Eluana: Napolitano non firma il decreto ma il governo lo sfida e lo vara lo stesso Si apre un grave conflitto ai vertici dello Stato

By Redazione

 

Il Consiglio dei ministri ha deciso di sfidare il presidente della Repubblica e ha approvato il decreto legge che Napolitano ha già deciso di non firmare. È un conflitto mai
visto prima ai vertiti dello Stato. Napolitano in mattinata aveva scritto al governo, spiegando perché non intendeva firmare il decreto su Eluana.

La notizia è stata lanciata per prima dall’Agenzia Agi, che già ieri era parsa particolarmente informata sulle mosse del presidente della Repubblica. Secondo quanto riferisce
l’Agi, il presidente della Repubblica avrebbe bocciato anche una seconda bozza presentata dal governo. Napolitano ha poi inviato una lettera al governo, spiegando le motivazioni per cui
ritiene ancora non attuabile la strada del decreto legge sulla vicenda di Eluana Englaro. Sempre secondo quanto riferisce l’Agenzia, Berlusconi ancora questa mattina avrebbe manifestato
l’intenzione di intervenire con un decreto. La nuova bozza – riformulata dal ministero del Welfare e contenente i rilievi del costituzionalista Onida – sarebbe stata sottoposta al
vaglio del Colle.

La Presidenza della Repubblica avrebbe chiesto tempo per verificare il contenuto del decreto invitando l’esecutivo a discutere della vicenda soltanto nella parte finale del Consiglio
dei Ministri. Poi la missiva e quindi il parere negativo.

La lettera di Napolitano – a quanto riporta l’Agenzia Ansa – sarebbe stata letta nel corso del Consiglio dei ministri. Nel testo il presidente sollecita il varo di una legge organica
sul testamento biologico.

L’articolo 87 della Costituzione

E a questo puntop diventerà popolare l’articolo 87 della Costituzione. Ai sensi di quanto prevede, infatti, spetta al Presidente della Repubblica emanare i decreti aventi valore
di legge.

Il decreto legge, approvato oggi in Cdm, deve, per entrare in vigore, essere controfirmato dal Capo dello Stato e pubblicato sulla gazzetta Ufficiale. Il Parlamento dovrà poi
convertirlo entro 60 giorni.  

Il ruolo spropositato del Procuratore di Udine

Intanto la Procura di Udine continua a giocare un ruolo spropositato nella vicenda, fingendo di esservi costretta dalla situazione. In realtà si critica tanto (spesso a sproposito)
il protagonismo dei giudici, ma qui siamo davvero davanti a un’invasione di campo. L’ultima iniziativa della Procura è stata quella di inviare i carabinieri del Reparto Operativo
del Comando provinciale di Udine, su delega del Procuratore Antonio Biancardi, a sequestrare la documentazione sanitaria di Eluana nella casa di riposo La Quiete, assieme ad altri
docuimenti che il pm Biancardi, titolare dell’inchiesta, ha indicato agli ufficiali di Polizia giudiziaria.

“Non indaghiamo sulla Cassazione”

L’iniziativa del procuratore Antonio Biancardi è talmente inusuale e grave che è stato costretto a intervenire il Procuratore generale di Trieste, competenteper territorio,
per assicurare che “la Procura di Udine non sta svolgendo alcuna indagine o accertamento di qualunque natura sui contenuti della sentenza della Cassazione sulla vicenda di Eluana
Englaro, che è passata in giudicato”. Il Procuratore generale dovrebbe, però, spiegare a quale titolo sono stati mandati i carabinieri dei Ros a sequestrare stamattina la
cartella di Eluana e altri documenti presso La Quiete.

