Dichiarazione nutrizionale ed etichette a semaforo, i problemi irrisolti

Dichiarazione nutrizionale ed etichette a semaforo, i problemi irrisolti

L’equivoco in cui molti sono caduti (si veda articolo su ‘health claims’ e profili nutrizionali) é stato quello di credere che l’eventuale abolizione dei profili nutrizionali rappresenti una vittoria nei confronti delle cosiddette ‘etichette a semaforo’ adottate in Inghilterra da parecchi anni ormai. Ma non è affatto così e anzi si direbbe l’esatto contrario, per le ragioni di seguito esposte.

Il Parlamento europeo, nella risoluzione sul c.d. REFIT adottata il 12 aprile, ha espresso una dura critica verso i profili nutrizionali il cui ambito di applicazione é confinato all’interno del regolamento (CE) n. 1924/06, che disciplina l’impiego delle indicazioni volontarie su nutrizione e salute relative ai prodotti alimentari.
E nell’esprimere tale posizione l’Assemblea ha consacrato le norme generali sull’informazione al consumatore, contenute nel regolamento (UE) 1169/11.

Nelle parti in cui viene prescritta – per la quasi totalità degli alimenti, a decorrere dal 13 dicembre 2016 – l’indicazione dei contenuti di grassi, zuccheri e sale.
A ben vedere tuttavia, é proprio il regolamento ‘Food Information to Consumer’ a legittimare l’adozione da parte degli Stati membri di schemi ulteriori d’informazione nutrizionale che possono risultare discriminatori, quali appunto i ‘traffic lights’ britannici, lo ‘healthy logo’ olandese, le serrature (‘keyhole’) in Danimarca, Svezia, Finlandia (e Norvegia): “Gli Stati membri possono raccomandare agli operatori del settore alimentare l’uso di una o più forme di espressione o presentazione supplementari della dichiarazione nutrizionale”.

Addirittura, è previsto che “entro il 13 dicembre 2017, alla luce dell’esperienza acquisita, la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’uso di forme di espressione e presentazione supplementari, sul loro effetto sul mercato interno e sull’opportunità di armonizzare ulteriormente tali forme di espressione e presentazione.”  (reg. UE 1169/2011, articolo 35).

Paradossalmente, per schiacciare un innocuo moscerino si é lasciato il campo libero a un calabrone. Trascurando di affrontare il problema più grave per gli operatori del settore alimentare, le PMI soprattutto, che é appunto la proliferazione incontrollata delle normative nazionali. Le quali, oltre a ostacolare la libera circolazione delle merci, di fatto costringono le imprese ad affrontare onerose consulenze per verificare la conformità delle loro etichette non solo rispetto al diritto comune ma anche con riguardo alle disposizioni locali.
In attesa di affrontare i grandi temi v’è infine una questione più urgente da chiarire, cioè quali imprese, piccole e/o artigiane, sono esentate dai nuovi obblighi di etichettatura nutrizionale dei loro prodotti.

 

Dario Dongo

Dario Dongo

Dario Dongo
www.greatitalianfoodtrade.com
www.foodagriculturerequirements.com
per Newsfood.com

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