Conoscere il DNA per individuare i falsi del pesce

Conoscere il DNA per individuare i falsi del pesce

By Redazione

Smascherare le frodi ittiche, aumentando la sicurezza del consumatore ed i vantaggi dei produttori onesti.

Questa la missione di una task force, collaborazione tra la Procura di Torino, l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Piemonte, e la ASL Torino1. Tra le professionalità
coinvolte, il procuratore Raffaele Guariniello, il dottor Pierluigi Acutis e la dottoressa Elena Bozzetta, il dottor Rino Costa.

A guidare la squadra, la dottoressa Maria Caramelli, direttore sanitario dell’Istituto zooprofilattico, che spiega la rilevanza dei tarocchi del pesce.

Secondo la dottoressa: “Il fenomeno delle frodi ittiche è in aumento: uno studio evidenzia ad esempio come i grandissimi quantitativi di filetti di platessa in vendita o somministrati in
mense e ristoranti non siano compatibili con l’effettiva quantità di platesse presenti nel mare”. E poi, i rischi per la salute, con specie pericolose spacciate come innocue.
Senza dimenticare poi l’esistenza di “Diversi agenti di malattia, e i dati epidemiologici internazionali indicano chiaramente che le malattie trasmesse dagli alimenti crescono in modo
esponenziale ogni anno”.

Arma fondamentale della squadra del Torino è un test innovativo, centrato sull’analisi del DNA. Il metodo, creato dall’Istituto zooprofilattico, si basa sulla conoscenza
della sequenza totale del DNA mitocondriale dei pesci commercializzati. E, sostengono gli esperti, l’indagine può utilizzata per la verifica del pesce congelato, affumicato, sott’olio o
sotto sale.

Secondo la dottoressa Caramelli, dall’inizio d’attività della task force il nuovo metodo ha consentito di scoprire come il 26% si è rivelato “Non conforme, cioè
corrispondente a quanto dichiarato in etichetta”.

Tra le varie particolarità, spicca il caso della platessa. Gli esperti ricordano come pesci di valor minore vengono spacciati per il pesce in questione, a danno della salute e
delle tasche del consumatore.

Oppure, quello del pesce del Nilo: data la scarsa igiene delle acque, tale pesce deve essere sottoposto a speciali controlli. Se allora non si rispetta la legge, sul mercato arrivano
esemplari non esaminati, potenziale fonte di patogeni pericolosi.

Infine, la situazione delle specie in via d’estinzione. Scopo della task force è assicurarsi che pescatori e commercianti diano ai pesci in pericolo, come il tonno rosso, la
tutela prevista dalla legge.

Matteo Clerici

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