Cultura alimentare italiana: serve un Piano Strategico Nazionale

Cultura alimentare italiana: serve un Piano Strategico Nazionale

By Giuseppe

Cibo, vino, scuola, turismo, arte, musica e patrimonio UNESCO non possono continuare a viaggiare su binari separati. 

Giampietro Comolli propone una strategia nazionale capace di trasformare il “vivere italiano” in un sistema culturale, sociale ed economico integrato.

 

 
Newsfood.com, 16 settembre 2026


Nota di Newsfood – settembre 2026

Questo intervento di Giampietro Comolli è stato scritto nel giugno 2026 e non pubblicato allora. Abbiamo scelto di recuperarlo oggi perché il tema resta attuale e, per alcuni aspetti, lo è ancora di più. Il testo è stato rivisto nella forma e aggiornato nei riferimenti che nel frattempo sono cambiati, mantenendo inalterata la tesi e le opinioni dell’autore.


Cultura alimentare italiana: serve un Piano Strategico Nazionale

Cibo, vino, scuola, turismo, arte, musica e patrimonio UNESCO non possono continuare a viaggiare su binari separati. Giampietro Comolli propone una strategia nazionale capace di trasformare il “vivere italiano” in un sistema culturale, sociale ed economico integrato.

di Giampietro Comolli


Il giornalismo non può ridursi al copia e incolla

La capacità di un giornalista — e oggi anche di chi informa attraverso nuovi strumenti digitali — non dovrebbe consistere nel fare copia e incolla o nel riscrivere in forma diversa fatti e commenti già pubblicati da altri. Il giornalista deve tornare a essere inviato, osservatore, indagatore e commentatore.
Con una condizione fondamentale: distinguere fatti e opinioni, controllare le fonti ed evitare di costruire scandali soltanto per colpire qualcuno. È partendo da questa idea di informazione che voglio entrare nel mio settore: agroalimentare, vino, turismo e cultura.

Cibo, vino, turismo, arte: continuiamo a considerarli mondi separati

L’Italia possiede qualcosa che molti altri Paesi non possono facilmente replicare:Cibo, Vino, Paesaggio, Arte, Musica, Storia, Turismo, Stile di vita.

Non mi interessa qui stabilire se tutto questo sia letteralmente il nostro “petrolio” o il nostro “oro”. Sono metafore. Il punto è un altro: questi patrimoni producono valore soprattutto quando vengono messi in relazione fra loro.

Un prodotto agroalimentare non genera soltanto fatturato. Può generare turismo, paesaggio, occupazione, cultura, identità e attrattività internazionale. Una città d’arte non vive soltanto del biglietto del museo.Una denominazione vinicola non vive soltanto delle bottiglie vendute.
E allora perché continuiamo troppo spesso a progettare, finanziare e amministrare questi mondi separatamente?

Una destinazione deve funzionare come un sistema

Prendiamo un turista.
Se arriva in un territorio vitivinicolo non dovrebbe trovare la cantina aperta e il museo chiuso. Se visita un borgo storico dovrebbe poter conoscere anche il prodotto agricolo che nasce intorno a quel borgo.
Se partecipa a un concerto o a uno spettacolo dovrebbe poter incontrare contemporaneamente cucina, vino, storia e paesaggio. Non si tratta di infilare forzatamente un bicchiere di vino dentro ogni manifestazione culturale. Significa costruire esperienze coerenti.
Il vero prodotto turistico italiano non è il singolo monumento, il singolo ristorante o la singola bottiglia. È il territorio nel suo insieme.

L’UNESCO ci ha consegnato qualcosa di molto più importante di una medaglia

Dal dicembre 2025 la Cucina Italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale è ufficialmente iscritta nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO. È importante capire bene che cosa è stato riconosciuto. Non una raccolta di ricette. Non la carbonara contro la pizza. Non il ristorante italiano all’estero.
L’UNESCO parla di una pratica culturale e sociale fatta di materie prime, tecniche artigianali, convivialità, stagionalità, sostenibilità e soprattutto trasmissione dei saperi fra generazioni. Ed è proprio questo il punto.
Se abbiamo ottenuto un riconoscimento mondiale di questa portata, che cosa intendiamo farne? Una targa? Una campagna pubblicitaria? Oppure un progetto culturale nazionale?

Cominciamo dalla scuola

Un Piano Strategico Nazionale della cultura alimentare dovrebbe partire dalla scuola. Non per insegnare ai bambini quale marca comprare e neppure per trasformare gli insegnanti in chef. Bisogna insegnare a conoscere il cibo.
Da dove arriva. Come viene prodotto. Che cosa significa stagionalità. Perché un terreno agricolo deve essere tutelato. Che differenza c’è fra prezzo e valore. Come si legge un’etichetta. Che cosa significa spreco. Come alimentazione, ambiente e salute siano collegati. E soprattutto recuperare la trasmissione fra generazioni che proprio l’UNESCO considera elemento essenziale della cucina italiana.

Una moneta da 5 euro può raccontare molto più di cinque euro

Moneta da 5 Euro in argento per la Cucina Italiana

Nel giugno 2026 è stata emessa una moneta celebrativa da 5 euro dedicata alla Cucina Italiana Patrimonio UNESCO. È una moneta in argento 925, con elementi colorati, realizzata dalla Zecca dello Stato. Qualcuno potrà considerarla soltanto un oggetto per collezionisti.
Io ci vedo invece un piccolo esempio di ciò che intendo. Una moneta può diventare strumento di racconto. Come un francobollo. Una mostra. Una canzone. Un concerto. Una bottiglia. Un museo. Un itinerario. Un piatto. Presi singolarmente sono oggetti o eventi.
Messi insieme raccontano un Paese.

Cultura alimentare significa anche economia

Non dobbiamo avere paura di pronunciare la parola economia quando parliamo di cultura. Proteggere e valorizzare il patrimonio italiano significa anche creare lavoro e reddito. La forza dell’Italia è costituita certamente dai grandi marchi conosciuti in tutto il mondo, ma anche da una struttura diffusa di piccole e medie imprese, aziende agricole, artigiani, ristoratori e operatori turistici. Il problema è costruire una strategia che permetta a queste realtà di lavorare insieme. Non servono necessariamente altri enti. Forse ne abbiamo già abbastanza. Serve soprattutto coordinamento.

Dalla promozione al progetto

Per decenni abbiamo promosso separatamente il vino, il cibo, le città d’arte, il mare, la montagna e il Made in Italy. È arrivato il momento di fare un passo successivo. Non una nuova campagna pubblicitaria. Un progetto. Un Piano Strategico Nazionale dovrebbe mettere allo stesso tavolo agricoltura, cultura, istruzione, turismo, imprese, università e territori. Con pochi obiettivi verificabili. Educazione alimentare. Tutela e conoscenza del territorio. Formazione. Turismo esperienziale. Internazionalizzazione. Digitalizzazione del patrimonio. Sostegno alle imprese che mantengono vive produzioni e saperi. E soprattutto una comunicazione unica dell’Italia che non cancelli le differenze locali, ma le trasformi nella nostra forza.

Arena, lirica, vino, cucina: quando l’integrazione funziona

Esistono già esempi che indicano la strada. Pensiamo all’Arena di Verona. Un luogo conosciuto nel mondo, la lirica italiana — anch’essa riconosciuta dall’UNESCO —, il vino del territorio, la cucina, l’arte e una città capace di attirare visitatori internazionali. Quando questi elementi vengono messi insieme non stiamo semplicemente facendo promozione. Stiamo costruendo identità italiana. Ed è questa integrazione che dovrebbe diventare metodo, non eccezione.

Il riconoscimento UNESCO è un punto di partenza

Abbiamo ottenuto un riconoscimento straordinario. Adesso viene la parte difficile. Trasformarlo in cultura quotidiana. Portarlo nelle scuole. Nei territori. Nelle università. Nei musei. Nelle aziende agricole. Nel turismo. Nella comunicazione internazionale. La Cucina Italiana patrimonio UNESCO non deve diventare l’ennesimo marchio da stampare su una brochure. Deve essere l’occasione per costruire una politica nazionale che colleghi alimentazione, agricoltura, salute, cultura, arte, musica, turismo e qualità della vita. È questo il Piano Strategico Nazionale che manca. Non per decidere dall’alto che cosa dobbiamo mangiare. Ma per insegnare, soprattutto alle nuove generazioni, perché dietro ciò che mangiamo esistono territorio, persone, lavoro, storia e cultura.
E forse è proprio questa la parte più preziosa del Made in Italy.


BOX – Dalla moneta alla scuola: 6 idee concrete

1. Educazione alimentare permanente nelle scuole
Non soltanto nutrizione, ma agricoltura, stagionalità, territorio, spreco ed etichette.

2. Unire cultura e agroalimentare negli itinerari turistici
Musei, monumenti, aziende agricole, cantine e produzioni locali dentro un’unica esperienza territoriale.

3. Portare l’UNESCO fuori dalle cerimonie
Laboratori, materiali didattici e programmi intergenerazionali.

4. Musica, arte e cibo come linguaggio internazionale dell’Italia
Grandi eventi capaci di raccontare contemporaneamente più patrimoni italiani.

5. Una piattaforma digitale nazionale
Patrimoni UNESCO, prodotti, territori, musei, itinerari ed eventi collegati e facilmente accessibili.

6. Misurare i risultati
Presenze, permanenza sui territori, occupazione, imprese coinvolte e ricadute economiche: ogni progetto pubblico deve essere valutato.

Giampietro Comolli



Il Punto e Virgola di Giampietro Comolli

Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.

Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.


 

Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Analista, ricercatore e divulgatore del settore agroalimentare,
vitivinicolo, turistico e dei consumi.

Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Presidente CevesUni- centro studi ricerche
mercato consumi distretti produttivi

 

 


Articolo aggiornato al 15  settembre 2026. Gli articoli pubblicati  sono  realizzati a firma dell’Autore, o della Redazione, con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale per attività di ricerca, organizzazione e revisione. L’impostazione editoriale, la selezione delle fonti e la responsabilità dei contenuti sono della Redazione Newsfood.


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