CIA, danni alle coltivazioni provocati dalla fauna selvatica, un problema da risolvere

CIA, danni alle coltivazioni provocati dalla fauna selvatica, un problema da risolvere

Per l’agricoltura italiana è sempre più drammatica l’emergenza per i danni causati dagli animali selvatici (soprattutto gli ungulati e tra questi in particolare i cinghiali). Le
conseguenze alle coltivazioni continuano ad essere ingenti: siamo nell’ordine di centinaia di milioni di euro l’anno. Una cifra che può assumere dimensioni maggiori per i produttori
agricoli se non si interviene in maniera adeguata e con misure realmente mirate.

Per tale ragione il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi ha scritto ai presidente di Coldiretti Sergio Marini, di Confagricoltura Federico Vecchioni e di
Copagri Franco Verrascina per sollecitare un impegno comune su questo particolare problema e per fare in modo che venga stralciato dal Testo unificato sulla riforma della legge sulla caccia
(157/92), attualmente in discussione al Senato, e sia predisposto un apposito intervento legislativo.

Il Testo unificato -scrive Politi- ha scarse possibilità di arrivare a fine percorso in questa legislatura, a causa, come noto, delle differenti valutazioni emerse tra i due rami del
Parlamento. Da più parti si ricomincia a parlare di un possibile referendum sul tema caccia che non farebbe che riprodurre contrapposizioni tra fronti opposti, allontanando le risposte
alle giuste esigenze degli agricoltori.

Da qui l’invito del presidente della Cia a rivolgere di comune accordo, alle forze politiche impegnate nel dibattito parlamentare e “nelle forme che riterremo più opportune”, la
sollecitazione “a concentrarsi sulla tematica dei danni da fauna selvatica all’agricoltura, mediante la predisposizione di un intervento legislativo rapido, snello, efficace e ad impatto
burocratico zero”.

“In questo modo -sottolinea Politi- potremmo contribuire a disinnescare le attuali e future aspre polemiche, pretestuose o meno, tra fautori del ‘sì’ e del ‘no’ alla caccia e tra gli
opposti estremismi del tutto negativi per l’agricoltura”.

“L’agricoltura, in maniera unitaria, ha, invece, tutto l’interesse -scrive ancora il presidente della Cia- a porre al centro dell’attenzione delle forze politiche e del Paese, il suo ruolo
fondamentale nella salvaguardia del territorio e il ruolo di garante dell’equilibrio virtuoso da mantenere tra istanze degli agricoltori, dell’ambientalismo e del mondo venatorio”.

D’altra parte, Politi evidenzia nella lettera che “nel complesso intreccio che sulle problematiche faunistico-venatorie si è delineato nei diversi rami del Parlamento, con l’aggiunta
recente degli emendamenti alla Legge comunitaria, mi sembra si faccia sempre più concreto il rischio che non si adottino provvedimenti adeguati per il contenimento dei danni causati
dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e zootecniche”.

“Questo problema, infatti, della prevenzione, del contenimento e del pieno risarcimento dei danni all’agricoltura, ritengo che -sostiene il presidente della Cia- per organizzazioni agricole
come le nostre sia il tema di maggiore rilevanza e la vera ‘emergenza’ che molte aree del Paese denunciano e come, peraltro, ampiamente confermato dalla maggior parte dei partecipanti alle
audizioni parlamentari di merito. Il ruolo centrale dell’agricoltura e degli agricoltori nell’essere custodi e cultori del territorio sembra essere, anche in recenti dibattiti televisivi,
sempre più misconosciuto”.

Ecco, quindi, l’opportunità (rimarcata da Politi) che il mondo agricolo su questo particolare fronte agisca unitariamente e s’impegni affinché il legislatore predisponga le misure
più consone per dare le risposte più valide ai problemi degli agricoltori.

cia.it
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