Cura del dolore: più pet therapy, meno farmaci

Cura del dolore: più pet therapy, meno farmaci

La pet therapy aiuta i pazienti che hanno subito un operazione od un trapianto a recuperare, sia fisicamente che mentalmente, riducendo il ricorso a farmaci antidolorifici.

Inoltre, l’utilizzo terapeutico dei cani e degli altri animali è capace di migliorare la qualità della vita di pazienti affetti da diverse patologie:clerosi multipla, lesioni al
midollo spinale o paralisi cerebrale, distrofia muscolare, autismo e sindrome di Down.

A dirlo, uno studio del Department of Medical Center Information Systems presso la Loyola University Health System (LUHS), presentato alla 18° conferenza Annuale dell’International Society
of Anthrozoology and the First Human Animal Interaction Conference (HAI), tenutasi a Kansas City dal 20 al 25 ottobre 2009.

Tale studio si inserisce in un programma di assistenza ad ampio raggio, iniziato 10 anni fa e promosso dalla dottoressa Julia Havey e dalla collega Frances Vlasses.
Le due studiose, entrambe amanti degli animali, addestrano cuccioli di cane per il programma Canine Companions for Independence (CCI). Dopo la preparazione, gli animali accompagnano i sanitari
durante la visita, l’istruzione o l’assistenza sanitaria; tali cani sono in grado di eseguire 40 comandi progettati per motivare, risanare o consolare i pazienti con bisogni speciali.

Spiega la dottoressa Havey: “L’evidenza suggerisce che la terapia animale-assistita (AAT) può avere un effetto positivo sul benessere psicosociale, emozionale e fisico dei pazienti. E i
dati sostengono ulteriormente questi vantaggi e supportano l’idea di ampliare l’uso della pet therapy nel recupero”.

Secondo la Havey e la Vlasses, la pet therapy ha tutte le carte in regola per divenire trattamento standard della guarigione.

Matteo Clerici

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