La curatrice di Eluana: inizia lo stop all’alimentazione
In mattinata è intervenuta anche l’avvocato Franca Alessio, curatrice di Eluana Englaro. ”Penso che tutto si stia svolgendo come previsto: da stamattina, infatti, si era
stabilito di procedere alla riduzione dell’alimentazione. Il protocollo prevede che dopo tre giorni cominci lo stop all’alimentazione – ha aggiunto il legale – i tre giorni sono
passati e non intervenendo fatti nuovi si procede come previsto”.

Ieri è fallito l’agguato del governo

L’iniziativa della Procura è tanto più inusuale, in quanto può essere collegata al fallimento dell’agguato del “decreto urgente”, fatto apposta per Eluana,
fallito ieri perché bloccato dal no del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Il presidente della Repubblica, ha fatto sapere, infatti, di non avere intenzione di firmare il decreto “ad hoc” per Eluana che il governo ha scritto in tutta frettam, senza tenere in
alcun conto le sollecitazioni del presidente della Repubblica a varare una legge organica sul testamento biologico, anziché procedere “a strappi” e secondo il caso per caso,
sollecitato dalle autorità del Vaticano. 

Il provvedimento, dopo il sì di Berlusconi, a sua volta titubante a intraprendere questa strada, per ora è “congelato”, ma resta nel governo (e in particolare nel ministro
ultrà Sacconi e nei suoi sottosegretari come Eugenia Roccella)la volgia di “menare le mani”, cioè di bloccare la volontà della famiglia Englaro con qualsiasi mezzo.

A questo punto è una corsa contro il tempo: la sospensione progressiva dell’alimentazione di Eluana potrebbe partire già domani, e da ambienti della maggioranza si fa notare
che al massimo entro 48 ore dal distacco del sondino il decreto dovrà essere esecutivo.

La famiglia Englaro sottolinea che il ricorso a un decreto sarebbe “costituzionalmente aberrante” e Beppino Englaro spiega che “sua figlia è stata violentata”.

Veltroni: intervento inaccettabile

“Penso che la politica si sta infilando troppo in questa vicenda che non puo’ che essere affidata alla responsabilita’ e all’amore dei genitori di Eluana e alle sentenze che sono state
emanate dai diversi gradi di giudizio”: lo ha detto il segretario del Pd Walter Veltroni a margine della sua visita senese all’azienda di Vaccini Novartis. “Un intervento della politica
così pesante – ha detto il segretario del Pd commentando l’intenzione del governo di varare un decreto legge ad hoc – sarebbe per me inaccettabile.

Penso che il parlamento dovrà fare una legge sul testamento biologico e che ci siano le condizioni per una legge umana e giusta; ma non è materia nella quale poter fare colpi
di scena propagandistici. Questa è materia molto delicata nella quale la politica debba fare un passo indietro e lasciare che le cose siano delineate da fatti oggettivi come
l’amore dei genitori per Eluana e le tante sentenze diverse”.

Anche il senatore del Pdl, Della Vedova (di estrazione radicale) propone una veglia sotto Palazzo Chigi, fino al Consiglio dei ministri di oggi, per impedire il varo del decreto.

Fini non è d’accordo col governo: sarebbe un grave errore

Non c’è solo il disaccordo di Napolitano e quello del leader dell’opposizione Walter Veltroni ma. ad esprimere dubbi sulla necessità di intervenire con un decreto sulla
vicenda di Eluana Englaro, sarebbe stato anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

La terza carica dello Stato ha invitato, riferiscono fonti parlamentari della maggioranza, l’esecutivo “a riflettere” sull’utilizzo di un tale strumento. Fini senza mezzi termini,
spiegano le stesse fonti, avrebbe parlato di “grave errore” per le ragioni espresse nei giorni scorsi. Alcuni giorni fa il presidente della Camera aveva invitato a non intervenire e a
rispettare la decisione dei genitori. 

E la Procura di Udine apre un’inchiesta sui familiari di Eluana

Non ci sono limiti alle pressioni su Beppino Englaro e gli altri familiari di Eluana. La Procura della Repubblica di Udine ha deciso, ora,  di verificare le testimonianze di amici
e parenti sulla volontà espressa da Eluana Englaro.

