Cosa fai? Come sei? Riconoscere il corpo e quello che fa
23 Ottobre 2008
Come facciamo a riconoscere le caratteristiche del corpo di un nostro simile? Come possiamo differenziare una persona da un’altra? Da qualche tempo le neuroscienze si stanno
occupando di questa interessante questione, non solo come argomento della ricerca di base, ma per le possibili ricadute pratiche nell’ambito della rieducazione di pazienti
colpiti da lesioni cerebrali e nell’analisi dei disturbi riguardanti il corpo in pazienti con patologie psichiatriche.
Una nuova ricerca tutta italiana, pubblicata ora su Neuron, una delle più prestigiose riviste internazionali del settore, rivela risultati molto importanti nell’ambito della
comunicazione, della comprensione delle intenzioni altrui e, più in generale, del comportamento sociale e dell’imitazione.
La ricerca ha coinvolto il dipartimento di Psicologia e Antropologia Culturale dell’Università di Verona diretto dalla professoressa Roberta Facchinetti, l’IRCCS “E.
Medea”, Polo Friuli Venezia Giulia, l’IRCCS Fondazione Santa Lucia e la Sapienza, Università di Roma e l’Ospedale Sacro Cuore di Negrar (VR) e si è avvalso dei
finanziamenti del Ministero dell’Università e Ricerca e del Ministero della Sanità.
Il quesito di fondo riguarda l’esistenza di strutture e reti nervose dedicate alla percezione visiva del corpo umano. Questa specificità è già nota per il
riconoscimento della faccia, che può essere compromesso da lesioni in aree del cervello preposte alla percezione del viso, un disturbo neurologico conosciuto come
prosopoagnosia.
Il lavoro ha messo in luce l’esistenza di disturbi anche nel riconoscimento delle caratteristiche morfologiche del corpo umano. Quando, infatti, un paziente adulto viene colpito da
un’ischemia o un’emorragia cerebrale in specifiche aree collocate nelle porzioni posteriori del cervello, mostra delle difficoltà nel riconoscere la forma del corpo o delle sue
parti. Viceversa, quando la lesione colpisce le aree più anteriori, nei lobi frontali, i soggetti riescono a riconoscere la forma del corpo, ma non sono più capaci di
distinguere con precisione immagini di azioni.
Le ricadute cliniche e riabilitative di questa scoperta sono potenzialmente importanti. Il recupero delle capacità motorie dopo danno cerebrale è infatti fortemente
condizionato dalle componenti percettive. D’altra parte, molte tecniche riabilitative si fondano sulla dimostrazione visiva dei movimenti da effettuare e sull’apprendimento imitativo.
Il riscontro dell’esistenza di pazienti con difficoltà nel riconoscimento delle parti del corpo e di pazienti con difficoltà nel riconoscimento dell’azione impone di
individuare strategie di intervento differenziate per i singoli pazienti, in base alla sede della loro lesione. In particolare, per i malati colpiti da ictus cerebrale nelle aree
anteriori del cervello è necessario ipotizzare tecniche riabilitative che sostituiscano la dimostrazione visiva con altre modalità, per esempio basate sulla contemporanea
esecuzione dell’azione.
In un primo esperimento, i ricercatori hanno confrontato tre gruppi di 14 soggetti ciascuno: un gruppo di pazienti con lesioni nelle aree posteriori, un gruppo di soggetti con
danno nelle aree frontali e un gruppo di persone senza malattie neurologiche. I pazienti sono stati studiati all’Ospedale Sacro Cuore di Negrar (VR) e all’IRCCS Santa Lucia di
Roma. Essi erano invitati a guardare uno schermo di computer dove compariva uno stimolo raffigurante una parte del corpo (per esempio le gambe, una mano o un braccio), seguito
immediatamente da altri due stimoli, uno dei quali identico al primo. I soggetti dovevano individuare lo stimolo identico. I pazienti con danno cerebrale nelle aree
temporo-occipitali diventano incapaci di riconoscere le parti del corpo in base alle differenze di forma, mentre non hanno difficoltà nel riconoscere parti di oggetti non
corporei, come per esempio una moto. Viceversa, i pazienti con lesione nella parte anteriore del cervello, così come i controlli sani, non hanno alcuna difficoltà a
completare il compito. A questo punto, gli studiosi hanno voluto verificare anche la possibilità che danni cerebrali possano invece compromettere la capacità di
riconoscere un’azione svolta. Gli stessi tre gruppi di soggetti sono stati quindi sottoposti ad un altro esperimento del tutto identico al precedente, ma nel quale le immagini
differivano non per la morfologia del corpo ma per l’azione svolta dalla parte corporea, per esempio lo stesso piede che poggia il tallone o la punta. Si è visto questa volta che
sono i pazienti con lesione anteriore che diventano incapaci di riconoscere le diverse azioni, mentre i pazienti con lesione posteriore, così come i soggetti sani, lo fanno
senza difficoltà.
