Finanziaria, Zaia: «una morte annunciata per i territori montani veneti»
22 Novembre 2007
Veneto – «Chissà di quali cittadini parla Roma che, con la Finanziaria, decreta l’espulsione dei veneti che vivono in montagna, tra mille difficoltà, con oggettivi
svantaggi rispetto a quelli che risiedono in aree più servite», Luca Zaia, vicepresidente della Giunta regionale del Veneto, ha ribadito così la sua totale
contrarietà ai contenuti della Finanziaria Statale circa le aree montane.
«L’articolo 13, in particolare – ha accusato Zaia – è una condanna a morte per i territori montani e la montagna veneta in particolare, perché scardina l’attuale sistema
Comuni – Comunità montane prevedendo un risparmio finanziario ridicolo, senza delineare un nuovo sistema organico di governo dei territori montani e lasciando i piccoli Comuni in
un’incertezza istituzionale, con la probabile sospensione di importanti o addirittura essenziali attività di servizio ed effetti dirompenti nella gestione del territorio».
In Italia, è oggi montano, in base alle leggi, il 54 per cento del territorio nazionale; ci vivono circa 10 milioni e mezzo di cittadini, rappresentati da 4188 Comuni e 360
Comunità Montane.
«Questa popolazione è in costante riduzione – ha fatto presente Zaia – soprattutto a causa del differenziale di servizi disponibili rispetto alla pianura, mentre chi vive e lavora
in montagna non solo è un coraggioso, ma svolge anche una funzione a servizio della collettività per la manutenzione del territorio e le potenzialità turistiche. In Veneto
le zone nettamente montuose costituiscono il 29 per cento del territorio, la collina occupa il 15 per cento mentre la pianura costituisce il 56 per cento della superficie regionale. Le attuali
19 Comunità montane venete rappresentano 171 Comuni con una popolazione di circa 491 mila abitanti e sono territorialmente circa il 34 per cento del territorio regionale. La legislazione
veneta affida alle Comunità Montane, tra l’altro, l’esercizio diretto degli interventi per il consolidamento e lo sviluppo dell’agricoltura di montagna e per la tutela e la
valorizzazione dei territori montani, con effetti benefici per la prevenzione dei danni idrogeologici e della qualità delle acque e anche per il settore turistico».
Ogni anno la Regione ripartisce alle Comunità Montane in media circa 4,37 milioni di euro per il funzionamento e gli investimenti, cui si aggiungono trasferimenti dello Stato per circa
1,53 milioni di euro. I fondi destinati soprattutto alla realizzazione di opere pubbliche, alla manutenzione della viabilità silvo pastorale, alla manutenzione di prati e pascoli e
dell’attività di malga e al sostegno di iniziative socioculturali.
«A tali interventi, le Comunità montane venete hanno aggiunto la gestione associata di importanti servizi collettivi come il trasporto scolastico, la raccolta dei rifiuti, la
gestione economica del personale dei comuni, lo sportello unico delle imprese, l’assistenza domiciliare e così via. Ora un comparto di tale importanza viene riformato da un articolo
della legge finanziaria, che punta a risparmi dal punto di vista contabile senza tener conto – ha concluso Zaia – dei costi conseguenti alla decisione di penalizzare questi enti».




