Expo 2015: A Milano l’ultima rassegna europea?

Expo 2015: A Milano l’ultima rassegna europea?

L’Expo 2015 di Milano potrebbe essere non solo l’ultima in Europa, ma addirittura l’ultima realizzata “fisicamente” (padiglioni, infrastrutture, aree attrezzate e
quant’altro). L’ipotesi, fondata, è stata espressa in un dibattito al Centro Studi PIM-Piano Intercomunale Milanese, alla presentazione del libro “Changing Shanghai-From Expo’s
after use to new green towns”
, interessante occasione per traghettare i contenuti dell’edizione cinese di Expo verso quella italiana del 2015 e per riflettere sui cambiamenti che
investiranno il territorio dell’area metropolitana milanese durante e dopo questa manifestazione.

Assieme agli autori del libro – Zheng Shiling, consulente di Expo 2010, docente nella Tongji University di Shanghai e membro dell’Accademia cinese delle Scienze e Angelo Bugatti, ordinario di
composizione architettonica e urbana nell’Università di Pavia e direttore del Programma di interscambio con Tongji – dopo la presentazione del direttore del PIM Franco Sacchi, sono
intervenuti Cesare Stevan, docente di Architettura sociale nel Politecnico di Milano, Lorenzo Pallotta, direttore dell’Ufficio di piano di Expo 2015, Ioanni Delsante, docente di Composizione
architettonica e Urbana nell’Università di Pavia nonché autore di Experimental Architecture in Shanghai”. Moderatrice Renata Pisu, giornalista e nota sinologa.

Rilevante inoltre l’intervento di Andrea Villani docente di economia ed urbanistica presso l’Università Cattolica di Milano e docente di Architettura al Politecnico di Torino, gia’
direttore del Centro Studi Piano Intercomunale Milanese (PIM) ed attualmente consigliere coordinatore del Gruppo di ricerca urbanistica dell’Istituto Italo Cinese presieduto da Achille Colombo
Clerici.

Il contenitore di Expo 2015 è in marcia; sono partiti i cantieri, molti Paesi hanno aderito, ma sul contenuto si sta ancora dibattendo a soli tre anni dall’evento.

Innanzitutto si sta perdendo l’occasione di proporre una politica urbana e urbanistica che trasformi l’evento in propulsore di infrastrutture locali e regionali (turismo,housing sociale, sport,
commercio) né appare chiaro l’utilizzo che ne verrà fatto dopo Expo.

Da rilevare inoltre come la città viva senza entusiasmo il prossimo evento: forse, a ricordare la prossimità di Expo, sarebbe opportuno sistemare in piazza Duomo un orologio che
segnali quanti giorni mancano, come ha fatto Shanghai.

A Shanghai – distretto di 23 milioni di abitanti, il più popoloso della Cina – Expo è stata l’occasione per il rilancio (incredibile per noi occidentali come, del resto, tutto
quanto avviene nel Paese asiatico) di una città decaduta (prima della guerra era chiamata la Francia dell’Asia) che contava “solo” due milioni di residenti, con il recupero della parte
storica (anni 1920-30) e una pianificazione “verde” lungo tutto il corso del fiume Huanpu.

Modello irripetibile per Milano e la sua Expo, dal quale comunque si può trarre qualche utile insegnamento.

Ad esempio, l’evoluzione dell’architettura cinese, interventi su larga scala che suscitano un vivace dibattito e trasformano Shanghai in una sorta di enorme laboratorio, un ‘esperimento’
architettonico ed urbanistico unico nel suo genere che consente anche ad architetti di altri Paesi, tra cui molti occidentali, di intervenire con progetti propri.

Redazione Newsfood.com+WebTv

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