Lo si è appreso in ambienti giudiziari friulani secondo i quali la decisione di verificare le testimonianze di amici e parenti è stata presa dalla Procura sulla base dei
contenuti di alcuni esposti inviati in questi giorni a Polizia, Carabinieri e alla Procura stessa.

E l’escalation continua, in quanto ci sono già state numerose sentenze in proposito e non si capisce ora cosa possa aggiungere l’iniziative della Procura di Udine, appositamente
“allertata2 dalla campagna in corso.

Dubbi sul decreto legge di Berlusconi

Un decreto legge può impedire l’esecuzione di una sentenza già passata in giudicato? I giuristi sono concordi nel dire che è impossibile, altrimenti avremmo una
legislazione retroattiva, una vera e propria aberrazione. Ma Berlusconi, premuto dall’ala più oltranzista del governo, dopo aver mantenuto il “low profile” per settimane, si
sarebbe convinto a scendere in campo personalmente, proponendo – appunto – un decreto legge “ad hoc”.

Una manovra a tenaglia

Del resto è in atto un’ingiusta manovra a tenaglia. Il ministro Sacconi impedisce alle strutture convenzionate col servizio pubblico di attuare la sentenza per Eluana, col ricatto
economico. E il suo sottosegretario Eugenia Roccella mette nel mirino La Quiete di Udine, perché la struttura “Non è adatta a eseguire la sentenza della Corte di Milano”.

Secondo il sottosegretario di Sacconi “l’assessore alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Wladimir Kosic, ritiene che la Clinica La Quiete non possiede le condizioni per attuare il
decreto della Corte di appello di Milano ai fini della sospensione della nutrizione e idratazione artificiale ad Eluana Englaro”. 

Da segnalare che l’intervento della Roccella era stato anticipato nei giorni scorsi dalle parole del ministro Sacconi, che aveva usato un tono altrettanto intimidatorio:
“Verificheremo l’idoneità della clinica”. Detto, fatto.

Domani mattina potrebbero, invece, già iniziare la sospensione dell’idratazione in quella che è diventata una battaglia che lascia sgomenti.

Le campane a morto di un Vescovo

E che non risparmia i suoi colpi, come quello del vescovo che “Di fronte a questa vicenda così terribile e così sostanzialmente diabolica a partire da oggi e per i prossimi
tre giorni, le Chiese della Diocesi, al calare del Vespero, suonino a morto per un congruo periodo di tempo”. Monsignor Negri nel suo messaggio “chiede altresì a tutte le
comunità religiose e a tutte le famiglie di recitare una corona del rosario come richiesta umile alla Madonna che, colei la cui vita è stata rifiutata sulla terra, venga
accolta e custodita per sempre dalla materna misericordia di Maria”.

Da segnalare anche una nuova uscita del ministro Sacconi, dallo stesso tono intimidatorio già usato in precdenza: “Verificheremo l’idoneità della clinica”

Le parole meditate di Fini e Napolitano

Ben diverso il linguaggio usato dal presidente della Camera, Gianfranco Fin.: “Invidio chi ha certezze sul caso Englaro. Personalmente non ne ho, nè religiose nè scientifiche.
Ho solo dubbi, uno su tutti: qual è e dov’è il confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di fornire una risposta. E
avverto il dovere di rispettarla”: è quanto si legge in una nota molto coraggiosa, visti gli anatemi che circolano, dal Presidente della Camera dei deputati.

