Così tramonterà l’Euro e la droga mobile dei giovani: Andrea Boltho (Oxford) – Linkontro Nielsen 2014

Così tramonterà l’Euro e la droga mobile dei giovani: Andrea Boltho (Oxford) – Linkontro Nielsen 2014

By Giuseppe

2a giornata, 23 maggio 2014 – Andrea Boltho (Oxford): “Così tramonterà l’euro”

SPECIALE LINKONTRO 2014: I BIG DEI CONSUMI “INSIEME PER UNA SVOLTA” – 30° edizione – organizzato da Nielsen,  che si concluderà domenica 25 maggio a Santa Margherita di Pula (Cagliari), presso il Forte Village.

Vedi anche LINKONTRO Nielsen: I BIG DEI CONSUMI “INSIEME. PER UNA SVOLTA

Vedi anche Il Consumatore cambia pelle (1a giornata – LINCONTRO 2014)

Venerdì, 23 maggio, Tramonto euro + “droga” del mobile (cell) per i giovani

Andrea Boltho (Oxford): “Così tramonterà l’euro”

di Franco vergnanoAndrea Boltho (Oxford)
=
Le aziende della distribuzione commerciale – specie nel settore food – devono stare molto attente alla “metamorfosi” del consumatore finale, in tutte le sue forme. Questo il messaggio mandato dal sociologo Aldo Bonomi, editorialista del Sole 24 Ore, al trentesimo appuntamento de Linkontro in corso di svolgimento a Santa Margherita di Pula, presso il Forte Village.
Ma attenzione, ha sottolineato Bonomi rivolto agli imprenditori: “Nel business di oggi, metamorfosi vuol dire discontinuità. E le aziende devono tenerne conto, aumentando la loro “resilienza”, cioè la capacità non solo di resistere alla concorrenza, ma anche di anticipare i desiderata della clientela”.
Bonomi è intervenuto dopo l’economista Andrea Boltho – docente italiano presso il Magdalen College di Oxford – che ha illustrato le diverse velocità dei Paesi dell’euro: “Fra dieci anni non sarei sorpreso se l’euro non ci fosse più”, ha concluso Boltho. Che ha preconizzato come la zona euro possa venire suddivisa in due parti: Zona Euro Nord (con Germania, Benelux, Austria, Finlandia) e Zona Euro Sud (con Italia, Spagna, Grecia e Portogallo). La Francia non viene inclusa da Boltho nell’area Nord in quanto non è completamente “nordica” e l’Irlanda viene esclusa dal sud in quanto non è “mediterranea”.
Il docente ha ricordato le premesse dell’euro: ulteriore integrazione economica e quindi maggiore trasparenza nei prezzi, un aumento degli scambi, un mercato di capitali più ampi e aperti, un’ulteriore convergenza economica tra paesi ricchi e poveri. “Abbiamo quindi un euro forte e solido e quasi tutte le premesse si sono avverate salvo una”, ha sottolineato Boltho: il differenziale dei redditi nella zona euro.
Ma la colpa è dell’euro? Oppure è di politiche o, meglio, di comportamenti sbagliati?
Boltho ha ricordato come “abbiamo fatto troppa austerità” e i motivi di opposizione per un cambio di passo su questo fronte (in particolare dalla Germania) siano la paura dell’inflazione. In questo caso il docente ha indicato come questo timore “non è per niente giustificato. Anzi, se serve stampare moneta si stampi come ha fatto Ben Bernanke, Governatore della Federal Reserve perché oggi stampare moneta non è un pericolo considerando che per alcune aree c’è deflazione, come in Grecia e Portogallo”.
Il vero timore – giustificato per Boltho – riguarda le possibili, future indiscipline e sperperi nei paesi “deboli”. Su questo aspetto il docente ha ricordato il caso Irlanda. Boltho ha quindi avviato un elenco degli attuali squilibri: il debito Pil/Famiglia nei Paesi del Sud è esploso dopo l’euro; la produttività in Germania e Francia è cresciuta mentre in Italia è diminuita. Ma il dato più preoccupante riguarda la disoccupazione: per i Paesi del Nord il tasso è rimasto praticamente identico sul 5%, mentre quello del Sud Europa ha raggiunto percentuali del 20 per cento. “Con questi divari, come si può avere un’unione monetaria?”, si è domandato il docente di Oxford. Secondo Boltho c’è il rischio di “aver fatto il passo più lungo della gamba”: ecco perchè tra dieci anni l’euro potrebbe non esserci più.

Nel pomeriggio gli esperti della Nielsen hanno anche discusso le varie opportunità pubblicitarie e di comunicazione diretta con il consumatore finale che le aziende possono mettere in campo per influenzare il cliente: “Oggi per la prima volta stiamo assistendo a un calo generalizzato dell’accesso a internet da pc. Nel 2013 in Italia si è registrata una riduzione del 3,4% dell’audience web da pc rispetto al mobile, così come in altre parti d’Europa, e in Usa, dove il gap è del meno 4,3%. Nel nostro Paese ormai si può parlare di “mobile addiction” fra i cittadini: il 73% dei giovani (18-34 anni) che usa internet, lo fa da mobile e per 45 ore mensili. Per la fascia 35-54 anni si tratta del 47% del campione, per 30 ore al mese. Non sono esclusi gli over 55: c’è un 18% che accede al web da smartphone e tablet e lo fa per 27 ore mensili”. Lo ha detto l’analisi di Luca Bordin, general manager media sales & solutions di Nielsen.
Questo ovviamente non significa che la rete stia perdendo il suo fascino, ma solo che sarà sempre più il mobile a farla da padrone nella scelta delle modalità d’accesso. E proprio queste modalità hanno seguito un’evoluzione che negli ultimi 16 anni ha attraversato tre fasi sovrapponibili.
La prima è iniziata nel 1998 con l’affermarsi dei motori di ricerca, modernizzando per la prima volta in maniera significativa l’era web in cui stavamo vivendo.
Nel 2007 è arrivato l’iPhone che ha dato un’altra scossa alle nostre abitudini: nel 2013 sono 22 milioni gli italiani che hanno navigato in internet da smartphone, in crescita del +32% rispetto all’anno precedente.
Gli ultimi quattro anni sono invece stati caratterizzati dalla diffusione dei tablet, attraverso cui hanno avuto accesso al web sette milioni di italiani, con un incremento nel 2013 del +155% rispetto all’anno prima. “Ora – ha concluso Bordin – bisogna solo aspettare cosa potrà cambiare con l’avvento dei cosiddetti wearable device, come occhiali e orologi, che consentono una connettività ancora più assoluta”.

Franco Vergnano
Newsfood.com

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD