Comitato democrazia Cremona: da martedì il corso di aggiornamento in Polonia

Partiranno martedì prossimo,30 ottobre, alle 7,45, i 24 partecipanti al corso di aggiornamento residenziale per insegnanti organizzato, come ogni anno, dal Comitato provinciale per la
difesa e lo sviluppo della democrazia coordinato da Ilde Bottoli, il rientro è previsto per la serata di sabato 3 novembre.

Meta del viaggio è la Polonia. Il soggiorno sarà a Varsavia. L’obiettivo è la conoscenza di tre campi di sterminio solitamente poco frequentati dai “tour della memoria”
quali Chelmno, Treblinka e Sobibor, ma importantissimi per la storia della Shoah. Essi infatti furono concepiti proprio come campi di sterminio di massa, funzionali alla “soluzione finale”, e
in essi vennero sterminati almeno un milione e mezzo di ebrei, oltre a un numero imprecisato di altri esseri umani, in prevalenza prigionieri russi, che non vennero neppure registrati dai
“contabili della morte”.

Delle strutture predisposte dai nazisti per l’eliminazione di massa non rimane nulla: furono gli stessi nazisti a smantellare i campi, distruggendo ogni traccia e piantando alberi sopra le
fosse comuni e al posto delle baracche, delle camere a gas e dei forni crematori. Ma le testimonianze dei pochissimi sopravvissuti consentono di ricostruirne la storia e il ruolo centrale nello
sterminio degli ebrei e dei prigionieri provenienti in una prima fase dall’Europa orientale ma poi anche dal resto del continente. Tali testimonianze sono raccolte anche nel film “Shoah” di
Claude Lanzmann, finalmente uscito anche in italiano.

Il primo campo che verrà visitato è Chelmno, fra Varsavia e Poznan. Attorno al castello vennero realizzate le baracche. Nel campo venne sperimentata la soppressione degli ebrei,
stivati in camion, con i gas di scarico. Le vittime furono almeno 360mila, in gran parte provenienti dal ghetto di Lodz. Ma vi vennero uccisi anche i bambini provenienti dal villaggio
cecoslovacco di Lidice, raso al suolo per rappresaglia. Al momento dell’evacuazione sotto la spinta dell’avanzata russa, nel gennaio 1945, alcuni deportati riuscirono a fuggire e furono poi i
testimoni d’accusa ai processi dei loro aguzzini.

Il secondo campo sarà Treblinka. Al primo, durissimo campo di lavoro, dove i deportati lavoravano come schiavi, nel 1942 venne aggiunto il vero e proprio campo di sterminio, dove vennero
soppressi almeno 900mila ebrei nelle camere a gas nelle quali lo “Zyclon B” sostituì il gas di scarico e il biossido di carbonio. Anche di Treblinka non rimane più nulla se non un
monumento alle vittime e la testimonianza di alcuni internati che, in seguito a una rivolta, riuscirono a evadere e a sfuggire alla successiva caccia all’uomo.
Infine Sobibor, quasi al confine orientale della Polonia, dove vennero sterminati almeno 250mila ebrei e un numero imprecisato di altri prigionieri. Qui si arrivò a riesumare i corpi
dalle fosse comuni per bruciarne i resti. Nel bosco, dove venivano bruciati i cadaveri che il crematorio non riusciva a smaltire, un grande tumulo di ceneri e di terra intrisa di sangue ricorda
l’efferatezza del luogo e il martirio delle vittime. Anche a Sobibor una rivolta di circa 300 detenuti, il 14 ottobre 1943, consentì ad alcuni di loro, una quarantina, di mettersi in
salvo e diventare, a guerra finita, testimoni contro coloro che avevano organizzato uno dei più efficienti impianti di soppressione collettiva. In seguito alla rivolta, infatti, il campo
venne sgombrato e distrutto dalle SS.

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