Cucina, la creatività nasce nella preistoria
26 Agosto 2013
L’amore per la buona cucina nasce nella preistoria. Già i primi uomini amavano preparare le loro pietanze secondo regole ben precise, gli alimenti trattati in base al sapore ma anche
all’apporto energetico.
Questi i dati evidenziati da una ricerca dell’Università di York, diretta da Harry Saul e pubblicata da “PloS One”.
Saul e compagni hanno esaminati cocci archeologici, resti di ceramiche per cottura, ritrovati in siti di Germania e Danimarca, abitati circa 6100.
In base all’analisi dei contenuti, è subito caduta l’idea dell’uomo primitivo, rozzo e privo di gusto: come spiega Saul, “Prima che iniziasse la transizione tra caccia e agricoltura di
sicuro i nostri antenati, cacciatori e raccoglitori, disponevano di ricette molto più sofisticate di quelle che gli archeologi hanno pensato finora. Erano creativi nell’elaborare i
piatti e apprezzavano le proprietà di molte piante che trovavano in giro”.
Gli antichi cuochi assaggiavano piante e fiori, scegliendo le preferite: tra i condimenti principali l’ Alliaria petiolata, in grado di dare aromi simili a quelli conosciuti oggi, con i
semi macinati simili al senape e le foglie dal sentore di aglio. Poi, una sorta d’insalata selvatica che veniva aggiunta a carne e pesce.
Oltre al gusto, il bilanciamento: il pasto doveva garantire un equilibro di nutrienti, portato da una varietà di fonti: le tracce di grassi derivano da pesci, e da carne di vari animali
ruminanti.
Rimane il dubbio dell’origine: detto altrimenti, non è chiaro se le ricette siano frutto dell’ingegno degli chef locali o copiate da altri. Secondo la squadra di York, la seconda ipotesi
è più probabile ed indica in gruppi residenti nelle regioni del Baltico o nel Vicino Oriente le fonti d’ispirazione.
Matteo Clerici




