Code of Practice AI Act: l’Europa introduce l’etichetta per i contenuti artificiali. Basterà per fermare la disinformazione?

Code of Practice AI Act: l’Europa introduce l’etichetta per i contenuti artificiali. Basterà per fermare la disinformazione?

By Giuseppe

Pubblicato il nuovo Code of Practice previsto dall’AI Act europeo. Obiettivo: rendere riconoscibili i contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale. Una svolta importante, ma non priva di criticità e interrogativi.

Newsfood.com, 11 giugno 2026


NOTA DEL DIRETTORE

Nel settore alimentare siamo abituati a leggere le etichette. Vogliamo sapere da dove arriva un prodotto, come è stato realizzato e quali ingredienti contiene. Con l’Intelligenza Artificiale sta emergendo una nuova esigenza: conoscere l’origine dei contenuti digitali che leggiamo, ascoltiamo o guardiamo ogni giorno. La domanda è semplice: chi ha creato quel contenuto? Una persona, una macchina o una collaborazione tra le due? La risposta potrebbe diventare uno degli elementi chiave della fiducia nell’informazione del prossimo futuro.
Giuseppe Danielli


 

La Commissione Europea ha pubblicato il 10 giugno 2026 la versione definitiva del “Code of Practice on Marking and Labelling of AI-Generated Content“, il codice di buone pratiche previsto dall’articolo 50 dell’AI Act dedicato alla marcatura e all’etichettatura dei contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale.

Si tratta di un documento destinato a influenzare profondamente il modo in cui verranno prodotti, distribuiti e identificati testi, immagini, video e contenuti digitali realizzati attraverso sistemi di IA generativa. Il percorso che ha portato alla definizione del Codice è durato circa otto mesi e ha coinvolto oltre 200 stakeholder, esperti di tecnologia, giuristi, studiosi delle scienze sociali e rappresentanti dei 27 Stati membri dell’Unione Europea.

Tra i protagonisti del gruppo di lavoro figura il professor Dino Pedreschi dell’Università di Pisa, vice-chair del Working Group dedicato agli obblighi di trasparenza applicabili ai fornitori di sistemi di IA generativa.

Perché questo documento è importante

Il nuovo Codice affronta una questione che fino a pochi anni fa sembrava quasi teorica ma che oggi è diventata centrale. Le moderne piattaforme di Intelligenza Artificiale sono infatti in grado di produrre fotografie realistiche, video sintetici, registrazioni vocali, articoli, recensioni e documenti che possono risultare difficili da distinguere da quelli creati da esseri umani.

L’obiettivo del Codice è favorire la riconoscibilità dell’origine dei contenuti, aumentando la trasparenza e riducendo il rischio di manipolazioni, frodi informative e campagne di disinformazione. In altre parole, l’Europa sta tentando di introdurre nel mondo digitale un principio già consolidato in molti altri settori: chi utilizza un prodotto o un contenuto deve poter conoscere almeno in parte la sua provenienza.

Il vero rischio: la perdita di fiducia

Il problema non è l’Intelligenza Artificiale in sé. La vera criticità riguarda la fiducia, se cittadini, consumatori e utenti non riescono più a distinguere tra contenuti autentici e contenuti artificiali. E’ sempre più facile diffondere notizie false, manipolare opinioni pubbliche, influenzare mercati o alterare il dibattito democratico.

Per questo motivo la trasparenza viene considerata uno degli elementi fondamentali del nuovo ecosistema digitale europeo. La sfida non consiste nel bloccare l’innovazione, ma nel renderla compatibile con il diritto all’informazione corretta e verificabile.

I possibili limiti del sistema

Pur rappresentando un passo avanti significativo, il nuovo Codice non elimina alcuni problemi strutturali. Il primo riguarda i soggetti intenzionati a operare fuori dalle regole. Chi produce deliberatamente disinformazione potrebbe utilizzare sistemi sviluppati in Paesi che non adottano gli stessi standard oppure rimuovere volontariamente gli elementi identificativi previsti dal Codice.

Un secondo aspetto riguarda la conservazione delle informazioni di origine. Fotografie, video e documenti possono essere modificati, ricopiati, convertiti o ricondivisi più volte. In questi passaggi parte dei dati utilizzati per identificarne la provenienza potrebbe andare perduta.

Esiste poi una vasta area grigia che riguarda i contenuti realizzati con il contributo sia umano sia artificiale. Un giornalista che utilizza l’IA per correggere un testo, un fotografo che interviene su un’immagine o un ricercatore che impiega strumenti generativi per sintetizzare informazioni producono contenuti che non possono essere classificati in modo semplicistico come totalmente umani o totalmente artificiali.

