Economia: dal Fisco all’Immigrazione, la terapia d’urto della Cgil contro la crisi

 

Roma – “Un vero e proprio manifesto-piattaforma contro la crisi”. Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha presentato oggi
all’Assemblea nazionale dei quadri e dei delegati, il pacchetto di proposte messe in campo dalla confederazione di Corso d’Italia per arginare la crisi economica in atto.
Una terapia d’urto che va da interventi di carattere economico e fiscale, fino a una revisione delle politiche del welfare e dell’immigrazione, per contrastare la crisi che
attanaglia l’economia reale e per rilanciare i consumi depressi e la tutela del potere d’acquisto.

“Si profilano mesi difficili per tutti i settori – scrive oggi Epifani su Rassegna Sindacale -: circa duecentomila sono i lavoratori precari dei settori pubblici che perderanno il
lavoro, altri duecentomila sono calcolabili nel settore privato, tutti senza alcuna tutela, mentre dilaga la richiesta di cassa integrazione straordinaria e ordinaria per le aziende di
tutti i settori produttivi, con il rischio molto concreto che presto si esauriscano le risorse necessarie a finanziarla”.

Di fronte a questo scenario così difficile, “che comporta ricadute pesanti sul sistema economico e produttivo del paese e sulla tenuta del reddito di lavoratori e
pensionati”, la Cgil non si tira indietro “ma intende misurarsi con proposte concrete, concentrate su alcuni punti nevralgici”, scrive ancora il segretario generale.
La piattaforma di rivendicazione, sulla quale la Cgil chiamerà anche alla mobilitazione, si articola in sei punti di intervento con quattro azioni prioritarie: l’intervento sulle
tredicesime, difesa dei precari, sospensione della Bossi-Fini ma anche un’iniziativa sui mutui per i quali la Cgil chiede la ricontrattazione. Ed ecco le 6 proposte della Cgil:

1. Sostegno all’occupazione

La Cgil rivendica l’incremento della dotazione del Fondo per gli ammortizzatori sociali, la sua estensione a tutti i lavoratori che attualmente non ne hanno diritto, il sostegno
ai processi di formazione e riqualificazione deil lavoratori, oltre che al sostegno al reddito. Per i lavoratori che non hanno diritto, la proposta si riferisce ai lavoratori precari e
ai lavorotri di tutit i settori dove non sono previsti in via ordinaria.

Inoltre, si richiede la contemporanea previsione, per un periodo predeterminato, di un meccanismo certo per il reintegro del Fondo in caso di mancata copertura relativa
all’aumento degli stati di crisi. Perché, come scrive Epifani, già oggi sono a rischio 200mila posti di lavoro, e il numero continua a crescere, a cui bisogna
aggiungere gli altrettanti 200mila precari non stabilizzati della pubblica amministrazione, della scuola e della ricerca.

La previsione di un impegno contributivo anche simbolico per le imprese che ricorrono agli ammortizzatori in deroga; l’urgente convocazione del tavolo cone le parti scociali per
dare corso alla delega finalizzata alla generalizzazion degli ammortizzatori e al loro riordino prevista dalla legge 247/07, la previsione, già per il 2008, di un aumento
sostanziale delle risorse necessarie per cigs e mobilità per far fronte all’impatto della crisi. Il governo, infatti, ha già dovuto aumentare il Fondo per gli
ammortizzatori in deroga (oggi interamente a carico del bilancio pubblico), dopo le pressioni dei sindacati, ma ciò non basta. Ma, al cospetto di tale crisi, l’intervento
è insufficiente nelle risorse e inadeguato negli strumenti.

E ancora, in sostegno all’occupazione, si richiede la definizione di alcuni urgenti correttivi, per altro da tempo richiesti dalla Cgil, in merito a: Indennità di
disoccupazione con requisiti ridotti, Collaboratori coordinati e continuativi; periodi di cigs.

