Il mondo del credito promuove l’intelligenza artificiale

Il mondo del credito promuove l’intelligenza artificiale

By Giuseppe

Report del Convegno a Milano con Bankitalia

Intelligenza artificiale e industria finanziaria: quali applicazioni, quali implicazioni.

L’evento è stato aperto da Giorgio Gobbi, direttore della sede milanese di Banca d’Italia

 

Milano, 9 ottobre 2024

A cura di ASSOEDILIZIA informa

Il mondo del credito promuove l’intelligenza artificiale

Convegno a Milano con Bankitalia

di Saverio Fossati

Il convegno di studi “Intelligenza artificiale e industria finanziaria: quali applicazioni, quali implicazioni” organizzato dalla sede milanese della Banca d’Italia il 9 ottobre a Milano è stato dedicato ad analizzare lo sviluppo di tecnologie dell’intelligenza artificiale che, aprendo per l’industria finanziaria nuovi scenari, con opportunità e criticità operative, stimola un percorso articolato di riflessioni e approfondimenti, finalizzati a una migliore comprensione e gestione.

L’evento, cui ha partecipato Assoedilizia Informa, è stato aperto da Giorgio Gobbi, direttore della sede milanese di Banca d’Italia, che ha scherzosamente lanciato delle accuse all’intelligenza artificiali: “L’Ai ha distrutto il nobile gioco degli scacchi e la millenaria arte del go. E chi ci può garantire che le opere di Bach e di Shakespeare siano tutti originali?. Ma dell’Ai abbiamo bisogno”. Serve per la produttività, per la transizione demografica, per ridurre le disuguaglianze nel mondo: da due secoli l’aumento della produttività ci ha consentito di aumentare il benessere.

L’Associazione nazionale di studio sui problemi del credito è stato rappresentata dal presidente Ercole Pellicanò, che ha dato una definizione dell’intelligenza artificiale in cui ha espresso due domande: siamo sicuri che possiamo permetterci, in termini di costo, l’Ai e che possiamo tenerla sotto controllo? Trovandoci ormai su questa strada, bisogna però che l’uomo conservi la guida del processo.
Il Dg Anspc Filippo Cucuccio ha coordinato il dibattito sottolineando che su questo tema il percorso è in divenire e che nel convegno si scatteranno delle fotografie della situazione attuale.

Valeria Falce (ordinario Diritto dell’Economia – Università Europea di Roma) ha ricordato che l’Osservatorio di political intelligency del Politecnico di Milano ha registrato come il mercato dell’Ai ha registrato un incremento di oltre il 50% con 760 milioni di volume d’affari. Altri dati ci dicono che si tratta ormai del 18% del Pil mondiale. La scelta regolamentare è in linea con le scelte fatte in sede Ocse: deve esserci un elaboratore che abbia alcune caratteristiche cumulative, variamente adattabile al contesto e capacità inferenziale. E vengono, per esempio, considerati ad alto rischio i sistemi che valutano l’affidabilità delle persone e la loro propensione al credito. Le autorità deputate al controllo sono quelle nazionali due agenzie AgIDAcm.

“L’Ai sta rivoluzionando il settore assicurativo”, ha detto Stefano De Polis (segretario Generale IVASS), creando nuove opportunità di business, ma vanno valutati alcuni aspetti come la difesa del consumatore. Gli investimenti del settore nell’Ai sono ingenti ma vanno considerati innovazione e inclusione sociale, che devono andare di pari passo. Sicuramente l’Ai impatta sulla fase del contratto, valutando i rischi del contraente attraverso l’analisi predittiva: le compagnie vogliono proporre al cliente il prodotto adeguato. L’Ivass ha infatti lo scopo della tutela del consumatore e l’Ai pone nuovi problemi, può aumentare l’inclusione o escludere alcune fasce dall’accesso ai prodotti assicurativi, partendo magari da dati con pregiudizi.

