Vino, territori e Comuni: il Patto europeo di RECEVIN arriva a Bruxelles
21 Agosto 2026
RECEVIN, guidata da Angelo Radica, propone un ruolo più forte delle comunità locali nelle politiche europee del vino
Sette le priorità, dal clima al mercato, passando per salute, sostenibilità e territorio
Newsfood.com, 22 agosto 2026
Nota del Direttore
La crisi del vino impone di guardare oltre cantine, mercati e consumi. Secondo Giampietro Comolli anche sindaci e Comuni dei territori vitivinicoli devono tornare protagonisti nella gestione del paesaggio, del suolo, delle risorse idriche e nell’adattamento ai cambiamenti climatici. Il Patto europeo delle comunità del vino promosso da RECEVIN porta a Bruxelles sette priorità e alcune proposte concrete per il futuro della viticoltura europea.
La proposta di RECEVIN ha un merito: ricordare a Bruxelles che il vino non nasce in un ufficio e neppure soltanto dentro una cantina. Nasce in un territorio amministrato da qualcuno.
Il problema sarà capire quali poteri, quali risorse e quali responsabilità concrete si vogliono affidare ai Comuni.
Giuseppe Danielli
Vino, territori e Comuni: il Patto europeo di RECEVIN arriva a Bruxelles
Dalla crisi del settore alla nuova PAC: RECEVIN, guidata da Angelo Radica, propone un ruolo più forte delle comunità locali nelle politiche europee del vino. Sette priorità, dal clima al mercato, passando per salute, sostenibilità e territorio
di Giampietro Comolli
La crisi del vino impone di ripensare anche il territorio
La crisi del vino, il nuovo pacchetto europeo per il settore, i recenti regolamenti e la riorganizzazione dei Consorzi di tutela italiani non possono prescindere, a mio parere, da una revisione complessiva della filiera vitivinicola.
Bisogna affrontare il rapporto fra domanda e offerta, ma anche la gestione del territorio e del paesaggio viticolo, oggi sottoposti a cambiamenti climatici, logistici, produttivi, ampelografici ed enologici sempre più rapidi.
In questo contesto sono da tempo fra coloro che sostengono la necessità di coinvolgere direttamente i sindaci dei Comuni viticoli.
Lo stesso principio potrebbe naturalmente valere per territori olivicoli, agrumicoli e frutticoli.
Il Comune può contribuire a garantire che il territorio venga salvaguardato anche oltre i confini, necessariamente limitati, di un disciplinare di produzione.
È un tema sul quale negli anni mi sono confrontato con Angelo Radica e, prima ancora, con Floriano Zambon.
Radica, sindaco di Tollo, in Abruzzo, è oggi presidente di RECEVIN – European Network of Wine Cities, la rete europea delle città del vino.
Il concetto di fondo è semplice: il vino non è soltanto una bevanda e non è soltanto consumo. È paesaggio agricolo, economia, cultura e identità di aree collinari e rurali spesso uniche.
Perché i sindaci possono avere un ruolo importante
Non significa tornare indietro di vent’anni.
Fra il 1960 e il 2000, in molti territori agricoli, la presenza dell’amministrazione locale ha rappresentato un punto di riferimento concreto di fronte a problemi che andavano ben oltre la produzione del vino.
Ricordo discariche abusive, incendi di materiali, accumuli di macerie edili, inquinamento di piccoli bacini collinari, perdite degli acquedotti, frane delle strade interpoderali fra le vigne, occupazioni improprie di aree destinate ai servizi delle imprese.
Situazioni nelle quali spesso era proprio il sindaco ad avere strumenti per intervenire.
Oggi molte cose sono cambiate. Ci sono telecamere, controlli incrociati, differenti soggetti di vigilanza, aziende più strutturate e cantine recintate.
Ma rimangono questioni urbanistiche, ambientali e sociali direttamente legate all’attività agricola.
Il consumo di suolo, gli impianti eolici e fotovoltaici nelle aree agricole, le infrastrutture, le autorizzazioni e la convivenza fra attività differenti incidono direttamente sulla qualità e sull’identità di un territorio vitivinicolo.
Il Patto europeo delle comunità del vino
In questo quadro considero positiva l’iniziativa promossa da RECEVIN e dall’Associazione Nazionale Città del Vino per costruire un Patto europeo delle comunità del vino.
Non si parte da zero. Già negli anni duemila Città del Vino aveva lavorato sul tema del “piano regolatore delle città del vino”, mettendo in relazione viticoltura, urbanistica rurale, infrastrutture e tutela delle aree interne e collinari.
Oggi quel ragionamento diventa ancora più attuale. La proposta di RECEVIN è stata portata alle istituzioni europee con il European Wine Community Pact, costruito intorno a sette grandi temi:
rappresentanza, clima, sostenibilità, salute, stile di vita, mercato e territorio.
Argomenti certamente non nuovi. Ciò che conta, però, è trasformarli in interventi concreti e non nell’ennesimo elenco di principi.