L’utilizzo delle risorse destinate alla detassazione degli straordinari e del lavoro supplementare. Ferme restando le risorse necessarie a coprire la detassazione dei premi
contratti al secondo livello, occorre utilizzare queste risorse (pari a circa 1 miliardo di euro) a sostegno dell’occupazione e per chi non ha gli ammortizzatori sociali, o non
più goderne.

La definizione di incentivi di natura fiscale. Si tratta di favorire un intervento di sostegno all’occupazione fondato su sgravi o credito di imposta ulteriori, rispetto a quanto
già previsto dalle leggi Finanziarie per il 2007 e per il 2008, per l’assunzione a tempo pieno e indeterminato, con maggiorazioni per favorire l’assunzione delle
donne e dei giovani, con particolare attenzione al Mezzogiorno.

Il sostegno dell’occupazione in difficoltà senza tutele. Utilizzare, in via eccezionale e per un periodo determinato, parti delle risorse del Fondo per la cassa
integrazione presso l’Inps (in attivo di circa 8 miliardi di euro).

Il rafforzamento dell’azione per la legalità. Va evitato che la crisi produca una riduzione delle tutele e della sicurezza sul lavoro. Contemporaneamente, bisogna
contrastare il lavoro irregolare anche per rilanciare l’emersione, la regolarizzazione e la tutela della salute e della sicurezza, superando anche l’offerta la massimo
ribasso nelle gare d’appalto.

2. Sostegno al reddito

Su questo aspetto la Cgil rivendica un intervento di riduzione del prelievo fiscale su salari e pensioni nel prossimo biennio. Occorre agire o con un intervento sulle detrazioni o con
la restituzione del fiscal drag, a partire da 500 euro nel 2008 (tredicesima mensilità), prevedendo per il 2009 un intervento in grado di contribuire a una manovra anticiclica.

La progressiva estensione della platea dei pensionati che ricevono una quattordicesima mensilità e la revisione del sistema di calcolo per la determinazione dell’aumento di
redditi da pensione. La previsione è già contenuta nel Protocollo welfare dello scorso anno per le pensioni più basse.

Agevolazioni nella ricontrattazione dei mutui. Una richiesta, da prevedere in via eccezionale per i prossimi due anni, che si può concretizzare ponendo parte degli oneri a carico
del Tesoro e sostituendo l’Euribor con il tasso applicato dalla Bce al rifinanziamento delle banche quale tasso di riferimento per il calcolo delle rate dei mutui a tasso
variabile.

Adozione della tariffa sociale nei servizi di carattere economico generale. Si può generalizzare questa scelta con il riconoscimento della condizione di disagio economico
attraverso l’Isee, ovvero l’Indicatore della situazione economica equivalente.

Contenere gli aumenti di tariffe, rette, contributi, tickets, per i servizi a domanda collettiva e individuale. Si possono prevedere riduzioni, sconti, gratuità secondo le
diverse condizioni di disagio economico.

Lotta all’evasione e all’elusione fiscale contributiva. Deve essere rilanciata con forza, dato che oggi il 90% delle entrate Irpef proviene dal lavoro dipendente, mentre
solo il 10% proviene da quello autonomo.

3. Sostegno agli investimenti e politica industriale

La Cgil richiede la garanzia del Tesoro agli affidamenti già concessi dalle banche fino al compimento degli investimenti previsti dalle stesse imprese.

Il pieno sostegno ai Progetti di innovazione industriale, strumenti di politica industriale secondo quanto definito Industria 2015, prevedendo maggiori risorse; un maggior numero di
progetti finanziati, l’allargamento ad altri settori strategici dell’accesso ai bandi.

La previsione di un fondo aggiuntivo, oltre il fondo istituito dalla Banca europea degli investimenti, per facilitare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese, a partire
dal Mezzogiorno.

Il sostegno dei settori e territori più esposti alla concorrenza internazionale. Qui ci si riferisce ai settori del Made in Italy, della bassa intensità tecnologica, della
bassa intensità di conoscenza utilizzata, e altro, che sono più a rischio di crisi aziendali. Per questi settori si può intervenire attraverso una garanzia pubblica
e sgravi fiscali per le imprese che realizzano piani di qualità con investimenti in innovazione, ricerca e formazione e che si impegnano a non ridurre l’occupazione per
tutto il 2009.