I vescovi italiani parlano di eutanasia e hanno insistito per tutta la giornata, assieme alle componenti più estremiste del movimento cattolico, su una campagna martellante contro
il padre e i familiari della ragazza. A loro è sembrato rispondere, indirettamente, il presidente della Repubblica. In Italia nessuno parla di introdurre l’eutanasia, ma il caso di
Eluana Englaro impone una pronta approvazione della legge sul testamento biologico che regoli i momenti finali della vita. Giorgio Napolitano, in visita di stato nel Granducato del
Lussemburgo, sottolinea che si tratta di “questioni delicate” che necessitano di una “discussione pacata”. Tutto questo “nulla ha a che vedere con l’eutanasia”. Il caso Englaro nasce
attorno al fatto che “la Cassazione ha colmato un vuoto legislativo, il quale deve essere colmato in modo definitivo dal Parlamento”.

Eluana è ricoverata a Udine

A Udine ci è arrivata, Eluana Englaro. Da stamattina all’alba è alla villa La Quiete, dove – dopo 17 anni di coma – la sua tragica vicenda dovrebbe concludersi. L’ambulanza
che trasportava la ragazza, partita da Lecco stanotte all’1,30, è arrivata alla casa di cura di Udine alle 5,54 di questa mattina.

Ad accoglierla lo staff medico che dovrà attuare il protocollo del distacco dell’alimentazione forzata, che tiene in vita Eluana in coma vegetativo da 17 anni.

Un trasferimento che si è cercato di trasformare in un indecoroso “spettacolo”, al punto che, per evitare l’assalto delle decine di teleoperatori e reporter che da alcune ore
sostavano davanti all’ingresso principale della struttura sanitaria, polizia e carabinieri hanno fatto entrare l’ambulanza da un altro accesso.

Il padre, Beppino Englaro, non ha seguito sua figlia ad Udine., ma ieri sera era a Lecco ieri sera ed ha assistito alla partenza della figlia, anch’essa trasformatasi in una sorta di
“gogna” nei confronti di di un padre che ha dimostrato grandissima dignità e senso civico e ha sofferto in silenzio per ben 17 anni.

Vergognose contestazioni

Sia a Lecco che a Udine c’è chi ha pensato bene di trasformare un evento privato e doloroso in una battaglia politica e religiosa. Dopo 6.227 giorni di coma c’è chi, come il
presidente del Centro Aiuto alla Vita di Lecco ha osato dire che la partenza di Eluano per Udine dava avvio a ”una fase terribile di una vicenda surreale”. Purtroppo è in questo
scenario che è avvenuto l’addio di Eluana alla sua città, quella in cui è cresciuta, in cui ha vissuto fino a quel 18 gennaio 1992 quando rimase coinvolta in un incidente
stradale, dalle cui conseguenze non si è più ripresa.

Proteste e spot fuori dalla clinica

Fuori dalla clinica Beato Talamoni, il solito via vai dei pazienti ha lasciato spazio all’attesa di un gruppetto di giornalisti, che avevano avuto il sentore che poteva essere ‘la sera’
decisiva. E, a loro, non appena la notizia si è sparsa, si sono aggiunti alcuni che contestano la soluzione che si va profilando, che manifestano per il ‘diritto alla vita’ di
Eluana: la presidente nazionale dei genitori scuole cattoliche, Maria Grazia Colombo, l’esponente del Movimento per la Vita, Antonella Vian, armata perfino di pane e acqua ”tutto
quello di cui Eluana ha bisogno per vivere”.

Non ha fatto mancare la sua presenza (che, chissà, può sempre fruttare dei voti) l’assessore regionale Giulio Boscagli, che ha ribadito la tesi della Regione Lombardia:
”siamo in presenza di una sentenza assolutamente incomprensibile e di prese di posizione che rischiano di portare a morire una ragazza gravemente disabile ma in vita e lodevolmente
accudita”.

