Codacons su Gdp sentenza polizza assicurativa auto: Commento di Franco Antonio Pinardi

Codacons su Gdp sentenza polizza assicurativa auto: Commento di Franco Antonio Pinardi

Franco Antonio Pinardi, Segretario Generale della Confederazioni Giudici di Pace,
in esclusiva per Newsfood.com

(vedi comunicato allegato in calce)

“La questione attiene alla nota problematica dell’antieconomicità delle riparazioni, ossia in tutti i casi in cui il costo degli interventi da eseguire sul mezzo incidentato sia superiore al valore dello stesso al momento del sinistro.
Tale problema si pone in particolare nel caso in cui la valutazione del perito sia inferiore a quello assicurato, ossia indicato in polizza.

Sul punto vi sono due diversi orientamenti.

Secondo l’orientamento maggioritario della Suprema Corte, l’entità del risarcimento non può eccedere quello del valore del bene danneggiato al momento del sinistro.
Pertanto, secondo questo orientamento, dal momento che la finalità del sistema del risarcimento del danno da fatto illecito consiste nel porre il danneggiato nella stessa posizione nel caso in cui questo non si fosse verificato, viene esclusa la forma di reintegrazione in forma specifica, ossia il risarcimento delle somme versate per la riparazione, qualora tale spesa superi il valore commerciale del veicolo.
La ratio di tale orientamento risiede nella necessità di assicurare il corretto bilanciamento tra danno e risarcimento evitando che il fatto illecito possa tradursi per il creditore in una occasione di lucro (indebita locupletazione).
Conseguentemente, in questo caso il risarcimento verrà determinato per equivalente, ossia in una somma pari alla media tra il costo del danno e del valore  prima del sinistro, che rappresenta il concreto valore commerciale, o valore di mercato del mezzo danneggiato.

A tale orientamento si contrappone, invece, quello della maggioranza della giurisprudenza di merito che, invece afferma che ai fini del risarcimento non occorre unicamente valutare il valore del mezzo, ma prendere in considerazione la funzione dello stesso, l’utilità che il danneggiato ne trae, con l’unico limite dell’eccessiva onerosità per il debitore.

Ad avviso dello scrivente trattasi dell’orientamento più conforme al dettato normativo perché discende proprio dalla logica del risarcimento in forma specifica, la reintegrazione di tutte le voci di danno, ossia anche il valore d’uso e non solo quello di scambio.
La ratio è evidente un’autovettura può avere un valore commerciale molto basso ma l’utilità che il proprietario ne trae può essere rilevante (ad esempio recarsi al lavoro ad un luogo posto a notevole distanza).
Inoltre occorre valutare l’utilità intrinseca del mezzo, se si considera unicamente il valore commerciale del bene si avrebbe l’effetto di impedire al danneggiato l’acquisto di un’autovettura che sostituisce quella in uso, con la conseguenza di aggravare notevolmente la sua posizione.

In questo senso va inquadrato il limite di valore indicato nella polizza nel senso che questo comprende non solo il valore di mercato, bensì anche quello di utilizzo del bene assicurato.
Correttamente, quindi, il giudice di pace di Milano ha ritenuto vincolante il valore indicato in polizza, perché diversamente, oltre a costituire una indebita percezione di premio, non si sarebbe consentito all’assicurato di essere risarcito per l’ulteriore perdita di valore dovuto al mancato utilizzo del mezzo.”

 
(qui il comunicato di Codacons):
Inizio messaggio inoltrato:
Data: 19 marzo 2015 12:28:28 CET
Oggetto: Codacons su Gdp sentenza polizza assicurativa auto
Da: Ufficio Stampa Codacons

COMUNICATO STAMPA
Cronaca Giudiziaria

19 Marzo 2015

GIUDICE DI PACE DI MILANO: SENTENZA NUMERO 3190/2015, DEPOSITATA IN DATA 10.03.2015

ASSICURAZIONI AUTO: IN CASO DI RISARCIMENTO DEL DANNO, IL VALORE DELL’AUTOVETTURA INDICATO IN POLIZZA E’ VINCOLANTE

Capita spesso che in caso di deperimento dell’autovettura assicurata a seguito di sinistro stradale, atto vandalico, furto o incendio insorgano questioni circa il reale valore del mezzo.

Le compagnie assicuratrici normalmente tendono ad offrire una valutazione del veicolo inferiore al valore indicato in polizza, nonostante siano loro stesse ad eseguire quest’ultima valutazione.

Qui sorge la contraddizione: ad un determinato valore di polizza corrisponde una determinata franchigia che l’assicurato annualmente versa. Quindi, in caso di deperimento del mezzo, il valore di riferimento dello stesso sarà quello di polizza e non quello (inferiore) indicato dai periti dell’assicurazione.

Esempio concreto: il Sig. Rossi beneficia di una polizza “casco” sulla propria autovettura, valutata in polizza € 2.000,00. Al momento del sinistro l’assicurazione non potrà offrire un risarcimento di € 1.000,00 sostenendo che quello sia il valore commerciale del mezzo. Dovrà invece risarcire il valore che lei stessa ha indicato in polizza, cioè € 2.000,00. Così non fosse avrebbe percepito indebitamente un canone più alto rispetto a quello dovuto poiché il valore del bene non era di € 2.000,00 ma di € 1.000,00.

 

 

REdazione Newsfood.com

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