Crisi: l’agricoltura è vicina al coma profondo, a rischio chiusura il 25 per cento delle imprese
27 Novembre 2009
Il presidente della Cia Giuseppe Politi, intervenendo alla grande manifestazione unitaria di oggi a Torino, rinnova l’invito al governo: inserire nella finanziaria interventi concreti a sostegno
delle aziende, oppresse dai costi e alle prese con il crollo dei prezzi. Nelle campagne c’è enorme malessere e molta tensione.
“L’agricoltura italiana rischia il coma profondo. E’ sempre più emergenza nelle campagne. Tra gli agricoltori regna un forte malessere. Nei prossimi tre-quattro anni rischia di chiudere il
25 per cento delle imprese. Ecco perché occorre intervenire subito con interventi straordinari e concreti. Al governo abbiamo chiesto di convocare al più presto il Tavolo
agroalimentare, al quale far partecipare, oltre al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni,
poiché in diverse zone ci sono tensioni molto alte ed è in pericolo anche lo stesso ordine pubblico”. Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori
Giuseppe Politi durante la grande manifestazione unitaria che si è svolta oggi a Torino.
“Nella legge finanziaria, attualmente all’esame della Camera, vanno introdotte misure di reale sostegno alle aziende agricole. In quest’ultimo anno – ha affermato Politi – poco e nulla è
stato fatto nei confronti del settore primario. Addirittura nella manovra economica per il prossimo anno approvata a settembre dal governo venivano sottratte importanti risorse (oltre 550 milioni
di euro) all’agricoltura. Una cosa assurda. Così si distrugge un patrimonio fondamentale per il nostro sistema socio-economico”.
“Gli imprenditori agricoli – ha rimarcato il presidente della Cia durante la manifestazione torinese – sono alle prese con grandi difficoltà. Dai pesanti costi produttivi, contributivi e
burocratici al crollo dei prezzi praticati sul campi, ai problemi, spesso insormontabili, di accesso al credito. Per questo motivo, abbiamo chiesto al governo di dichiarare lo stato di crisi del
settore. Ciò permetterebbe di rinviare il pagamento di tante scadenze contributive e fiscali che oggi gli imprenditori agricoli non sono in grado di assolvere”.
“Non si può ascoltare soltanto la Confindustria e i sindacati dei lavoratori dipendenti. E’ giusta, e condividiamo, l’esigenza di dover affrontare il problema della Fiat, ma è
altrettanto importante – ha aggiunto Politi il presidente della Cia – trovare le opportune soluzioni anche per il settore agricolo, con oltre un milione di famiglie interessate”.
“Scendiamo in piazza – ha avvertito il presidente della Cia – perché vogliamo ‘soldi veri’ per il settore primario, per le imprese. Come è stato fatto per altri comparti produttivi,
anche per l’agricoltura ci deve essere un valido flusso di risorse”.
“Dai cereali all’uva, dall’olio d’oliva all’ortofrutta, dalla zootecnia da carne al settore lattiero-caseario, al florovivaismo, è uno scenario allarmante. Servono – ha ribadito Politi –
interventi urgenti, straordinari e concreti. Da parte del governo devono venire risposte diverse dal passato. Occorre andare anche oltre la legge finanziaria per il 2010, e visto che i sei
decreti anticrisi varati nei mesi scorsi non hanno inciso per nulla sul settore, è venuta l’ora di programmare azioni mirate nei confronti delle imprese agricole”.
“E’ il momento degli atti tangibili. Le imprese agricole sono in grande affanno. Serve un nuovo progetto di politica agraria. E la sede più ideale per discuterla e svilupparla resta – ha
concluso il presidente della Cia – la Conferenza nazionale sull’agricoltura, anch’essa tante volte annunciata, ma mai programmata. E’ finita pure essa nel dimenticatoio”.