Paola Deriu (Responsabile Divisione Studi e Regolamentazione CONSOB) ha raccontato la sua esperienza nell’area Consob della vigilanza sui mercati, studiando le esperienze Usa, nel Regno Unito e in Australia. Questa attività di monitoraggio è centrata sulla regolarità delle negoziazioni, sulla correttezza delle informazioni e sulle anomalie che possano indicare reati. Abbiamo chiesto ad alcuni scienziati per valutare i processi di selezione dei casi immaginando delle variabili delle scelte degli investitori come la concentrazione su un titolo e l’esposizione massima. E l’algoritmo, per esempio in caso di un’Opa, tira fuori una cartella che segnala le discontinuità degli investitori su quel titolo ricostruendone le mosse scorrette.

Il secondo panel del convegno è stato aperto dalla relazione di Stefano Monferrà (Ordinario Economia degli Intermediari Finanziari – Università Cattolica di Piacenza), che ha detto che il fenomeno dell’Ai non lascia scampo: tutti i settori economici ne saranno interessati. E ha citato l’esempio dell’uso dell’Ai sui comportamenti dei neonati prematuri, impossibili da monitorare da parte degli infermieri. In base a un’analisi volta su 13 categorie professionali l’impatto dell’uso dell’Ai verrebbe preso in considerazione da 8 milioni di lavoratori. E, rispondendo alla domanda sulla perdita di posti di lavoro, Monferrà ha detto che va preso atto anzitutto del fatto che l’Ai è un salto quantico non paragonabile a quelli precedenti come l’energia elettrica o i computer. Un altro studio distingue tra lavoro cognitivo, manuale o routinario: gli ultimi due subiranno più implicazioni e gli interessati mostrano ottimismo crescente tra i giovani, preoccupazione tra gli anziani. Sulla produttività, l’Ai farà fare un salto producendo sicuramente più ricchezza e in tempi assai minori dei “salti quantici” precedenti. Insomma, i vantaggi ci sono purché le mansioni vengono riposizionate in attività a lavoro aggiunto, con un reskill di attività e competenze. Ma per evitare le disuguaglianze ci vuole etica, ci vuole più umanesimo.

La parola è poi passata a Marco Rotoloni (co-responsabile della Ricerca ABI LAB), che ha sostenuto che l’Ai non distrugga il lavoro umano ma anzi dia all’uomo dei veri e propri super poteri: il gioco degli scacchi ha visto aumentare di 100 punti i detentori del titolo, perché tutti si allenano con l’Ai. E se abbiamo scacchisti più preparati, perché non immaginare professionisti più preparati? La differenza non è tra l’uomo e la macchina ma tra uomini che sono o non sono capaci di farsi aiutare dalle macchine. La normativa sta avendo impatti nelle banche, sugli strumenti di governo. Il rischio semmai è di un overlapping normativo, ha detto Rotoloni, perché si sovrappone ad altre norme.

Alfredo Maria Garibaldi (docente Master in Management dell’I.A. – Università Cattolica di Milano) ha elaborato un vademecum per un approccio virtuoso all’Ai nelle aziende e negli istituti di credito. In realtà, ha detto Garibaldi, il metodo corretto è un’adozione che va fatta e coordinata dal top management e non formarsi dal basso. Quindi sono i quadri dirigenziali che devono approcciarsi per primi all’Ai. I cambiamenti sono notevoli nei modelli organizzativi e nei flussi decisionali. L’Ai deve poi partire con un’adozione etica.

Più preoccupato si è detto Claudio Tebaldi (direttore Fintech Lab – Università Bocconi di Milano): “Della piattaforma tecnologica siamo gli utilizzatori dell’ultimo miglio ma se andiamo a vedere lo sviluppo digitale vediamo che registra una concentrazione mai vista prima e tutta piuttosto lontana dalla capacità europea di competere”. C‘è un tema di competitività ma anche di antitrust, che va affrontato perché dobbiamo essere in grado di offrire soluzioni alternative, investendo adeguatamente, mentre il capitale finanziario è ancora molto frammentato. La cifra delle sette big tech americane non ci appartiene, dobbiamo creare uno sviluppo decentralizzato, facendo una forza della nostra debolezza.

Saverio Fossati

Scarica la locandina (Clicca qui)

 

 

 

 

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Redazione Newsfood.com
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