Fra un rosario e uno striscione

Il gruppo si è ingrossato, fra un rosario e uno striscione contro l’eutanasia. Da Udine un accorato ”appello alla coscienza di tutti” è stato rivolto pure dal vescovo
monsignor Pietro Brollo: ”In quest’ora, dopo sentenze e dibattiti – ha affermato – tormentati dalla percezione di essere di fronte a un grande dramma, ribadisco, a scanso di qualsiasi
confusione e malinteso senso di rispetto, che l’unico dovere che ha la società nei confronti di Eluana è quello di aiutarla a vivere”. Strana conccezione che ha delle leggi e
delle numerose sentenze italiane ed europee il vescovo di Udine!

“Riuscirò a fare quello che voleva Eluana”

Beppino Englaro, sotto la luce sgradita dei riflettori e delle polemiche, è riuscito, comunque a mettere in atto il suo proposito. Sabato scorso ha incassato il sì della
struttura residenziale ‘La Quiete’ di Udine, ieri sera ha comunicato alla clinica Beato Talamoni l’intenzione di procedere al trasferimento, chiedendo che Eluana fosse preparata per le
dimissioni. All’una è arrivata l’ambulanza della Croce Rossa di Udine e meno di mezz’ora dopo, fra le proteste di chi si era radunato davanti alla casa di cura e il dolore muto
delle suore misericordine, Eluana è stata portata via, seguita dall’auto con a bordo papà Beppino.

”Finalmente riuscirò a fare – ha detto, appena iniziato il viaggio – quello che Eluana voleva”.

Si rifà vivo anche il ministro Sacconi

Poteva mancare, in questa difficile situazione, la voce del ministro Sacconi, protagonista di una circolare che ha preteso di dettare le leggi al di là delle sentenze dei
tribunali? Certamente no. “Stiamo valutando la situazione anche da un punto di vista formale”: ha detto il ministro commentando la vicenda a “Panorama del giorno” su Canale 5.

Il ministro ha mantenuto il riserbo su eventuali nuovi provvedimenti, “alla luce delle situazioni di fatto e di diritto che verranno esaminate”. È evidente che sta meditando
qualche nuovo intervento. “‘Credo sia doveroso – ha concluso – avere comprensione verso il dramma della famiglia, ma è altrettanto doveroso porsi interrogativi circa le
caratteristiche di questa vicenda”.

I precedenti: il monito di Grechi all’apertura dell’anno giudiziario di Milano

“Né il potere legislativo né il potere esecutivo possono porre nel nulla le sentenze definitive”. Lo ha detto il presidente della Corte d’appello di Milano, Giuseppe Grechi,
riferendosi al caso di Eluana Englaro, citato nella sua relazione all’ inaugurazione dell’anno giudiziario. Grechi ha aggiunto il passaggio parlando a braccio, ma il testo è
comparso anche in una slide proiettata sui megaschemi dell’aula magna di palazzo di giustizia. La Corte d’appello civile che è stata chiamata a decidere “non ha invaso territori
altrui”.  “In uno Stato di diritto il giudice non può rifiutare una risposta per quanto nuova o difficile sia la domanda di giustizia che gli viene rivolta”. Grechi ha
affermato che la vicenda non può essere elusa e che nel corso del 2008, ha ricordato, la Corte d’appello è stata nuovamente “chiamata a decidere sul drammatico caso” della
donna di Lecco in stato vegetativo permanente da ormai più di 17 anni. Il presidente della Corte d’appello, ritenendo che quella odierna non è la sede per entrare nel merito
di complesse questioni giuridiche, ha sottolineato che “la Corte costituzionale, la Corte di cassazione e la Corte europea dei diritti dell’uomo hanno già confermato la correttezza
dell’operato della Corte d’appello, che – all’ evidenza – non ha invaso territori altrui”.

 

“La Quiete”: parere favorevole a Udine
 

C’è un parere favorevole alla domanda presentata dalla famiglia Englaro per il ricovero di Eluana in una delle strutture di sua competenza. Lo ha riferito il vicedirettore generale
della casa di riposo udinese “La Quiete”, Luciano Cattivello, spiegando che il parere, anticipato stamani dal Messaggero Veneto, “non significa che la Quiete abbia già dato il
proprio via libera all’accoglienza di Eluana per l’attuazione della sentenza di sospensione del trattamento di alimentazione-idratazione artificiale”.

