Da un’indagine della Guida BlueBlazer, una foto dell’impatto del Coronavirus sul mondo dei bar

Da un’indagine della Guida BlueBlazer, una foto dell’impatto del Coronavirus sul mondo dei bar

Un’indagine della Guida BlueBlazer, fotografa l’impatto del Covid-19 sul mondo dei bar

di Maurizio Ceccaioni

Con la pandemia in atto, stiamo vivendo veramente tempi duri, sia per quanto attiene alla nostra vita personale, che nei settori trainanti del nostro Paese, a cominciare da quello legato al mondo del turismo. Seppure secondo recenti dati di Confcommercio, negli ultimi 10 anni c’è stato un aumento del 16,5% di alberghi, bar e ristoranti, sulla crisi in atto nel Paese già dagli anni scorsi, è calata la mannaia del Coronavirus. Un fenomeno disastroso che lascia prevedere pesanti conseguenze sulla salute fisica e mentale di milioni di persone, oltre che per quella di aziende e attività commerciali. Come nel settore dei cocktail bar, bistrot-restaurant e hotel bar. Ma anche i bar “speakeasy” (passaparola), che si rifanno a una tendenza degli anni del proibizionismo americano, quando gli alcolici erano vietati e si consumavano di nascosto in anonimi locali in apparenza votati ad altra destinazione e conosciuti appunto tramite un “passaparola”.

Hotel bar

Attività commerciali spesso gestite da giovani che si sono indebitati per cercare di mettere dei punti fermi sul loro futuro, oggi in crisi finanziaria e talvolta esistenziale, con scarsi e intempestivi interventi governativi. Per fare un po’ di chiarezza su questo settore finora scarsamente rappresentato nello specifico, in quanto inserito nelle indagini già realizzate nella macrocategoria del commercio, si è attivata la Guida BlueBlazer ai migliori Cocktail Bar d’Italia, che annualmente redige una lista delle eccellenze in questo settore, scaricabile tramite da App.

Con questa prima indagine BlueBlazer ha cercato di mettere in luce – seppure parzialmente – le ricadute del Covid-19 sul settore dei “cocktail bar”. Come campione di riferimento sono stati presi i 204 esercizi commerciali presenti all’edizione 2020 della Guida. Sono stati distribuiti a manager e proprietari dei questionari e il tasso di risposta è stato dell’82,4%.
Quattro le tipologie di locali indagati: cocktail bar (48%); bistrot (25%); hotel bar (20%); speakeasy bar (7%). La distribuzione geografica è stata: nord 40%; centro 33%; sud e isole 27%.

Per oltre la metà degli intervistati (56%) il 2020 sarà un anno nero, con una previsione di perdita del fatturato superiore al 50%; con punte fino a più dell’80% per il 23%. Ma per il 99% sono molti i segnali di crisi che colpiscono il settore con l’emergenza del coronavirus e il blocco totale delle attività. Anche perché dalle risposte date, il 99% intercetta una domanda turistica che per ora non c’è più.
In particolare, per il 70% degli intervistati preoccupa il canone di affitto delle strutture; per il 67% e la retribuzione del personale; la gestione dei fornitori preoccupa al 51%; ma il 45% sente il peso degli oneri relativi a finanziamenti e mutui.
Nel dettaglio, analizzando le due principali città italiane, Roma e Milano, per il 90 % dei locali della Capitale si prevede un calo del fatturato tra il 21% e l’80%, sono meno pessimisti i locali del capoluogo meneghino, che per il 55% prevedono una perdita del fatturato compresa tra il 21% e il 50%.Se per il 79% degli hotel bar la perdita potrebbe essere superiore il 50%, il 32% del campione prevede una perdita di oltre l’80% del proprio fatturato. Il 77% dei cocktail bar stima un calo compreso tra il 21% e l’80%, anche se per il 48% di questi la perdita potrebbe essere invece tra il 21% e il 50%.

Coronavirus e Bar

Per ultimo, attraverso una domanda aperta, si è chiesto quali potessero essere gli interventi necessari per arginare la crisi. Per la quasi totalità dei manager e proprietari, sarebbe necessario un deciso alleggerimento della pressione fiscale e un immediato accesso agevolato alla liquidità, premiando in particolare le società più virtuose o quelle che siano in grado di garantire la piena occupazione.
Una delle proposte più condivise è stata la possibilità di favorire la produzione di distillati, vini, liquori e birre artigianali italiane, attraverso forme di riduzione delle imposte indirette. Ma anche il riordino della regolamentazione del settore, anche atto ad arginare il lavoro sommerso.

 

Foto di apertura: Blasetti/Di Lorenzo

 

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