Confagricoltura: maiscoltura italiana vale 280 milioni di euro in più con OGM

Confagricoltura: maiscoltura italiana vale 280 milioni di euro in più con OGM

Il valore aggiunto determinato dalle colture geneticamente modificate sui campi di mais italiani si aggirerebbe attorno ai 280 milioni di euro all’anno. È la stima data da
Confagricoltura in occasione della conferenza stampa nella giornata di apertura di Fieragricola (Verona). Per un comparto, quello del mais, tra i più colpiti dalla crisi, la scelta Ogm
potrebbe rivelarsi una boccata d’ossigeno determinante. Lo sanno anche gli agricoltori delle zone epicentro della maiscoltura del Paese: in Veneto e Friuli Venezia Giulia – secondo un sondaggio
2009 Demoskopea per Futuragra – il 67% degli agricoltori si è dichiarato interessato alla produzione di mais geneticamente modificato. E ciò, soprattutto (75%), in virtù
del principio liberista secondo cui ‘ogni agricoltore dovrebbe essere libero di scegliere cosa produrre’.

Secondo l’Organizzazione, che da sola rappresenta quasi la metà dei terreni agricoli del Paese, la maiscoltura è in caduta libera. A dimostrarlo, i numeri: dall’introduzione sui
mercati mondiali del mais Ogm resistente alla piralide ad oggi, il valore del mais italiano è infatti precipitato da 27 a 13 euro al quintale; negli Usa invece il prezzo è rimasto
pressoché invariato, a fronte di un aumento delle rese di circa il 30%.

Tra i vantaggi che determinano l’incremento del reddito con l’adozione degli Ogm, il plus delle rese, secondo l’Inran (Istituto nazionale della ricerca per l’alimentazione) pari a un 30%. Non
solo: notevole sarebbe anche il risparmio sui fitofarmaci, 120 euro per ettaro, a fronte di un maggior costo delle sementi (76 euro). Su queste basi si determinerebbe un aumento del reddito di
oltre 266 euro per ettaro che, moltiplicato per oltre un milione di ettari, porterebbe a un guadagno di 280 milioni di euro.

Il tutto, nota Confagricoltura, comporterebbe una ricaduta positiva anche sul fronte dell’ambiente grazie alla significativa riduzione dell’utilizzo di diserbanti, insetticidi e
anticrittogamici. A beneficiarne tra gli agricoltori, soprattutto quelli del Veneto, che con 310mila ettari destinati a mais potrebbero complessivamente ricavare un reddito aggiuntivo di oltre
80 milioni di euro. A seguire, Lombardia (72 milioni di euro), Piemonte (53,5 milioni), Emilia Romagna (31,5 milioni) e Friuli (25,5 milioni).

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