Dalla Francia con dolcezza. Pierre Hermè punta l’Inghilterra
6 Aprile 2009
Identikit: piccolo e rotondetto, con un paio di occhi neri ed un pizzo da capra. Probabilmente non un fisico da modello, ma per la marea di fan del gentil sesso che lo idolatrano, lui rappresenta
l’incarnazione del maschio ideale. Stiamo parlando di Pierre Hermè, il più famoso pasticcere di torte francese, l’uomo che può puntare al cuore di ogni parigina.
Chiamato da alcuni il Picasso della pasticceria, conosciuto da altri come il Dior dei dessert, Hermè è la celebrità gastronomica definitiva: le sue creazioni sono
sponsorizzate da modelle durante sfilate, mentre le sue apparizioni pubbliche sono salutate dagli adulatori e dai paparazzi.
Ora, questo fuoriclasse dei dolci sta progettando di sbarcare in Inghilterra, non pago dei suoi quattro negozi in Francia e degli otto di Tokio: «Vorrei aprire un negozio a Londra, sono
alla ricerca del posto giusto» ha dichiarato il 47 enne Hermè, durante un suo discorso davanti al suo outlet dei Champs Élysées dove si era recato per firmare degli
autografi.
Come sempre, era accompagnato dalle telecamere (di TF1, la stazione televisiva più popolare della Francia), mandate lì per ottenere materiale per un documentario; e come sempre, le
ammiratrici sono accorse in forze: presenti già un ora prima del suo arrivo (avvenuto in ritardo, come si conviene ad una star), si erano messe in fila per incontrare il loro eroe e
gustare le sue creazioni.
I loro commenti sono entusiasti (ma aspettavate altro?); prendiamo ad esempio Aissata Le Bas, 43, anni: «E’ un piacere così intenso. Quando mangi qualcosa cucinata da Hermè
l’emozione rimane. Il cibo ti dà brividi».
Ma qual è la storia di questo fenomeno dei fornelli, che sa colpire gli stomaci (di tutti) ed i cuori (delle fan) con la stessa precisione? Pierre Hermè proviene da una famiglia
della Francia orientale, che vanta quattro generazioni di fornai.
Egli iniziò il suo apprendistato come chef di dolci a 14 anni: da allora, si è impadronito dei segreti della preparazione di torte al cioccolato, tartine al limone, millefoglie e
gli altri dessert classici.
La sua fama e la sua fortuna sono, però, dovute principalmente alla scoperta di come innovare i macarons, i biscotti a base di meringa e mandorla, d’origine italiana.
Ricorda Hermè: «Quando ho iniziato erano estremamente semplici; gli unici aromi erano caffè, cioccolato, vaniglia e lampone.
Ho lavorato per renderli più interessanti». E c’è riuscito: il mago francese della tavola trasformò i biscotti in qualcosa di soffice e succulento, ripieno di
ingredienti interessanti.
Un’esemplare, ad esempio, è stato condito con crema di petali di rosa, lamponi e litchi (piccole bacche, originarie della Cina meridionale); un altro, con tomato ketchup marca Heinz,
Tabasco e cetrioli.
L’ultima invenzione include Wasabi (una piccante salsina giapponese) e pompelmo.
Patrick Keuch, 50 anni, in coda con gli altri per far autografare un libro dedicato alla moglie, descrive così la sua scoperta del piatto: «Ho pensato: Wasabi? Non ci siamo proprio.
Poi l’ho assaggiato: squisito».
Quest’adorazione da parte dei consumatori ha proiettato Hermè ai vertici della gastronomia francese. Da parte sua, il maestro dolciario attribuisce il suo successo al duro lavoro e
all’istinto: «Ho una grande conoscenza della cucina che viene dall’esperienza pratica di vari alimenti, dai chicken nuggets di McDonald’s al caviale».
Signori, questo è Pierre Hermè, principe dei dolci.
Matteo Clerici





