Fitoalimurgia: erbe e fiori da mangiare

Fitoalimurgia: erbe e fiori da mangiare

Fitoalimurgia: un nome complicato per un fenomeno semplice, la ricerca di erbe e fiori da cui ricavare alimenti.

Fenomeno caduto in disuso, sta conoscendo una nuova giovinezza, merito del rinnovato interesse per il biologico ed il naturale, ma anche della crisi, che spinge verso alternative più
economiche di negozi e supermercati.

Un buon aiuto può arrivare da “Erbe spontanee commestibili” e “Liquori, grappe, gelatine e marmellate con erbe e fiori spontanei”, entrambi di Araba Fenice.

Il primo testo insegna a riconoscere le erbe buone da quelle velenose, sfruttandole per preparazioni alimentari.

Ad esempio, ecco la Veronica Beccabunga, nota col nome popolare di Occhi della Madonna: può essere inserita in insalate, che arricchisce col suo gusto piccante. Discorso simile per il
trifoglio pratese, anch’esso ingrediente di piatti estivi.  Disco verde anche per il Buon Enrico, o Spinacio di Montagna, molto ricco di ferro, ed i lamio, o finta ortica.

Il libro insegna poi a trattare piante come l’asparago selvatico (Tamus) o la zucca selvatica (Byronia) che hanno parti velenose: in caso di dubbi, comunque, la regole è non cogliere se
non in caso di certezza.

E se poi si preferisce un altro tipo di prodotto, nessun problema: le erbe possono diventare confetture o liquori.

Ad esempio, ecco una ricetta per liquore. Si parte dai conetti di luppolo, con un etto posto in un litro di grappa: poi, si mette tutto al sole, in una bottiglia ben chiusa. Dopo circa 15
giorni, si filtra e si aggiungono due cucchiai di zucchero. Ne deriva una grappa rossastra ottima da usare come digestivo.

Invece, per la confettura: si prende mezzo chilo di mele, tagliate a pezzettini, cotte con acqua e limone e ridotte in purea. Dopodiché, si aggiungono 200 grammi di zucchero che si
farà sciogliere accuratamente sul fuoco e, infine, tre etti di petali di fiori di acacia (Robinia). Si frulla il tutto e si cuoce ancora un pochino fino a consistenza desiderata.

Anche in questo caso, vi è il problema della tossicità: detto che la cosa migliore è evitare di usare piante senza sicurezza, è possibile usare alcuni metodi. Ad
esempio, per i terpeni è valido il metodo a sospensione. Si mettono frutti o erbe all’interno di una garza e la si lascia per circa tre mesi. In questa maniera l’alcol si carica delle
sostanze più preziose ottenendo così un prodotto ottimo ma più leggero.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

Riccardo Luciano, Renzo Salvo “Erbe spontanee commestibili”, Araba Fenice 2008, 264 pp., ill., 22 Euro

Riccardo Luciano, Renzo Salvo “Liquori. Grappe, gelatine, marmellate con erbe e frutti spontanei tipici o presenti in Piemonte Liguria e Alpi occidentali”, Araba Fenice 2013, 240 pp.,
ill, 22 Euro

Matteo Clerici

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