Eluana, in stato vegetativo da 17 anni – ha aggiunto Cattivello – si trova ora in lista di attesa al Distretto sanitario, dove un’unità di valutazione ha espresso parere positivo
alla domanda di ingresso in una delle diverse strutture che fanno capo allo stesso distretto, tra le quali c’é anche “La Quiete”.
“Presentata e ammessa la domanda – ha detto Cattivello – si tratta ora di verificare se chi si offre, cioé la nostra azienda di servizi alla persona, è in grado di
soddisfarla. Stiamo ancora verificando se possiamo eseguire la sentenza – ha aggiunto – nel rispetto della legittimità e della legalità”.

Cattivello ha riferito, poi, che il percorso di verifica “é alle battute finali”.

A suo parere, “la Quiete dovrebbe esprimersi per il sì o per il no all’accoglienza di Eluana per il fine settimana”.

Qualora la casa dovesse dare parere favorevole, “ci vorrebbe poi una serie di giorni prima dell’arrivo di Eluana – ha concluso Cattivello – perché si devono preparare i locali e
organizzare l’equipe medica”.

 

Anche l’ultima sentenza dà ragione agli Englaro 

Un’altra vittoria legale per i familiari di Eluana Englaro, in questa che è una vera e propria odissea del dolore. Il Tar ha accolto, infatti, il ricorso di Beppino Englaro e ha
annullato il provvedimento con il quale la Regione Lombardia aveva negato la possibilità a tutto il personale sanitario di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiali
a Eluana, autorizzazione concessa, invece, il 9 luglio dai giudici della Corte d’Appello di Milano.

“Non posso che essere soddisfatto”, ha detto Beppino Englaro, il padre di Eluana, c aveva impugnato il provvedimento dello scorso settembre della Regione Lombardia con riserva di
chiedere la sospensiva. Sospensiva chiesta infatti lo scorso 31 dicembre. Giovedì scorso, davanti alla terza sezione del Tar, si è tenuta l’udienza camerale che inizialmente
doveva appunto riguardare le richiesta di sospensiva.

Ma su richiesta del professor Vittorio Angiolini, legale di Englaro, e dell’avvocato Franca Alessio, curatrice speciale di Eluana, i giudici hanno deciso di entrare nel merito della
vicenda e, con giudizio breve, emettere una sentenza, relativa alla richiesta di annullamento dell’atto amministrativo della direzione generale dell’assessorato alla Sanità. Viene
da chiedersi, a questo punto, quante altre sentenze a favore devono ottenre i familiari di Eluana per vedere la fine della loro odissea.

 

La reazione del cardinale Bagnasco

Immediata la reazione del cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, uno degli ispiratori della insensata campagna in corso. “Si vuol far passare il
diritto a uccidere”: è il commento del prelato che susciterà nuove polemiche.

L’appello “Eluana è anche nostra figlia”

“Eluana è anche nostra figlia”: questo lo slogan scelto da l’Unità, lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci, per portare avanti le ragioni di Eluana Englaro e della
sua famiglia. Da oggi, infatti, sul sito internet del giornale campeggia in apertura un’appello ad aderire alla petizione “pro Eluana”, la cui prima firmataria è l’attrice Franca
Rame, e la seconda il direttore de l’Unità Concita De Gregorio.

La petizione, poi, sarà inviata alle massime istituzioni della Repubblica affinché, com’è scritto nell’appello, “ciascuna per la sua parte si impegni a far rispettare una
sentenza definitiva ed esecutiva”.

