Cioccolato fondente, e la stanchezza cronica diminuisce

Cioccolato fondente, e la stanchezza cronica diminuisce

Piccole dosi di cioccolato fondente, assunte nell’arco della settimana, riducono i sintomi della stanchezza cronica.

Questo il risultato di una ricerca dell’University of Hull (Gran Bretagna), diretta dal professor Stephen Atkin e pubblicata sul “Nutrition Journal”.

Lo studio si è basato su 10 volontari, 6 uomini e quattro donne: età meda 52 anni, tutti affetti da stanchezza cronica. Essi hanno ricevuto, a random 15 grammi di cioccolato
fondente antiossidante, o la stessa dose di cioccolato normale. Entrambe le varietà di cioccolato erano fornite dalla Nestlè , avevano uguale sapore, e venivano consumate per lo
stesso periodo di tempo. Inoltre, la somministrazione è avvenuta in doppio cieco * randomizzato.

Durante il periodo dell’esperimento (8 settimane), gli scienziati hanno notato come chi assumeva il primo cioccolato mostrava una riduzione dei sintomi legati alla stanchezza, come depressione,
ansia ed affaticamento. Al contrario, mangiare il secondo tipo di cioccolato provocava un aggravamento della sintomatologia.

Per gli studiosi, la differenza è stata nelle alti dosi di polifenoli, assunti tramite cioccolato fondente. Tali antiossidanti sono infatti in grado di schermare le cellule del corpo
dallo stress ossidativo, prima causa della stanchezza cronica. Inoltre, ricerche passate hanno evidenziato la loro capacità di difesa e stimolo di vari organi, cervello in primis.

Testimonia il professor Hull: “C è stato un consistente miglioramento della sintomatologia con il cioccolato ricco di fenoli e un peggioramento con l’altro tipo di coccolato, un effetto
placebo è improbabile. Inoltre non era possibile distinguere la differenza di gusto tra un cioccolato e l’altro”.

Lo stesso professore inquadra così il lavoro svolto: “I risultati ottenuti risultano sorprendenti a causa del piccolo numero del campione e, anche se è necessario testarne gli
effetti su un gruppo più ampio, potrebbero essere molto incoraggianti per chi soffre di questa patologia”.

FONTE: Sathyapalan T, Beckett S, Rigby AS, Mellor DD, Atkin SL, “High cocoa polyphenol rich chocolate may reduce the burden of the symptoms in chronic fatigue syndrome”, Nutrition
Journal 2010, 9:55 (22 November 2010), doi:10.1186/1475-2891-9-55

*Doppio cieco:

Uno studio randomizzato in doppio cieco è uno studio scientifico prospettico teso a valutare
le effettive azioni di un dato farmaco o di una terapia in genere.

La particolarità di questo sistema di valutazione sta nel fatto che né il paziente né il medico conoscono la natura del farmaco effettivamente somministrato.
Si differenzia quindi dallo studio “in cieco”, dove solo il paziente è all’oscuro del trattamento cui è sottoposto, e dallo studio in triplo cieco, dove anche lo statistico che
elabora i dati non può associare un gruppo a un dato farmaco.

Lo scopo di tale metodo è quello di evitare che i risultati della ricerca vengano influenzati a priori non solo dal condizionamento del paziente ma da quello dello stesso medico che sta
effettuando la ricerca.

Non sempre è immediata e attendibile la valutazione dei risultati di un esperimento. Occorre tenere conto del fatto che lo sperimentatore ha una propria soggettività e che questa
può, in una qualche misura, influire sulla valutazione dei risultati. È ampiamente dimostrato che le convinzioni, i preconcetti, le aspettative, o semplicemente determinate
informazioni che lo sperimentatore possiede possono indurlo a un involontario fraintendimento dei dati osservati. Ulteriore complicazione è rappresentata dalla circostanza in cui
l’oggetto della sperimentazione sia costituito a sua volta da un soggetto umano. Ciò accade, ad esempio, in psicologia e medicina. In questi ambiti entrambi gli elementi dell’esperimento, lo sperimentatore e
l’oggetto sperimentato, in quanto esseri umani, sono potenzialmente condizionabili. Per ovviare a tali inconvenienti è quindi necessario predisporre procedure e protocolli d’indagine che
eliminino il rischio di errori di interpretazione e portino a una valutazione oggettiva dei dati.

Matteo Clerici

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