Contraffazione alimentare, lo scandalo del finto olio extravergine d’oliva nella ristorazione

Contraffazione alimentare, lo scandalo del finto olio extravergine d’oliva nella ristorazione

By MaurizioCeccaioni

Scandalo olio Evo taroccato: ma cosa ci mettono in tavola al ristorante?

Gambero Rosso sta seguendo  l’inchiesta sulla sofisticazione dell’olio extravergine di oliva (Evo) che ha portato la Procura di Roma ad indagare su un traffico per la compravendita di olio a bassissimo costo,

di Maurizio Ceccaioni

Si sente sempre più spesso parlare di indagini della magistratura sulla contraffazione alimentare e membri dell’attuale Governo pronti a difendere a spada tratta l’italianità dei nostri prodotti. Poi ci sono i “bastian contrari” che non sono disposti a bere controvoglia la medicina e magari sfornano inchieste sull’argomento, anche a costo di dare il fianco a risposte pungenti, come quella di Report dello scorso febbraio, dubbiosa sulle nostre produzioni di vini d’eccellenza. Affermazioni poi prontamente contestate con valide argomentazioni sia dal noto sommelier Mattia Asperti su l’Unità (Report e le 10 bufale sul vino italiano…), che dalla nota testata settoriale Gambero Rosso (L’ignoranza di Report sul vino e le sciocchezze sui lieviti: provate a fare un Sassicaia a Capracotta).

Gambero Rosso che sta seguendo anche l’inchiesta sulla sofisticazione dell’olio extravergine di oliva (Evo) e che ha portato la Procura di Roma, con il procuratore aggiunto Giovanni Conzo, ad indagare su un traffico per la compravendita di olio a bassissimo costo, in particolare tra Puglia e Lazio.
Con le storie di truffe e frodi alimentari, specie di quelle riguardanti latte, olio d’oliva e vino, si sono riempite intere pagine d’inchiostro, spiegando nei particolari come alcuni “soggetti” puntino ad alterare scientemente prodotti dedicati alla nostra alimentazione.

Il tutto per il misero scopo di fare cassa, ma non in modo indolore; perché a farne fisicamente le spese è la salute di noi consumatori.
La madre di queste fu certamente quella dello scandalo del vino da tavola adulterato con il metanolo (o alcol metilico), quello che – per capirci meglio – troviamo anche nel liquido antigelo dell’auto. Una truffa scoperta nel lontano 1986, che in Italia portò alla morte di 19 persone, oltre a gravi intossicazioni con danni neurologici permanenti per altre 153 persone, tra cui 15 rimaste cieche.

Olive appena raccolte pronte per la lavorazione

Chi ha comprato era cosciente dell’acquisto?

Pensi alla Puglia e vedi grandi distese di pale eoliche e un mare di uliveti anche plurisecolari, coi quali si produce ottimo olio d’oliva, ben conosciuto anche dalle antiche legioni romane e dai crociati in partenza per la Terrasanta. Una Regione che oggi sale ancora agli “onori” della cronaca criminale, per un ennesimo tentativo da parte dei soliti noti di adulterazione alimentare proprio su una delle sue risorse primarie e di cui è il principale produttore italiano: l’olio extravergine di oliva.
La nuova inchiesta sulla truffa dell’olio Evo adulterato che ha visto in campo i Nas dei carabinieri, prese avvio tempo fa coinvolgendo circa una cinquantina di esercizi commerciali presenti nella stragrande maggioranza della Capitale, ricalcando strade già tentate, come vedremo in seguito.
Penso che molti di noi, entrando in un supermercato, possano capire subito se un prezzo è adeguato al valore del prodotto o no; per questo sembrano sempre più un arrampicarsi sugli specchi quelle giustificazioni che pare abbiano dato a suo tempo alcuni dei commercianti oggi sotto inchiesta. Cioè, quel dichiararsi “vittime” e “parte lesa”, per essere stati ingannati da chi propose loro l’affare, perché non in grado di capire la truffa.

Degustazione di varie tipologie di oli EvoCome si usa dire con una frase molto usata (e abusata) in campo giudiziario e giornalistico, dati i prezzi di acquisto stracciati rispetto alla media dei prodotti in vendita nella Grande distribuzione (Gdo), non potevano non sapere che non si trattava di olio extravergine di oliva. Prezzi che, come minimo, avrebbero dovuto far sorgere più di qualche dubbio sulla qualità dell’anonimo prodotto che gli era stato proposto da alcuni “sconosciuti” rappresentanti e poi acquistato.

