Decreto anticrisi, Adusbef: sì al blocco tariffario e al calmiere per i mutui

Decreto anticrisi, Adusbef: sì al blocco tariffario e al calmiere per i mutui

 

Il piano del Governo per alleviare le gravissime difficoltà delle famiglie, studiato dal ministro dell’Economia Tremonti in merito al congelamento delle tariffe
autostradali e ferroviarie,allo sconto del 10 per cento per le tariffe di luce e gas per i redditi più bassi,al bonus fiscale per i redditi sotto i 20.000 euro, al calmiere sui
mutui prima casa, può andare nella giusta direzione.

Ma a patto che non sia l’ennesimo annuncio privo di effetti reali, l’ulteriore regalo mascherato a banche (come la convenzione con l’Abi sui mutui) ed imprese,
che ostacolano l’entrata in vigore della class action, per non mettere a rischio rendite da cartello e privilegi da monopolio.

Adusbef e Federconsumatori, riservandosi di valutare il piano che il governo approverà prossima settimana, tornano a chiedere misure tangibili su 3,2 milioni di mutuatari
indebitati a tasso variabile, che perderanno la casa in assenza di un calmiere sui tassi, la cui discesa delle rate, nonostante la BCE li abbia diminuiti, è rinviata come sempre
ai prossimi mesi per effetto di patti leonini sempre favorevoli alle banche, oltre ad una rottamazione da parte della cassa Depositi e Prestiti di migliaia di mutui in
sofferenza che le famiglie non riescono più a pagare da almeno 7 rate.

Adusbef e Federconsumatori,che da tempo chiedono misure concrete a favore delle famiglie, ritengono giusto un blocco delle tariffe ferroviarie ed autostradali, oltre ad un deciso
intervento sulle tariffe RC Auto obbligatorie che dovrebbero essere tagliate del 20%,a patto che dopo la moratoria sui prezzi, Trenitalia e concessionarie non richiedano,con
interessi da usura quei mancati rincari definiti dagli economisti “effetto fionda”, che hanno prodotto aumenti in alcuni casi del 60/70 %.

Infine poiché nel decretone,dovrebbe essere prevista anche la ricapitalizzare delle banche con la sottoscrizione da parte del Tesoro di obbligazioni convertibili per somme
importanti stimate in almeno 30 miliardi di euro, il Governo deve pretendere garanzie reali dagli istituti di credito, affinché la liquidità erogata non sia depositata
presso il conto BCE, o elargita con metodologie alla “Zaleski”, ma impiegata per finalità produttive, specie alle piccole e medie imprese.

 

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