Contraffazione alimentari, Coldiretti: “E’ colpa della UE”

Contraffazione alimentari, Coldiretti: “E’ colpa della UE”

Dal vino senza uva al falso parmigiano. Dalla carne di dubbia qualità ai succhi di frutta senza frutta.

Tutte le contraffazioni alimentari hanno un solo colpevole: l’Unione Europea e le sue politiche.

A dirlo è la Coldiretti, per bocca del suo presidente, Roberto Moncalvo: “Nell’Unione del rigore dei conti si consentono invece trucchi ed inganni nel momento di fare la spesa con l’appiattimento verso il basso della qualità alimentare anche a danno di Paesi come l’Italia che possono contare su primati qualitativi e di sicurezza alimentare”.

Tra i casi più clamorosi, quello del cioccolato senza cacao. Per via delle disposizioni UE, i consumatori italiani dovranno accettare cioccolato prodotto con grassi vegetali diversi dal burro di cacao.

Altrettanto notevole (in negativo) la questione del formaggio. Nei negozi dell’Unione Europea sono legali imitazioni del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano, temibili in quanto prive di indicazioni di provenienza e con nomi di fantasia che possono ingannare il consumatore. Luoghi di provenienza, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia e Repubblica Ceca, per un quantitativo stimato di 83 milioni di chili. Forse peggiore la situazione della mozzarella: il 25% di quelle presenti in Italia è ottenuta con cagliate che vengono dall’estero senza alcuna indicazione in etichetta, sempre per effetto della legislazione comunitaria. Risultato, formaggi “invisibili” con polvere di caseina e caseinati nei formaggi fusi, al posto del latte.

Menzione speciale per il vino allo zucchero. La pratica dell’aumento della gradazione tramite zuccheraggio, vietata nei Paesi Mediterranei, diventa legale nei paesi del Nord grazie alle norme di Bruxelles. Discorso simile per gli wine kit: polveri che, mischiate con acqua, aiutano ad ottenere etichette prestigiose. In questa maniera, vere bottiglie made in Italy vengono trascurate per 20 milioni di “imitazioni”.

Infine, la carne. Come ricorda Coldiretti, la legislazione UE consente per alcune categorie la possibilità di non indicare l’aggiunta d’acqua fino al 5%. E per alcuni prodotti, come würstel e mortadella, questa indicazione può essere addirittura elusa. Più di due prosciutti su tre consumati in Italia, inoltre, sono ottenuti da maiali stranieri ma il consumatore non lo sa perché in etichetta non è obbligatorio indicare la provenienza. E intanto l’allevamento italiano conta 615mila maiali in meno nel 2013.

 

Matteo Clerici

 

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