 

Perché qui non si si tratta di gente comune come noi, che con la crisi in atto è attenta a risparmiare qualche centesimo di euro, o che per molti versi potrebbe non avere a disposizione quegli strumenti culturali necessari a fare scelte più oculate. Questi sono professionisti dell’alimentazione e non immagino che quell’olio taroccato lo usassero in casa loro come invece avveniva per gli ignari avventori dei locali.
Da quello che si è saputo dalle indagini della Procura di Roma supportata dai carabinieri dei Nas, in quelle bottiglie di supposto “extravergine made in Italy”, come riportato sulle anonime etichette, altro non c’era che una base di ignoto olio di bassa qualità, addizionato con beta-carotene per correggere il sapore e clorofilla per dargli il colore simil-originale. Per cui, anche se all’apparenza avrebbe potuto essere scambiato per olio Evo vero, pure i meno esperti – che di certo non sono i ristoratori – avrebbero capito che qui non si trattava nemmeno del basso prezzo di 4,50 euro/litro imposto al pubblico dal governo tunisino per calmierare la loro spesa, perché a 3 euro/litro ti veniva proposto l’acquisto di un olio “Evo” e non un olio da frittura come quello di arachide o girasole.

 

Perché l’olio extravergine di oliva, che usiamo centellinandolo a crudo su primi piatti, insalate, carne o pesce, non lo si può pagare meno di 9-11 euro a litro. Un olio salutare dal caratteristico gusto piccante e amarognolo ricco di polifenoli che – per dirla con l’Enciclopedia Treccani – sono un antiossidante naturale che “combatte lo stress ossidativo nel corpo, riduce il rischio di alcune patologie oncologiche e sembra svolgere un ruolo importante nella prevenzione e rallentamento del progredire di alcune malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Ecco un piatto dove usare vero olio Evo

Fu incauto acquisto o una scelta criminale?

Certo, con il senno del poi siamo tutti bravi a dire che sarebbe bastato andare su Google e guardare i prezzi per capire che qualcosa non andava in quell’olio “extravergine” che i Nas hanno trovato in uso in un lungo elenco di locali, tra cui ristoranti, tavole calde, bar ed esercizi commerciali del settore, i cui nomi sono stati oggi resi pubblici da “Gambero Rosso”, che da gennaio scorso sta seguendo l’inchiesta. Si tratta di locali situati in zone che – come osserva la nota testata specializzata in enogastronomia, “Hanno palesemente una vocazione da acchiappaturisti e che la qualità non l’hanno mai conosciuta”. In particolare, i ristoranti si trovano nella stragrande maggioranza in aree turistiche del centro della Capitale tra Trastevere ed Esquilino e l’ipotesi presa in considerazione nelle indagini è quella del cosiddetto “passaparola”, suffragata anche dalla contiguità di molti locali sotto inchiesta.

Come, per esempio i ristoranti Donati e Da Nazzareno in via Magenta a Roma, praticamente uno di fronte all’altro; oppure I Fratellini e La Scaletta degli Artisti (stessa proprietà) uno ad angolo con l’altro, tra via di Tor Millina e via di Santa Maria dell’Anima, al lato di piazza Navona. Ma anche Zio Carlo e Il Barone in via in Arcione a Roma: uno al numero 85 e l’altro al 95.
Con questa logica non è passato indenne nemmeno il litorale romano, come con i ristoranti SanStefano e del Ghiottone sul lungomare della Salute a Fiumicino, in pratica uno accanto all’altro.

Lo scandalo ha coinvolto anche i “palazzi del potere”, dato che tra i soggetti indagati c’è anche il bar-tavola calda del Ministero dell’Istruzione e del Merito in viale di Trastevere. Un elenco di indagati che ha potuto visionare Gambero Rosso, partito dall’olio Evo contraffatto e che si è poi allargato verso soggetti per i quali “sono in corso ulteriori verifiche”. Come la gastronomia in provincia di Pavia che venderebbe “olio extravergine d’oliva, vino del Salento e dell’Oltrepò Pavese, formaggi di cascina e salumi nostrani“.

