Dalle “Nuove Bioenergie”, al futuro del “Biotech Verde”
8 Febbraio 2010
Presentato a Verona l’accordo quadro di collaborazione firmato da Confagricoltura e Università Europea di Roma (UNIER), per la diffusione delle energie rinnovabili.
L’energia ricavata dalle biomasse è sicuramente una delle fonti rinnovabili più interessanti per le filiere agricole, soprattutto perché determina una ricaduta immediata
sulle aree di produzione e può costituire un’alternativa colturale/produttiva ai settori maggiormente “in affanno” sui mercati.
Così, accanto ad alcune linee di produzione ed impianti che si stanno sviluppando in specifiche aree vocate, specie in connessione con gli allevamenti zootecnici (produzione di biogas in
digestori che combinano le biomasse agricole con i liquami zootecnici) sta crescendo anche l’attenzione verso la produzione di biogas alimentata da biomasse prodotte in coltivazioni specifiche
e specializzate.
Ne è un esempio il “progetto biogas” presentato oggi da Confagricoltura a Fieragricola, che già prevede una sperimentazione avviata nella provincia di Foggia (produzione di metano
da biomasse prodotte con l’utilizzo di un ibrido di sorgo zuccherino).
Confagricoltura ha individuato, tra le possibili innovazioni per incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili, le biotecnologie. Le coltivazioni biotech, infatti, garantiscono
interessanti potenzialità di sviluppo ai fini dell’implementazione di un modello agro energetico di elevata prospettiva di crescita dal punto di vista economico.
Per tale motivo, a Fieragricola Confagricoltura ha dedicato un workshopalla realtà ed alle prospettive delle biotecnologie nelle campagneed in particolare ai recenti avvenimenti che
hanno riguardato le piante geneticamente modificate.
Due ore di serrato dibattito, in cui sono intervenuti rappresentanti di imprese, enti ed associazioni interessati all’argomento, dedicato alle realtà ed alle prospettive delle
biotecnologie in agricoltura, dal loro utilizzo per la produzione di energia da fonti rinnovabili, alla loro applicazione al servizio della salute umana, per produrre vaccini edibili o
aumentare il contenuto nutrizionale delle piante.
La ricerca nel campo delle biotecnologie ha permesso di ottenere piante produttrici di proteine ricombinanti utili come vaccini (contro epatite B, afta epizootica, carbonchio) oppure anticorpi
prodotti nelle piante (detti planticorpi) per la diagnosi e il trattamento di malattie contagiose e tumori. Inoltre le piante possono produrre proteine con proprietà farmaceutiche
(enzimi, ormoni per la crescita) o polimeri biodegradabili (elastina, collagene) con possibili applicazioni industriali.
Un’altra interessante applicazione delle biotecnologie verdi riguarda la produzione di piante con un più alto contenuto nutrizionale. Molte delle nostre comuni colture alimentari non
sono perfette sotto il profilo nutrizionale: la loro composizione e il loro contenuto in proteine, amido e olii, così come il contenuto in vitamine e micronutrienti, possono essere
migliorati, per ottenere alimenti più nutrienti.
Tutto questo è stato inquadrato nell’attualissimo dibattito sulla possibilità di coltivare varietà transgeniche in Italia animato dalla recente decisione del Consiglio di
Stato e dalla definizione delle regole di “coesistenza” tra le coltivazioni geneticamente modificate e le altre.
Nei giorni scorsi, infatti, le Regioni hanno rinviato l’adozione delle cosiddette “linee guida” su cui basare le regole di coesistenza. Fallito il tentativo di approvare il documento il 21
gennaio scorso, gli assessori hanno deciso di coinvolgere in un ampio confronto tutte le parti interessate alla discussione (agricoltori, ambientalisti, consumatori etc.) rinviando, di fatto,
la decisione in programma. Parallelamente è stata resa nota la decisione del Consiglio di Stato che impone all’Amministrazione di decidere entro novanta giorni sulla richiesta di
autorizzazione alla coltivazione di una varietà di mais Ogm presentata da un’impresa agricola friulana. Una decisione importante, perché consente di rompere gli indugi obbligando
l’Italia ad assumere una linea precisa ed a non rinviare il problema opponendo la mancanza delle regole di coesistenza.
Per Confagricoltura la bozza di “linee guida” prevedeva regole e adempimenti talmente onerosi da far pensare ad un tentativo mascherato di bloccare sul nascere la diffusione di coltivazioni
transgeniche in Italia mentre per altre associazioni il documento costituisce invece un’inaccettabile via libera agli Ogm.
“In Italia – commenta il presidente Federico Vecchioni – c’è un approccio demagogico e populista verso gli Ogm. Se ne impedisce la sperimentazione in campo, mentre il 92% della soia che
importiamo, principalmente come base di mangimi animali, è geneticamente modificata. Siamo di fronte ad un no pregiudiziale come quello all’energia nucleare: non la produciamo, ma la
importiamo”.