La sfida per il giornalismo

Per il mondo dell’informazione questa evoluzione rappresenta un passaggio storico. L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nelle redazioni è ormai una realtà. Cambia però la questione della responsabilità editoriale. Un contenuto può essere stato realizzato con l’aiuto dell’IA, ma deve continuare a esistere una persona, un giornalista o un editore che se ne assume la responsabilità.

La trasparenza sull’utilizzo degli strumenti non sostituisce il controllo umano, ma può contribuire a rafforzare il rapporto di fiducia tra chi produce informazione e chi la riceve.

Un primo passo verso la tracciabilità della fiducia

L’AI Act e il nuovo Code of Practice potrebbero essere ricordati come il primo tentativo concreto di introdurre nel mondo digitale un concetto destinato a diventare sempre più importante: la tracciabilità della fiducia. Probabilmente nessuna etichetta sarà in grado di eliminare completamente le manipolazioni e gli abusi.

Così come le etichette alimentari non cancellano le frodi ma aiutano a contrastarle, anche la marcatura dei contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale potrebbe diventare uno strumento utile per aumentare trasparenza e consapevolezza.

La sfida, nei prossimi anni, sarà trasformare questo principio in uno standard realmente efficace, condiviso e difficilmente aggirabile. Un’impresa quasi impossibile.


CHI È DINO PEDRESCHI

Dino Pedreschi è professore ordinario presso il Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa ed è considerato uno dei principali esperti italiani nel campo della scienza dei dati, dell’Intelligenza Artificiale e dell’etica digitale.

Nel gruppo di lavoro europeo ha ricoperto il ruolo di vice-chair del Working Group 1 dedicato agli obblighi di trasparenza per i sistemi di IA generativa. Ha partecipato alla definizione delle linee guida che accompagneranno l’applicazione dell’articolo 50 dell’AI Act europeo.

Secondo Pedreschi, il nuovo Codice può rappresentare un contributo concreto nella lotta contro la misinformazione e la disinformazione, rendendo progressivamente riconoscibile l’origine umana o artificiale dei contenuti digitali.

 



Qui il comunicato stampa ufficiale

Pubblicato il Code of Practice europeo sui contenuti generati dall’IA: il Dino Pedreschi dell’Università di Pisa nel gruppo di lavoro

Pedreschi: OpenAI ha annunciato il proprio supporto all’iniziativa e definendolo uno strumento utile per favorire un ecosistema europeo dell’IA innovativo e affidabile”
La Commissione Europea ha pubblicato il 10 giugno 2026 la versione definitiva del Code of Practice on Marking and Labelling of AI-Generated Content, previsto dall’articolo 50 dell’AI Act. Il documento, un codice di buone pratiche sulla marcatura e l’etichettatura dei contenuti generati dall’Ai, rappresenta il risultato finale di otto mesi di lavoro, con decine di meeting, workshop e incontri bilaterali che hanno coinvolto oltre 200 stakeholder e i rappresentanti dei 27 Stati membri dell’Unione Europea. Due gruppi di lavoro, composti da esperti di tecnologia, diritto e scienze sociali, hanno contribuito a definire un quadro di riferimento volto a prevenire inganni e manipolazioni legati ai contenuti sintetici e a rafforzare la fiducia pubblica nell’ecosistema digitale.
Il professor Dino Pedreschi, docente dell’Università di Pisa, ha ricoperto il ruolo di vice-chair del Working Group 1: Transparency Obligations Applicable to Providers of Generative AI Systems, incaricato di elaborare le linee guida sulla trasparenza e sulla riconoscibilità dei contenuti generati dai sistemi di intelligenza artificiale generativa. Nel suo lavoro è stato coadiuvato da Virginia Morini, post-doc al Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa, e da Michele Gambetta, dottorando del National Ph.D. in Artificial Intelligence for Society guidato dall’Ateneo pisano.
“Coordinare questo lavoro è stata un’esperienza complessa ma affascinante – racconta Dino Pedreschi – Ora confidiamo che molti stakeholder aderiscano al Codice e auspichiamo che esso rappresenti un contributo efficace nella lotta contro la misinformazione e la disinformazione, rendendo progressivamente riconoscibile l’origine umana o artificiale dei contenuti che incontriamo online. Un aspetto importante è che questo lavoro ha già stimolato iniziative legislative analoghe in diverse parti del mondo, in particolare in California, dove stiamo collaborando con i legislatori locali”.

“Già l’11 giugno – conclude Pedreschi –  OpenAI ha annunciato il proprio supporto all’iniziativa e definendolo uno strumento utile per favorire un ecosistema europeo dell’IA innovativo e affidabile”.


Collana: Le tesine di Newsfood – Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, sotto la supervisione e revisione editoriale della redazione. Articolo aggiornato al 11 giugno 2026 –


 

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