Emergenza affitto per tre milioni di famiglie

L’emergenza-casa, soprattutto per quanto riguarda gli affitti, riguarda le famiglie a basso reddito: su oltre 4 milioni di nuclei in locazione la maggior parte, pari a 3 milioni, è
composto da quelli con entrate sotto i 25mila euro l’anno (la metà di questa quota sta sotto i 15mila euro).

A tracciare il quadro dell’emergenza abitativa è la Cgil che, insieme a Spi (Sindacato Pensionati), Fillea (Federazione dei Lavoratori dell’Edilizia), Sunia (Sindacato Nazionale Unitario
Inquilini ed Assegnatari) e Legambiente, lancia una nuova iniziativa: «Più case in affitto. Un programma possibile».

Un piano da 10 miliardi di euro, attraverso il coinvolgimento di risorse pubbliche e private, da attuare nei prossimi 10 anni «per la realizzazione di un milione di case a canone
convenzionato, che produrrebbero a cascata 300mila posti di lavoro».
Esiste «un’emergenza casa» che si traduce anche nell’effetto-bamboccioni: «se il 47% dei giovani occupati continua a rimanere in famiglia – sottolinea la segretaria
confederale Cgil, Paola Agnello Modica – non vuol dire che sono tutti mammoni, ma più semplicemente, che questi giovani non possono permettersi di pagare l’affitto»; affitto che
ormai è «l’equivalente di una rata di mutuo». «Da una parte si chiede ai giovani di essere flessibili, si pretende da loro mobilità – commenta la sindacalista –
dall’altra, senza la possibilità di un «affitto sostenibile», si irrigidisce loro il futuro. Acquistare una casa deve essere una scelta».

In Italia l’offerta in affitto è «asfittica» e «a prezzi inaccessibili»: i canoni, dal 2000 ad oggi, sono aumentati del 114% e si aggirano nelle grandi
città sugli 800 euro al 2007. Ecco allora spiegato perché in Italia sono 4,3 milioni, cioè meno del 20%, le famiglie in affitto, mentre in Germania il dato si attesta al
57,4% della popolazione, in Olanda al 47%, in Francia al 43,8% e nel Regno Unito al 31%. Ancora, dal 1998 sono stati realizzati 320.000 alloggi l’anno, ma tutti destinati alle compravendita
mentre per le locazioni, soprattutto quelle agevolate, i ritmi di sviluppo segnano nettamente il passo con il confronto internazionale che segna nella penisola una percentuale di «alloggi
sociali» pari al 4,5% contro, ad esempio, il 21% della Gran Bretagna.
Una fotografia, quella scattata dalla Cgil, che si riflette anche nelle condizioni degli immigrati: meno della metà ha una situazione abitativa stabile e gran parte dei 3,5 milioni
è in «condizione di sovraffollamento» o in case «di fortuna».
«Il programma proposto dalla Cgil – ha concluso il segretario confederale della Cgil, Paola Agnello Modica – è fattibile: un contributo concreto ai bisogni sociali, al contrasto
del cambiamento climatico, al rilancio del lavoro di qualità e anche al ciclo economico».

Quanto alle risorse per la proposta «Più case in affitto», numerosi privati, imprenditori e associazioni di imprese, si sono dichiarati interessati a sostenere un programma
di ampio respiro di edilizia residenziale in locazione a canone moderato così come sono numerosi i soggetti istituzionali, detentori di ingenti, che possono contribuire a sostenere il
programma: le fondazioni bancarie, i fondi pensione, gli enti previdenziali, la cassa depositi e prestiti, i fondi immobiliari etici, le società quotate. Centrale sarà il ruolo
pubblico come soggetto di indirizzo del mercato attraverso la leva fiscale, le politiche urbanistiche, il sostegno sociale e la trasparenza e la semplificazione delle procedure. Infine, gli
strumenti operativi dovranno essere articolati in una forma di partenariato pubblico-privato, in tavoli di contrattazione sia livello nazionale per la definizione di accordi di programma su
risorse e fiscalità, così come a livello regionale sulla integrazione degli interventi pubblici e privati, e a livello territoriale sulle scelte urbanistiche e sugli affitti.

Salvatore Arnesano

Leggi Anche
Scrivi un commento