Natale: l’albero “vero” non rincara

Natale: l’albero “vero” non rincara

La Cia sottolinea che per quelli coltivati in Italia i prezzi sul campo sono rimasti praticamente fermi rispetto al 2008. Anche quelli d’importazione non registrano impennate come due anni fa,
quando si ebbe una crescita del 30 per cento a causa del cambio di coltivazioni in molte parti d’Europa, dove si era preferito tagliare gli alberi per produrre biodiesel. Per i “finti abeti” si
dovrebbero avere, invece, degli incrementi. La spesa per l’acquisto dei “naturali” si avvicina ai 150 milioni di euro.
 
La crisi economica risparmia l’albero di Natale, almeno quello “vero” che sul campo, presso i nostri produttori (ma anche quello d’importazione dall’Europa del Nord), non registra impennate e
così gli italiani non dovranno rinunciare alla tradizione: un abete “naturale” che ricorda meglio il clima delle feste e supera abbondantemente quello “artificiale”, per il quale, invece,
si dovrebbero avere aumenti rispetto allo scorso anno. A rilevarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale rileva che gli “alberi di Natale” di produzione nazionale in
vendita sono oltre il 60 per cento del totale, mentre gli altri provengono dai Paesi nordici, in particolare dalla Danimarca.

Nella prossima settimana, che coincide con l’inizio del “ponte” della festa dell’Immacolata dell’8 dicembre (giorno in cui per consuetudine moltissime famiglie si dedicano agli addobbi natalizi
nelle proprie case), di alberi di Natale “veri” se ne compreranno oltre 7,5 milioni di esemplari, pari ad una spesa complessiva che si avvicina ai 150 milioni di euro, ai quali si aggiungeranno
poco meno di 6 milioni di quelli “artificiali”, molti dei quali già acquistati negli anni precedenti e messi giù dalle soffitte per essere addobbati.

Soprattutto nel 2007 i prezzi degli alberi “veri” erano aumentati, anche del 30 per cento, a causa del cambio di coltivazioni in molte parti d’Europa, dove si era preferito tagliare gli alberi
per produrre il biodiesel. E proprio in Danimarca, maggiore produttrice ed esportatrice europea di questi alberi, si era avuto un aumento generalizzato dei prezzi dovuto ad una minore produzione.
Elemento – avverte la Cia – che era stato comune anche ad altri Paesi, come Germania, Francia e Austria.

Saranno, comunque, 12,5 milioni le famiglie che rispetteranno, per il prossimo Natale, la tradizione dell’albero. I prezzi per quelli “naturali” di dimensioni normali variano dai 20 ai 50 euro.
Ovviamente, il costo cresce se si è in presenza di un albero che supera i due metri di altezza. Per gli altri, quelli “finti”, che vengono principalmente dalla Cina che copre per l’80 per
cento il mercato nazionale in questi giorni. si va da un minimo di 10 ad un massimo di 250-300 euro. Quotazioni superiori si hanno per gli alberi di grandi dimensioni e prodotti con materiali
particolari, i cui prezzi possono superare anche i 500-600 euro.

La Cia rileva che gli abeti prodotti in Italia e destinati all’addobbo natalizio vengono, per la maggior parte, dai vivai (circa l’85 per cento), mentre il restante 15 per cento (cimali o punte
di abete) dalla normale pratica forestale. Questi vengono coltivati in terreni particolari, difficili e collinari proprio per tutelare l’assetto idrogeologico, evitando così frane e
smottanti. Il ricambio è, infatti, continuo. La coltivazione dell’albero di Natale è concentrata prevalentemente in Toscana (province di Arezzo e Pistoia), in Veneto e in
Friuli.

Ornare un albero nella ricorrenza del Natale ha origini lontane. E’ una tradizione che – conclude la Cia – troviamo in Germania già nel VII secolo. In Italia questa pratica, che
nell’Ottocento era molto sviluppata sia negli Stati Uniti che nei Paesi dell’Europa del Nord, si cominciò a diffondere solo all’inizio del Novecento, ma ebbe la sua massima espansione
soltanto a partire dagli anni Cinquanta.

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