Che fine ha fatto la legge 4/2011? Il Senato si interroga

Che fine ha fatto la legge 4/2011? Il Senato si interroga

Alfredo Clerici:

Recentemente, nelle aule del Senato della Repubblica, si è parlato di etichettatura e, più precisamente, del destino della tanto celebrata legge 4/2011.

Ma andiamo con ordine.

Il primo tentativo per farsi in casa (made in Italy, appunto) una legge relativa all’etichettatura dei prodotti alimentari “al fine di garantire la più ampia tutela del consumatore” risale al 2004. Il punto qualificante dell’iniziativa, manco a dirlo, era l’obbligo di indicare origine e provenienza dei prodotti.

Dopo una penosa serie di circolari e comunicati, (chi volesse dettagli li può trovare qui), qualcuno si accorse che gli Stati membri non possono legiferare sull’etichettatura a loro piacimento: il DDL della Comunitaria 2007 abrogò il testo incriminato in quanto “in contrasto con la normativa comunitaria“, ma, stranamente (o forse no) nella conversione in legge tutto scomparve, sebbene, come è noto, nulla cambiò.

La suddetta legge, infatti, risultò talmente efficace, che fu necessario metterne in cantiere un’altra.

Arriviamo, così, al secondo atto di questa sconfortante vicenda: il 3 febbraio 2011 vede la luce la legge n. 4 (Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità’ dei prodotti alimentari) che rilancia, indovinate un po’?, l’obbligo di indicare origine e provenienza dei prodotti.

Sull’iniziativa, così si è espresso Giuseppe De Giovanni (consulente del Ministero delle Attività Produttive ed uno dei maggiori esperti di etichettatura degli alimenti in Italia):

La legge … presenta numerosi problemi di incongruenza, oltre ad essere in contrasto con la normativa comunitaria.

Quel che conta, appare con tutta evidenza, è il risultato politico. Quel che si vuol enfatizzare é l’impulso del MiPAAF sul Parlamento che ha portato all’accoglimento delle richieste autarchiche del mondo agricolo, restando del tutto indifferente alle istanze del mondo dell’industria trasformatrice che si oppone a norme nazionali difformi da quelle comunitarie.

Forse la Commissione europea non eccepirà nulla…perché aspetta la trasmissione dei decreti attuativi.

Non occorrerà molto tempo ancora per avere la prova che i nostri politici hanno intrapreso un percorso che li porterà in un vicolo cieco.

Ed eccoci arrivati a Palazzo Madama e, più precisamente, al resoconto della seduta del 20 settembre scorso:

Titolo: rilanciare le produzioni agroalimentari nazionali

Numerosi senatori chiedono notizie sui ritardi dei decreti attuativi della 4/2011.

Il ministro Catania (MPAAF) risponde, tra l’altro:

Occorre tener presente che la legge n. 4 del 2011 sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari si inserisce in un quadro normativo regolato a livello sovrastante dall’Unione europea e che quindi la redazione dei decreti attuativi pone problemi di compatibilità con la normativa comunitaria vigente, la cui eventuale evoluzione richiede iniziative specifiche nelle sedi europee.

Seguono le reazioni spazientite di alcuni interroganti (le citazioni tra parentesi, però, sono mie):

VALLARDI (LNP). Mentre a Roma si discute della compatibilità con la normativa europea delle norme a tutela del made in Italy, l’agricoltura è in crisi e dilaga la contraffazione che danneggia produttori e consumatori.(Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur!)

SCARPA BONAZZA BUORA (PdL). Anziché interrogarsi preventivamente sulla compatibilità con la normativa europea, il Governo dovrebbe anzitutto emanare i decreti attuativi di una legge votata all’unanimità dal Parlamento e poi notificare i testi a Bruxelles. (L’esercito vada avanti, l’intendenza seguirà!)

Ma Vallardi non è Tito Livio e Scarpa Bonazza Buora non è Napoleone, quindi…

Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

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