Cia: Futuro nero per l’agricoltura italiana
10 Marzo 2010
Dopo aver visto nel 2009 i loro redditi crollare del 25,3%, gli agricoltori italiani vedono il futuro sempre più nero. Uno su tre teme di essere costretto a chiudere la propria azienda;
sei su dieci segnalano conti “in rosso”, il 96,3% ritiene totalmente insufficienti per l’agricoltura i provvedimenti varati negli ultimi due anni dal governo, mentre il 34,8% si dichiara
scoraggiato e pensa addirittura a un abbandono dell’attività produttiva.
E’ quanto risulta da un’indagine sulla fiducia degli imprenditori agricoli compiuta dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che oggi manifesta davanti a Montecitorio.
Una sindrome depressiva sostenuta purtroppo da pesanti dati reali. Tra il 2000 e il 2009 più di un quarto del totale delle imprese agricole è stato costretto a cessare
l’attività e – sottolinea la Cia – il default non ha interessato soltanto le piccole e medie aziende, quelle dei territori marginali, di collina, di montagna. Oltre un terzo ha riguardato
anche imprese grandi e attive, iscritte nel registro delle imprese delle Camere di Commercio. Negli ultimi 10 anni hanno chiuso 500 mila aziende agricole e nei prossimi cinque rischiano di
chiudere altre 400 mila. A rendere ancora più incerto il panorama è la mancanza di cambio generazionale, solo 112mila aziende, cioé il 6,6% del totale, hanno un conduttore
giovane.
Giovani o vecchi che siano, per il 95,6% degli agricoltori la profonda crisi che sta investendo il settore primario difficilmente si riuscirà a superare nel giro di tre-quattro anni. In
futuro – paventa la Cia – dal carrello della spesa spariranno i prodotti italiani per far spazio a prodotti di importazione con un taglio del 50% della produzione agricola, una riduzione del 60%
dell’occupazione e una pericolosa perdita del presidio che il terreno agricolo costituisce per l’ambiente. Senza contare che l’Italia non sarà sempre più dipendente dall’estero per
un bene primario quale è il cibo.
Tornando all’indagine Cia sulla fiducia degli agricoltori, il 75% di questi incontra difficoltà nella richiesta di credito, la quasi totalità dei produttori interpellati (oltre il
97%) punta l’indice sui costi produttivi e contributivi divenuti insostenibili ( 8,5% quelli produttivi e 5,6% quelli contributivi nel 2009), sulla burocrazia che toglie risorse e soffoca ogni
iniziativa, sui prezzi che sui campi che nell’ultimo anno sono crollati (-13,5%).
In moltissimi casi si produce sottocosto. E’ emblematico il caso dei cereali, dove i listini sono diminuiti anche del 20%, con punte del 40-45% per il grano duro. Ma la situazione è
allarmante un po’ per tutti gli altri comparti. A conferma di ciò il 75,6% degli agricoltori intervistati ha dichiarato che quest’anno ha compiuto solo le spese necessarie per l’impresa,
ma nessun tipo di investimento innovativo, mentre il 25,8% è stato costretto a modificare la propria attività produttiva, in quanto la precedente era totalmente in perdita.
Praticamente tutti (97,4%) vorrebbero misure molto più incisive da parte del governo. Anche decisioni prese a Bruxelles vengono giudicate insufficienti (83,2%). Il 76,9%, invece, ripone
molta fiducia al Trattato di Lisbona, in quanto si avrà un maggiore potere da parte del Parlamento di Strasburgo, il cui operato viene giudicato positivamente dal 72,3%.
Ansa.it per NEWSFOOD.com