Chiunque voglia aderire alla petizione, “perché in Italia il diritto abbia la meglio sui ricatti, le intimidazioni, l’oscurantismo di chi non tiene conto della tragedia di una
famiglia, simbolo di altre migliaia di persone che si trovano nella medesima situazione”, puoi inviare una mail a petizione@unita.it specificando semplicemente nome, cognome e
città, o collegarsi direttamente all’indirizzo http://www.unita.it.

 

Una clinica di Udine disponibile

Una clinica di Udine, non la Città di Udine che aveva negato il ricovero di Eluana Englaro, come era già disposta a fare prima della circolare punitiva del ministro Sacconi,
ma la clinica Quiete è disposta ad accogliere la ragazza. Lo ha dichiarato Ines Domenicali, il presidente della clinica. ”Il sindaco di Udine è stato contattato nei giorni
scorsi dalla famiglia Englaro – ha detto Domenicali – che a sua volta ci ha interpellato per conoscere la nostra disponibilità al ricovero. Al momento – ha aggiunto – stiamo
verificando questa ipotesi”.  

 

Il sindaco di Udine conferma: ci siamo mossi

“Ritengo opportuno che Udine possa dare una risposta giusta e civile a questa vicenda umana”: ha detto il sindaco di Udine, Furio Honsell, che è al governo della
città con una giunta di centro-sinistra, interpellato dall’Agenzia Ansa. “Confermo di aver chiesto alla clinica Quiete di verificare l’ipotesi di accogliere Eluana Englaro
– ha aggiunto Honsell – perchè ritengo opportuno che la città possa dare una risposta giusta e civile a questa vicenda. Non ritengo giusto aggiungere altro – ha concluso
Honsell – se non il mio sostegno nei confronti di chi deve ancora assumere decisioni importanti”.  La clinica Quiete, che sta valutando l’ipotesi di accogliere Eluana
Englaro, è una struttura pubblica che attualmente ospita 450 lungodegenti. Il presidente del Consiglio di amministrazione, Ines Domenicali, è di nomina comunale. Già
Istituto geriatrico di assistenza (Iga), la struttura è stata rinnovata negli anni scorsi. Ha sede in centro città.

Ma la Regione Friuli si oppone

Alla casa di cura La Quiete di Udine un intervento sanitario nei confronti Eluana Englaro è praticamente impossibile. Lo fa sapere, in via informale, la Regione Friuli Venezia
Giulia (amministrata dal centro-destra).

“Quello la che la sentenza indica di fare per Eluana Englaro è un trattamento di tipo sanitario e questi si fanno esclusivamente nelle struttura prescritte.

La Quiete di Udine – per la Regione è una casa di riposo e non una struttura sanitaria, tanto che non e’ convenzionata con il sistema sanitario nazionale. Eluana quindi
può essere solamente ospitata là, ma non per sospendere l’alimentazione e l’idratazione”.

Nel sito della casa di cura si legge, però, che la struttura gestisce nella propria sede istituzionale una residenza protetta (così individuata ai sensi del dpgr 14.2.1990
n. 83 e successive modificazioni ed integrazioni), rivolta all’ospitalità di circa 385 anziani per la quasi totalità non autosufficienti, fornendo prestazioni di carattere
sanitario e riabilitativo oltre a quelle di tipo alberghiero e di socializzazione e animazione”.  

La Quiete? Non dipende dalla Regione 

La clinica La Quiete di Udine deciderà entro la prossima settimana se accogliere Eluana Englaro. Lo conferma la Direzione generale della struttura, che è un’Azienda di
servizi alla persona giuridicamente autonoma e non ha rapporti con l’Azienda sanitaria territoriale. Sarà il Consiglio di amministrazione ad esprimere una posizione ufficiale
al termine del percorso di verifica. La Direzione conferma, inoltre, di aver risposto alla richiesta del sindaco Honsell.