Dal produttore al consumatore

Una truffa alimentare che ha portato la Procura di Roma a contestare a molti degli indiziati il reato di “contraffazione di sostanze alimentari e ricettazione”, proprio perché dalle risultanze acquisite, “non potevano non sapere” cosa stessero acquistando, a cominciare dall’origine del prodotto. Pare infatti che siano stati usati vari tipi di oli di bassa qualità, tra cui quelli detti “lampanti rettificati”; cioè, olio vergine così classificato in particolare per gli elevati livelli di acidità, ufficialmente non usato nell’alimentazione. Come riportato da Gambero Rosso: “Dalle analisi effettuate dagli inquirenti il prodotto incriminato sarebbe sostanzialmente olio di semi di origine ignota al quale viene aggiunta clorofilla, per creare un colore verde che imiti perfettamente quello dell’olio extravergine di qualità, e beta carotene per modificarne il gusto e farlo assomigliare al prodotto originale. Un mix che avrebbe potuto causare danni alla salute se assunto in dosi eccessive, in quanto il beta carotene può portare a disturbi come l’alterazione del colore della pelle, un’incidenza maggiore di cancro al polmone nei fumatori e deve essere evitato nelle donne in gravidanza o nel periodo dell’allattamento. A questo si aggiunge il fatto che gli oli di semi utilizzati per la sofisticazione fossero di provenienza ignota, con il conseguente rischio di possibili reazioni allergiche nei soggetti predisposti”.

Raccolta delle olive nel Salento

Il tempo passa, ma il lupo perde il pelo ma non il vizio…

Già tempo fa la Procura di Foggia, grazie all’ausilio dei Nas, Eurojust (Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione giudiziaria penale) ed Europol, aveva scoperto una truffa simile denominata “Oro Giallo”, attuata tra Cerignola e la Germania, in cui erano implicati direttamente due personaggi pugliesi già noti alle forze dell’ordine. Il primo, Savino Merra, è oggi indagato per la sofisticazione, produzione e confezionamento di ingenti quantitativi di olio sofisticato, ma fu già messo agli arresti domiciliari nel 2019 per la già detta inchiesta. Con lui Nicola Sinerchia, che ritroviamo oggi nelle carte degli inquirenti in veste di rappresentante legale dell’oleificio Si.Ol a Cerignola (Fg), il luogo indicato per la produzione dell’olio di semi usato per la sofisticazione, ma anche lui, all’epoca dell’inchiesta “Oro giallo”, fu indicato con l’accusa di essere il “capo dell’associazione per delinquere” organizzata per mezzo del suo oleificio.

Un business criminale che non pare si abbia intenzione d’interrompere dopo ben venti anni dalla prima scoperta e i reiterati tentativi di sofisticazione dell’olio extravergine d’oliva. Forse anche rifacendosi al famoso detto latino “Repetita juvant”, forti dell’ormai certa perdita di memoria storica di gran parte della nostra gente. Ci hanno riprovato, ma il trucchetto non ha funzionato e gli è andata male ancora una volta. Ma fino a quando?

Questo è vero olio Evo dopo la pressatura

 

Di seguito l’elenco dei locali indagati nell’informativa dei Nas, riportato da Gambero Rosso

Ristoranti ed esercizi di Roma e provincia: Grande Secolo, via Cavour 128/130, Roma; Pizzami a Roma, via Casilina 1214, Roma; Aquila Nera, via Principe Amedeo 51, Roma; Pizza Boom, viale di Trastevere 273, Roma; Al Viminale, piazza del Viminale 3-4, Roma; Borgo Nuovo, Borgo Pio 104, Roma: Ristobar, piazza del Risorgimento 63, Roma; Bandana Republic, via Alessandria 44, Roma; Osteria Del Gusto, via Rasella 52, Roma; Donati, via Magenta 20, Roma; Da Nazzareno, via Magenta 35/37, Roma; Papa Re, via della Lungaretta 149, Roma; La Panetteria, via della Panetteria 13a/14, Roma; Gioberti50, via Gioberti 50, Roma; La Perugina, via dei Durantini 267, Roma; Il Barone, via in Arcione 95, Roma; Zio Carlo – via in Arcione 85, Roma; Da Marco, corso Vittorio Emanuele II 333, Roma; Hostaria I Fratellini, via Tor Millina 17, Roma; La Scaletta degli Artisti, via di Santa Maria dell’Anima 56, Roma; Bar-tavola calda all’interno del Ministero dell’Istruzione e del Merito; negozio TuttoSurgelati, via Monte Massico 100, Roma; negozio Forno da Milvio, via dei Serpenti 7, Roma; negozio Tuttomarket, via Scarpanto 5, Roma; SanStefano , lungomare della Salute 55/c, Fiumicino; Il Ghiottone, lungomare della Salute 51/a, Fiumicino; Da Giorgio, via della Torre Clementina 200, Fiumicino; Rango Carni (commercio all’ingrosso di carne), via Roma 31, Lariano.
Altri: negozio Delizie di Parma, via Don Pasquale Rovati 43, Vidigulfo (Pv)

Foto Maurizio Ceccaioni

 

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