Storie di vita molto, molto vissuta

Storie di vita molto, molto vissuta

Se volete riuscire in qualcosa imparate da chi questa cosa sa farla molto bene. In soldoni, questo è il messaggio dello studio di Elisabeth Weichselbaum, della British Nutrition
Foundation, che è andata alla ricerca di alcuni ultracentenari per carpirne i segreti: anche in questo caso vale il detto «a ciascuno il suo».

Qualche esempio? Yukichi Chuganji, 114 ed ancora in buona salute, attribuisce la sua longevità ad un menù di riso bollito e pollo, mentre l’israeliana Mariam Amash, 120 anni, indica
come filtro di eterna giovinezza il suo menù «verde». Sulla stessa linea salutista, l’ecuadoregna Maria Esther de Capovilla, arrivata a 116 anni grazie al latte d’asina,
alimento principe della sua dieta da contadina, e l’olandese Hendrikje van Andel-Schipper di 115 anni che, agli emulatori, consiglia di seguire il suo esempio: succo d’arancia e aringhe.

A leggere questi dati, appare evidente il trionfo dei nutrizionisti più severi e la mortificazione dei golosi: tutti questi ultracentenari, infatti, hanno conseguito i loro record grazie a
diete non certo ricche o cibi famosi per il loro sapore. Niente paura: questa è solo una faccia della medaglia; sfogliando la ricerca britannica saltano all’occhio casi di amanti del buon
mangiare nemici più che duraturi.

Come la giapponese Mitoyo Kawate di 114 anni che, in barba alla tradizione nazionale di moderazione nel mangiare, attribuisce la sua lunga durata al suo piatto preferito, la torta ripiena di
crema. O Hryhoriy Nestor, cittadino ucraino morto a 116 anni, che indicava come cavallo di battaglia (o di tavola!) un panino con salsiccia. O ancora Sakhan Dosova, kazhaka di 130 anni, ritenuta
dalle autorità del suo Paese l’essere umano più vecchio del mondo, arrivata alla sua non verde età grazie ai fiocchi di formaggio.

I longevi più amanti della buona tavola sembrano concentrarsi nelle Isole Britanniche, dove i luoghi comuni sulle diete vengono smentiti allegramente. Per informazioni, chiedete a Ada
Manson e ad Annie Knight arrivate entrambe a 111 anni con l’aiuto, rispettivamente, di panini imbottiti ed alimenti della colazione scozzese, come uova, porridge e pancetta. Gli amatori della
bottiglia possono confortarsi ricordando la storia di Lucy d’Abreu: questa signora scozzese, deceduta a 113 anni, indicava nel suo amato bicchiere giornaliero di brandy e ginger ale secco il
più grande nemico dell’età.

Matteo Clerici

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