Contatti, ma nulla di più
“Ci sono stati contatti, ma per ora non è arrivata alcuna risposta concreta”: lo ha detto l’avvocatessa Franca Alessio, curatrice speciale di Eluana, a proposito
della disponibilità data dalla Clinica Quiete di Udine ad accogliere la ragazza in stato vegetativo permanente da 17 anni, per la sospensione dell’idratazione e della
alimentazione artificiali come prevede il decreto della corte d’appello di Milano.
L’avvocatessa Alessio ha inoltre aggiunto: “Stiamo cercando di portare avanti la nostra richiesta, anche con altre strutture, ma in modo assolutamente riservato come è
doveroso che sia”.
La curatrice speciale di Eluana chiede riservatezza anche per “evitare prese di posizione contrarie che aumentano la polemica e che è l’ultima cosa che
vogliamo”.  

La Bresso risponde al cardinale Poletto

La presidente del Piemonte, Mercedes Bresso, ieri si era detta disposta ad accogliere Eluana Englaro in una struttura pubblica della sua regione e stamattina ha replicato alle obiezioni
del cardinale Poletto, spiegando – con energia a Radio24 – che “l’Italia non è il paese degli ayatollah”.

“Non entro in merito alle dichiarazioni del cardinal Poletto che invita i medici cattolici all’obiezione di coscienza – ha aggiunto la Bresso – perché sono valutazioni religiose.
Ma dico che l’obiezione di coscienza, che nel nostro Paese è consentita solo per l’interruzione di gravidanza, evidentemente sarebbe rispettata anche in un caso del genere. Nessuno
può essere obbligato a fare qualcosa se ritiene di non poterlo fare”.

”Se fossi un medico e mi fosse chiesto di applicare il decreto – ha detto la Bresso – lo farei, ma con la morte nel cuore. Ma penso che sia altrettanto disumano pretendere che per un
tempo infinito una persona che non è più in stato di vita debba essere tenuta artificialmente in vita con lo strazio della famiglia. La morale propria comunque non deve essere
mai applicata agli altri”.

Alla domanda se ci fossero stati contatti con la famiglia Englaro la Bresso ha risposto: ”C’erano stati in passato. Non posso giurare che non ci siano stati contatti ora. Ma se mai ci
fossero non lo dichiareremmo”.

“‘A noi non è stato chiesto niente – aveva detto ieri la presidente della Regione Piemonte, innescando la successiva polemica col cardinale – e non ci offriamo, però se ci
viene richiesto per noi non ci sono problemi”. “Se ci viene richiesto – aveva aggiunto – noi siamo disposti. Ovviamente in strutture pubbliche, perché quelle private sono sotto
scacco del ministro”.

Si ricorderà che la struttura Città di Udine la settimana scorsa aveva detto no alla Englara proprio perché intimidita dall’iniziativa del ministro Sacconi.

Indagato Sacconi a Roma

Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, è stato indagato dalla Procura di Roma con l’accusa di violenza privata, in merito al caso di Eluana Englaro. Gli atti, predisposti in
seguito ad una denuncia dei radicali, sono stati inviati per competenza al Tribunale dei Ministri che dovrà valutare la fondatezza delle accuse. Secondo quanto si sottolinea a
piazzale Clodio l’avvio dell’inchiesta è “un atto dovuto”, in seguito alla querela presentata nei confronti di Sacconi. Nella denuncia presentata dai radicali e depositata alcune
settimane fa dall’avvocato Giuseppe Rossodivita, si ipotizzava il reato di violenza privata aggravata nei confronti dei sanitari della casa di cura Città di Udine e chiedeva di
verificare in che termini le affermazioni di Sacconi avessero impedito di dar corso al decreto della corte d’appello di Milano.  “A nostro parere, dopo le verifiche del tribunale
dei ministri, gli atti dovranno essere mandati alla giunta delle autorizzazioni a procedere – ha detto l’avvocato Rossodivita – pensiamo che sarebbe giusto che Sacconi non si
trincerasse dietro i benefici delle attribuzioni del parlamentare e del ministro e si lasciasse, nel caso, processare”.

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