La ricerca ha quindi portato ad individuare due forme di patologia precedentemente sconosciute, identificabili appunto come agnosia (cioè mancato riconoscimento) per il corpo e
agnosia per l’azione. Precedenti studi di Risonanza Magnetica Funzionale avevano mostrato, che alcune aree della corteccia temporo-occipitale e temporale si attivano quando il soggetto
vede l’immagine di una parte del corpo e che altri circuiti, in particolare il sistema dei ‘neuroni specchio’ (scoperto dal gruppo dell’Università di Parma diretto da
Giacomo Rizzolatti) è cruciale per il riconoscimento e la comprensione delle azioni. Le tecniche di neuroimmagine, tuttavia, pur fornendo fondamentali indicazioni sul
coinvolgimento di determinati circuiti nervosi nell’esecuzione di un compito, non ci dicono quanto quelle reti nervose siano essenziali. Il riscontro finale deve quindi venire dalla
ricerca sui pazienti, che permette di capire cosa effettivamente succede quando i circuiti nervosi studiati vengono lesionati.
Oltre alle dirette ricadute cliniche per i pazienti, i dati di questa ricerca risultano quindi estremamente importanti nell’ambito degli studi sulle basi biologiche
del riconoscimento del corpo e delle azioni degli altri, con evidenti ricadute nella conoscenza dei meccanismi della comunicazione, della comprensione delle
intenzioni altrui e, più in generale, del comportamento sociale e dell’imitazione. Lo studio è inoltre potenzialmente molto importante per la comprensione dei
meccanismi alla base dei disturbi della rappresentazione del corpo nella patologia psichiatrica (ad esempio l’anoressia).
La ricerca coordinata da Salvatore Maria Aglioti si è svolta grazie al supporto dei laboratori del Centro Ricerche di Neuropsicologia della Fondazione Santa Lucia e dei
Dipartimento di Psicologia dell’Università di Roma La Sapienza e di Psicologia e Antropologia Culturale dell’Università di Verona. Lo studio è stato
realizzato da Valentina Moro* del dipartimento di Psicologia e Antropologia Culturale dell’Università di Verona, Cosimo Urgesi** dell’ Irccs “Medea”, Polo Friuli Venezia
Giulia, Salvatore Maria Aglioti*** dell’Irccs Fondazione Santa Lucia e la Sapienza, Università di Roma. Hanno collaborato Simone Pernigo (Università di Verona),
Paola Lanteri (Ospedale Sacro Cuore di Negrar -VR) e Mariella Pazzaglia (Irccs Santa Lucia, Roma).
** Valentina Moro è ricercatrice all’Università di Verona al dipartimento di Psicologia e Antropologia Culturale ed insegna Psicobiologia e Basi Neuropsicologiche
della disabilità alla Facoltà di Scienze della Formazione. Svolge la sua attività di ricerca neuropsicologica e riabilitativa ai reparti di Neurologia e di
Riabilitazione dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, dell’Ospedale Maggiore e del Policlinico di Verona, occupandosi delle basi biologiche della rappresentazione corporea e delle sue
alterazioni.
** Cosimo Urgesi è psicologo ricercatore all’IRCCS “Medea”, Polo Friuli Venezia Giulia, dove conduce studi sulle basi neurali della rappresentazione corporea e dei suoi disturbi.
Il suo approccio di ricerca integra lo studio di individui sani tramite tecniche neurofisiologiche, come la Stimolazione Magnetica Transcranica, con la valutazione neuropsicologica di
pazienti adulti con lesioni cerebrali acquisite e di bambini con disturbi dello sviluppo. E’ docente di Psicobiologia e Psicologia dello Sviluppo presso la Facoltà di Scienze
della Formazione dell’Università di Udine
*** Salvatore Maria Aglioti è Professore ordinario ed insegna Neuropsicologia del Linguaggio e tecniche sperimentali di ricerca presso l’Università di Roma “La
Sapienza”, dove afferisce al Dipartimento di Psicologia. E’ Direttore della scuola di specializzazione in Neuropsicologia e coordinatore del dottorato europeo in
Neuroplasticità Cognitiva e Riabilitazione. Svolge la sua attività di ricerca nel Laboratorio di Neuropsicologia, TMS (Stimolazione Magnetica Transcranica) e Potenziali
Evocati Laser dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia e nel Laboratorio di Psicofisica e TMS del Dipartimento di Psicologia de La Sapienza.