Clima e rischi: intervenire prima del danno
Fra le proposte considero particolarmente interessante quella che collega i costi dei fattori produttivi alla necessità di garantire maggiormente le imprese di fronte a eventi climatici e calamità indipendenti dalla loro capacità gestionale.
Il principio dovrebbe essere semplice: intervenire a monte, prima del danno, invece di rincorrere successivamente conseguenze che in molti casi erano prevedibili.
Una parte di questa impostazione potrebbe trovare spazio nella futura PAC, rivedendo anche l’equilibrio delle risorse oggi destinate agli strumenti di promozione e commercializzazione del vino.
La viticoltura europea deve infatti prepararsi non soltanto a vendere, ma anche a continuare a produrre qualità anche nelle condizioni climatiche dei prossimi decenni.
Vigneti, acqua e nuove tecniche genetiche
Un altro punto importante riguarda la possibilità di individuare o riassegnare aree meno esposte ai danni climatici e più idonee a mantenere nel tempo qualità e caratteristiche delle denominazioni DO e IG.
In questo quadro acquistano interesse anche le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) e la ricerca su viti capaci di garantire maggiore resistenza, preservando per quanto possibile le caratteristiche delle varietà già coltivate.
C’è poi la questione dell’acqua. Occorre studiare sistemi di raccolta delle acque meteoriche nelle aree vitate, creando riserve utilizzabili nei momenti di effettiva necessità e, dove possibile, attraverso forme di gestione condivisa. Sono interventi che richiedono pianificazione territoriale. Ed è proprio per questo che il Comune non può essere considerato un semplice spettatore.
Recuperare anche i vigneti abbandonati
Interessante è anche il tema del recupero dei vigneti dismessi o abbandonati.
In molti territori esistono superfici storicamente vocate che potrebbero tornare produttive oppure consentire una diversa distribuzione degli impianti all’interno della stessa area vitivinicola, scegliendo condizioni ambientali oggi climaticamente più sostenibili.
Bisognerebbe inoltre valutare strumenti più flessibili per congelare, trasferire o riassegnare determinate autorizzazioni entro tempi definiti e attraverso soggetti pubblici o consortili, evitando che la rigidità amministrativa ostacoli l’adattamento della viticoltura.
Naturalmente tutto questo deve avvenire senza trasformarsi in una scorciatoia per spostare indiscriminatamente vigneti e denominazioni. Il rapporto fra vitigno e territorio rimane il fondamento stesso delle DO e delle IG.
La PAC dopo il 2027 non può occuparsi soltanto delle aziende
È qui che entra in gioco il futuro della Politica Agricola Comune.
La PAC dopo il 2027 dovrebbe essere più capace di sostenere modelli integrati di filiera e di territorio, non limitandosi alla singola azienda o al singolo intervento.
Regioni vitivinicole diverse possono avere problemi comuni: acqua, clima, dissesto, abbandono dei vigneti, infrastrutture, ricambio generazionale e sostenibilità economica.
Per affrontarli servono imprese, Consorzi e organizzazioni professionali. Ma servono anche i Comuni.
Perché una vigna non termina dove finisce il filare.
Giampietro Comolli
BOX – Cos’è RECEVIN e cosa propone il Patto europeo del vino
RECEVIN – European Network of Wine Cities riunisce associazioni e realtà territoriali delle città europee legate alla viticoltura. È presieduta dall’italiano Angelo Radica, sindaco di Tollo, in provincia di Chieti.
Il 5 giugno 2025, al Parlamento europeo di Bruxelles, RECEVIN ha presentato lo European Wine Community Pact, documento che propone di riconoscere maggiormente il ruolo economico, culturale, sociale e ambientale delle comunità vitivinicole nelle politiche dell’Unione europea.
Il Patto individua sette aree prioritarie:
1. Rappresentanza – dare maggiore voce alle comunità vitivinicole nelle decisioni europee.
2. Clima – rafforzare adattamento e resilienza dei territori vitati.
3. Sostenibilità – conciliare produzione, tutela ambientale e sviluppo economico.
4. Salute – affrontare il rapporto vino-salute tenendo conto delle modalità e dei contesti di consumo.
5. Stile di vita – riconoscere il ruolo culturale e sociale del vino nelle comunità europee.
6. Mercato – aiutare la filiera ad affrontare cambiamenti nei consumi e nuove condizioni economiche.
7. Territorio – tutelare paesaggio, patrimonio vitivinicolo e comunità rurali.
Il messaggio politico è chiaro: le politiche europee del vino non dovrebbero riguardare soltanto produttori e mercato, ma anche i territori e le comunità che rendono possibile quella produzione.
Fonti: RECEVIN – European Network of Wine Cities; Associazione Nazionale Città del Vino.
Giampietro Comolli

Il Punto e Virgola di Giampietro Comolli
Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.

Giampietro Comolli
Analista, ricercatore e divulgatore del settore agroalimentare,
vitivinicolo, turistico e dei consumi.
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici
mercato consumi distretti produttivi







