David Geffen, il rabbino conobbe la formula della Coca-Cola

David Geffen, il rabbino conobbe la formula della Coca-Cola

By Redazione

La formula esatta della Coca Cola è uno degli argomenti più caldi del mondo alimentare. In base alle notizie, a metà tra storia e leggenda, l’elenco completo degli
ingredienti è presente solo in una camera blindata di Atlanta. Ammessi alla consultazione, solo i manager dell’azienda: due alla volta ciascuno può osservare solo il 50% della
preparazione.

Tuttavia, nonostante la segretezza e le misure di protezione, la formula era conosciuta interamente da un esterno all’azienda.

Questo era Tobias Geffen (1870-1970), emigrato giovanissimo dalla Lituania per fare il rabbino ad Atlanta, città natale della bibita colle bollicine. Così, un giorno, uno dei
frequentatori della sinagoga si rivolse al rabbino Geffen, chiedendo se la Cola fosse kosher o se al contrario violasse le regole alimentari dell’ebraismo.

Privo di risposta, Geffen andò ad informarsi dall’azienda: incredibilmente, il religioso riuscì ad ottenere la formula completa, sotto formale promessa di segretezza. Il rabbino
affermò come la Coca-Cola rispettasse i dettami religiosi e tenne fede alla sua parola.

Ora, la storia del rabbino e della Cola diventa materia di libro, curato dallo storico Tom Segev e basato sulla biografia di Ruth Adler, lontana pronipote dell’uomo.

Leggendo, emerge così una figura tormentata, stretta tra il desiderio di segretezza e la volontà di rispettare le norme religiose. Come nel 1935: la figlia Helen, studentessa di
chimica, scopre che nella Coca Cola è contenuta glicerina animale, vietata delle norme del Cashrut, le regole alimentari fissate dalla Parola.

Geffen iniziò il suo cammino: tramite l’ebreo Harold Hirsch, capo dell’ufficio legale della Coca-Cola, conosce il proprietario Asa Candler. Il rabbino convince Candler, disturbato dal
fatto che “C’è gente che non è sicura di poter bere la Coca? Io voglio che tutti possano berla! Fate qualcosa!…”. Geffen ebbe accesso alla formula, presente nei suoi diari,
anche se codificata: 7X, gli ingredienti segreti, vengono spiegati con la lettera M (muris, condimento usato dai Romani) ed A (Anigron, cibo kosher).

Il rabbino, valutò e studiò, poi emise un verdetto: il prodotto non kosher era presente, seppur in quantità minima. I vertici di Atlanta si adeguarono e la sostanza
incriminata fu sostituita da glicerina vegetale e con derivati della canna da zucchero.

Problemi religiosi a parte, il rabbino Geffen non rivelo a nessuno della formula, ne mostrò ad alcuno i diari. La famiglia, divorata dalla curiosità, rispettò il suo voto
di silenzio, mentre gli estranei non ebbero tali scrupoli. Gli inviati di società rivali della Coca-Cola lo tentarono più volte, ma inutilmente. Cercarono di violare il segreto
usando come grimaldello la presunta islamofobia della bevanda, ma senza risultato.

Nel 2010, in occasione dei 40 anni dalla morte, Gerusalemme tenne una cerimonia religiosa in suo onore, rendendo merito a colui che, accolto dall’America, ne aveva difeso i segreti.

Matteo Clerici

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