’allevo e Grana Padano prodotti con la stessa lavorazione e con latte da bovine Frisona/Holstein, hanno evidenziato una qualità casearia migliore dei formaggi Pro Caseus rispetto agli altri: più intensi nel colore, nell’odore e nell’aroma, meno pungenti, meno acidi, meno friabili e con meno cristalli, senza sentori di cotto o di crosta. Inoltre, con il 10% in meno di latte necessario per produrre una forma di formaggio, si avranno ricadute positive sia per la salute del consumatore che per la sostenibilità dell’intera filiera: basti pensare al minor consumo di risorse come acqua e suolo e alla minore quantità di latte trasportato.

 

Ma come funziona il chip genico? Lo abbiamo chiesto al direttore generale di Intermizoo, Francesco Cobalchini. 

 

Francesco Cobalchini, direttore generale di Intermizoo

«Abbiamo selezionato un pool ristretto di geni (circa 100), con una comprovata influenza diretta sulla resa casearia e li abbiamo inseriti in un chip costruito ad hoc e brevettato. Dal Dna, ricavato da materiale biologico prelevato da un animale (nel caso specifico bulbi di peli) per essere analizzato sulla base del chip, vengono estratti i geni necessari. Lo specifico algoritmo, anch’esso parte del brevetto, calcola un indice genetico per ogni singolo soggetto maschio o femmina. Sulla base di questi indici, i tecnici decidono quali soggetti introdurre nei piani di miglioramento genetico degli allevamenti. Tale miglioramento genetico consente di ottenere, a seconda del grado di intensità del processo di selezione, un miglioramento dell’attitudine casearia del latte di massa in circa 3/5 anni».

 

Cosa cambierà con Pro Caseus?

 «Nel mondo il 70 per cento del latte viene trasformato in formaggio e l’Italia è tra i primi 10 Paesi produttori. Da qui la necessità di uscire dalle logiche che abbiamo seguito fino ad oggi. E Pro Caseus rappresenta un cambio di prospettiva. Con questo metodo innovativo il produttore, cioè l’allevatore, può finalmente pensare alla destinazione del latte: il formaggio».

 

Info: www.procaseus.com

 

Redazione Newsfood.com
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