Casa dolce casa: ma quanto costi!

Più del 25% del reddito netto delle famiglie italiane è servito, nell’anno 2007, per pagare l’affitto per l’abitazione principale, ad affermarlo è Guglielmo Loy Segretario
Confederale della UIL, il quale spiega che gli affitti mensili medi ammontano nelle grandi Città a 656 euro equivalenti a oltre 7870 euro annui.

Questi ed altri dati emergono dal Primo rapporto UIL «FAMIGLIE REDDITO ABITAZIONE» curato dal Servizio Politiche Territoriali della UIL.

Il rapporto, commenta Guglielmo Loy, ha utilizzato come campione di riferimento una famiglia, con abitazione in affitto in una delle Città Capoluogo di Regione, composta da due
lavoratori dipendenti, due figli a carico, ed un reddito lordo di 36.000 euro annui. Il costo degli affitti è stato calcolato sulla base della media tra il costo minimo e quello massimo
registrato di un appartamento di circa 70 mq. in stato conservativo normale e della sua ubicazione (centro, semi centro e periferia).

Ovviamente, spiega Guglielmo Loy, i costi variano sensibilmente tra città e città a seconda della loro dimensione e della zona geografica. Infatti, in un’ideale classifica al
primo posto troviamo Roma con una media di 1.385 euro mensili che incidono sul reddito della famiglia presa a campione per il 53,5% del reddito netto; segue Firenze dove un affitto medio costa
1.162 euro mensili e l’incidenza sul reddito è del 44,9%; Venezia con 1.155 euro mensili ed un’incidenza sul reddito del 44,6%; Milano con 1.132 euro mensili ed un’incidenza sul reddito
del 43,7%; Bologna con 852 euro mensili ed un’incidenza sul reddito del 32,9%; Genova con 785 euro ed un’incidenza sul reddito del 30,3%; Bolzano con 752 euro mensili ed un incidenza sul
reddito del 29%; Napoli con 738 euro mensili ed un’incidenza sul reddito del 28,5%; Campobasso con 730 euro mensili ed un’incidenza sul reddito del 28,2%; Torino con 711 euro mensili ed
un’incidenza sul reddito del 27,5% ; Potenza con 594 euro mensili ed un incidenza sul reddito del 26,2%.

Più fortunati, si fa per dire, a Catanzaro dove un affitto costa mediamente 271 euro mensili con un incidenza sul reddito del 10,5%; preceduta da L’Aquila dove un affitto medio costa 295
euro mensili ed un’incidenza sul reddito dell’11,4%; Aosta con 301 euro mensili ed un’incidenza sul reddito del 11,6%; Palermo con 386 euro mensili ed un’incidenza sul reddito del 14,9%; Bari
con 395 euro mensili ed un’incidenza sul reddito del 15,3%; Perugia con 404 euro mensili, ed un’incidenza sul reddito del 15,6%; Trieste con 426 euro ed un’incidenza sul reddito del 16,4%;
Cagliari con 455 euro mensili ed un incidenza sul reddito del 17,6%; Trento con 526 euro mensili ed un incidenza sul reddito del 20,3%; Ancona con 565 euro mensili ed un’incidenza sul reddito
del 21,8%. Il problema del «caro affitto» si può evidenziare anche dal numero degli sfratti. Nel 2006, ultimi dati disponibili, si sono registrati 44.898 sfratti, non per
esigenze dei proprietari o per fine locazione ma, principalmente per morosità. Infatti gli sfratti per morosità sono stati 33.893 che rappresentano 75,5% del totale dei
provvedimenti emessi. Le cose non vanno meglio per coloro che vorrebbero acquistare una casa. Infatti secondo le ultime stime il costo medio per l’acquisto di un appartamento in zona semi
centrale è di 2.230 euro al mq., anche qui con differenze da Città a Città. Infatti, continua Loy, si va dai 5.150 euro al mq. di Roma; 4.850 euro di Milano; 4.600 euro di
Venezia; 4,350 euro di Firenze; 3.950 euro di Bologna;ai 1.450 euro di Catanzaro; 1.850 euro di Campobasso, 1950 euro di Potenza; 2.100 euro di Cagliari; 2.150 euro de L’Aquila.

Ma oltre al caro prezzi «metri quadri» esiste anche il problema del caro mutui. Anche qui le ultime stime relative ai tassi di interesse non lasciano molti dubbi circa le
difficoltà delle famiglie italiane alle prese con la casa. Secondo gli ultimi dati di questi giorni il tasso Euribor è salito ancora attestandosi al 4,73%, con una rata mensile
per l’accensione un mutuo di 100.000 euro a 15 anni di circa 755 euro mensili. Le difficoltà delle famiglie alla presa con il caro mutuo si evince anche dall’allungamento del periodo di
ammortamento che è passato mediamente a 22 anni contro i 19 anni del 2004. Inoltre tra i costi per la «gestione» della casa, occorre aggiungere l’ICI. Questa imposta seppur
alleggerita con l’ultima finanziaria pesa sul budget familiare. Nel 2007 per una casa di circa 80 mq. in zona semiperiferica, adibita ad abitazione principale si è pagata un’ICI media di
136 euro, con punte di 468,50 euro a Bologna; 407,95 euro a Roma; 395 euro a Milano; 393 euro a Firenze.

I dati sopraesposti, conclude Loy, dimostrano come la politica tutta deve rimettere al centro della sua azione la casa, anche agendo sulla leva fiscale che pesa su questo bene, per
salvaguardare, soprattutto, il potere di acquisto dei salari e delle pensioni. Per la UIL occorre una nuova politica sulla casa a livello nazionale che dovrà prendere in esame le nuove
forme della cooperazione tra lo Stato, le Regioni e gli Enti locali, per far decollare quei programmi di riqualificazione urbana, per combattere l’esclusione sociale con azioni innovative a
sostegno del «welfare». Riconsiderare l’intero settore con misure strutturali che riguardino il turn-over del patrimonio immobiliare pubblico e degli assegnatari, il rinnovo e la
rivisitazione delle forme istituzionali di gestione del patrimonio e del servizio sociale con una seria riforma degli Enti gestori.

Leggi Anche
Scrivi un commento