Il riconoscimento di una detrazione di imposta per l’innovazione. Questa può riferirsi alle ore impiegare, o all’occupazione utilizzate, per la realizzazione di
prototipi e, oppure, per apportare modifiche innovative rilavanti al prodotto. Tale misura dovrà essere riconosciuta anche in caso di assunzioni di ricercatori.

4. Investimenti pubblici

La Cgil rivendica investimenti infrastrutturali immediatamente cantierabili. In funzione anticiclica occorre dare l’avvio a un nuovo piano di investimenti, anche attraverso la
finanza di progetto, per colmare il deficit infrastrutturale del nostro paese. Su questo punto la Cgil ribadisce il giudizio negativo sul taglio agli investimenti in infrastrutture
passati dal 2,4% al 2,1% del Pil.

Il ripristino del Fas (Fondo aree sottoutilizzate). Con il decreto 112 le decisioni di spesa per il Fas sono state centralizzate a discapito delle Regioni e delle autonomie locali, alle
quali sono stati sottratti circa 13 miliardi di euro. Bisogna destinare l’85% delle risorse del Fas al Sud e utlizzare i fondi disponibili per la programmazione unificata delle
risorse europee e di quelle nazionali aggiuntive, prevista dal Quadro strategico nazionale e concordata con la Commissione europea per la ripresa degli investimenti nelle aree
meridionali.

Sostegno ai processi di risparmio ed efficienza energetica nella produzione, nei trasporti e nel civile.

Rafforzare gli investimenti nella bonifica delle aree industriali inquinate, in particolare nel Sud.

Più edilizia popolare e affitti più leggeri. Bisogna dare applicazione all’accordo del tavolo di concertazione sulle politiche abitative del 2007 e rilanciare un
piano per l’edilizia popolare e di interventi tesi a calmierare gli affitti.

5. Welfare e rafforzamento della coesione sociale

La Cgil rivendica un sostegno al reddito delle famiglie e dei giovani inoccupati. Questo dovrà avvenire nell’ambito di un programma straordinario di contrasto alla
povertà e alla crisi occupazionale prevedendo un investimento di circa 1 miliardo di euro.

Benefici per i lavoratori addetta a mansioni faticose e usuranti. Ciò significa applicare pienamente la legge 247/07 in materia pensionistica e riconoscere immediatamente i
benefici citati.

Il rafforzamento del sistema di welfare, un piano straordinario per ampliare i servizi per l’infanzia e per la non autosufficienza degli anziani. Ovvero mantenere per il sistema
di welfare un impianto universalistico (non negoziale e compassionevole come previsto dal Libro Verde), che affermi i diritti individuali e realizzi le condizioni per
l’occupabilità delle donne, esattamente nella direzione di una manovra anticiclica.

Misure per rafforzare il controllo circa l’effettiva volontarietà delle dimissioni. Occorre contrastare nettamente la pratica delle “dimissioni in bianco”.

Utilizzo delle caserme dismesse. Strutture da usare come residenze temporanee per lavoratori immigrati e “casa dello studente”.

6. Immigrazione

Come ultimo punto la Cgil rivendica un provvedimento di regolarizzazione degli immigrati. L’immigrazione è una risorsa per lo sviluppo e, quindi, a maggior ragione
sarà necessario affrontare la questione della regolarizzazione di tutti i lavoratori immigrati che sono irregolari e aumentano il lavoro nero e sommerso.

La riforma della cittadinanza. C’è la necessità di definire i percorsi di stabilizzazione e integrazione attraverso una vera e propria riforma della cittadinanza,
soprattutto per i bambini nati in Italia, per superare le discriminazioni, a partire dal diritto di voto.

La sospensione degli effetti della Bossi-Fini in caso di perdita di lavoro per crisi aziendali.

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