Granarolo: alta qualità e qualche dubbio

Granarolo: alta qualità e qualche dubbio

Nel febbraio 2007 l’AGCM veniva chiamato in causa dai NAS di Parma (provvedimento n.16557) in merito, tra l’altro, alla presunta ingannevolezza del messaggio pubblicitaria relativo allo “yogurt Granarolo Alta Qualità”:

L’indicazione “Alta Qualità“, utilizzata nella confezione dello Yogurt, sarebbe idonea ad indurre in errore i consumatori sulle caratteristiche del prodotto con riferimento alla qualità e alle proprietà possedute dallo stesso in quanto, sebbene realmente ottenuto con latte di alta qualità, al termine del processo produttivo, per i
trattamenti termici (termizzazione fino ad una temperatura di 120°) a cui è sottoposto, lo yogurt avrebbe caratteristiche analitiche tali da non riscontrare nel prodotto finito le caratteristiche proprie del latte di alta qualità, con la conseguenza di essere identico ad altri simili prodotti ottenuti con latte comune.

L’occasione di tornare sull’argomento ci è offerta dal recente lancio, sempre da parte di Granarolo, di un nuovo prodotto: il Latte crescita 3 alto pastorizzato.

Alcune osservazioni legate alla presentazione del prodotto.

Il marchio

L’intera linea “Crescita” è caratterizzata dal marchio:

fatto con latte fresco Alta Qualità.

Memori di quanto accaduto nel 2007 (la Granarolo può fornire al consumatore l’informazione circa l’utilizzo del “latte di Alta qualità” come materia prima del prodotto Yogurt. Tale qualificazione, però, non può essere estesa al prodotto finito in quanto idonea ad ingenerare nei consumatori l’idea che le caratteristiche nutrizionali dello yogurt siano le stesse del latte Alta Qualità. In considerazione di quanto precede, il messaggio diffuso dalla società Granarolo, attraverso il quale viene attribuita la qualifica di Alta qualità allo “yogurt prodotto con latte fresco intero pastorizzato di alta qualità” risulta idoneo ad indurre in errore i consumatori in ordine alle sue effettive caratteristiche.), ‘stavolta alla Granarolo sono corsi ai ripari.

Non sarà, infatti, sfuggito, neppure, speriamo, ai consumatori meno attenti, che per le parole “fatto con” sono stati usati caratteri di dimensioni nettamente inferiori al resto.

Sulle ragioni di questo astuto artifizio non crediamo possano esserci dubbi.

La denominazione del prodotto

Ricorre più volte, in caratteri sempre di grandi dimensioni, la parola “latte”. Pare evidente (almeno a noi) che si voglia indurre il consumatore a credere trattarsi, appunto, di “latte” (con tutte le connotazioni di bontà e sicurezza che tradizionalmente accompagnano tale termine, specie quando il target è costituito da mamme), mentre il prodotto in questione è ben altro.

Ma veniamo agli aspetti tecnico-legali.

Così, nel numero di ALIMENTA di giugno, si è espresso il dott. Antonio Neri:

***

Con il LATTE CRESCITA 3, il nuovo nato nella prolifica famiglia dei suoi prodotti altolocati, la società GRANAROLO ha raggiunto altezze da vertigini.

Evidentemente il senso dell’equilibrio non ne viene turbato se ora l’ “alta qualità” viene attribuita anche a questo preparato incertae sedis perifrasticamente denominato “Alimento liquido per bambini a pastorizzazione elevata a base di latte fresco alta qualità”. Questa è da ritenersi la denominazione di vendita legale posto che è
collocata, come prescritto, nello stesso campo visivo degli ingredienti. Tuttavia non può trascurarsi l’altra, di maggior evidenza grafica, “Alimento liquido per bambini pastorizzato a temperatura elevata”.

Entrambe garantite dalla selezione del latte in osservanza degli “elevati standard di sicurezza prescritti per
l’alimentazione per l’infanzia in conformità alla Direttiva CE n. 141/2006″.

L’ingrediente caratterizzante è il “Latte intero fresco pastorizzato di Alta Qualità (dichiarato presente al 54%) in conformità al D.M. 185/91″ che giustificherebbe, nelle intenzioni, il claim “GRANAROLO fatto con latte fresco Alta Qualità”. Gli altri ingredienti dichiarati sono: acqua demineralizzata, lattosio, maltodestrine, saccarosio, fibra alimentare (galattoligosaccaridi), oli vegetali (tra cui soia), sali minerali, vitamine, emulsionante lecitina di soia, taurina.

I pubblicitari conoscono bene, per tecnica collaudata, l’effetto rassicurante esercitato dai riferimenti di conformità alle leggi specie nel contesto etichettatura dei prodotti alimentari. Peccato però che già in queste prime righe coesistano un errore ed un abuso. L’errore riguarda la Direttiva CE richiamata a sproposito perché è
intervenuto il Decreto Minisalute 9.4.2009 n. 82 quale suo regolamento di attuazione. Esso riguarda “gli alimenti per lattanti e gli alimenti di proseguimento” che sono invece certae sedis. A differenza degli “alimenti liquidi per bambini” non previsti dal Decreto che oltre tutto non contiene il minimo cenno sugli enfatizzati “elevati standard di sicurezza”. Errore non veniale, perché di sistema per la persuasività subliminale.

L’abuso riguarda i due aspetti, tecnico e legale, e può essere così sintetizzato: l’utilizzo di “latte fresco di alta qualità”, in funzione di ingrediente per prodotti derivati è da ritenersi indebito perché costituisce alterazione dei suoi requisiti nativi di composizione e perché costituisce arbitraria applicazione della normativa che presiede al trattamento e alla commercializzazione del latte alimentare vaccino di cui alla Legge 3.5.89 n. 169. Decisiva sotto il primo riguardo appare la denominazione di vendita che comprende la pastorizzazione a “temperatura elevata” che nel caso torna utile per trasformare in positivo quel che invece è da riguardarsi in negativo. Infatti ragione tecnologica impone che un “alimento liquido” siffatto, dove altre sostanze trovano ingresso nella formula in modo preponderante, necessiti di una bonifica termica. Per cui accade che questo ulteriore “elevato” shock termico sicuramente è responsabile di un vero danno a carico della composizione proteica (sieroproteine native in specie) del latte “alta qualità” utilizzato che ha già subito la prima pastorizzazione.

L’abuso si concreta nell’arbitraria interpretazione della legge 169/89 che considera tre tipologie di latte pastorizzato: “latte pastorizzato”, “latte fresco pastorizzato, latte fresco pastorizzato di alta qualità”.

Come si sa questa legge disciplina il trattamento e la commercializzazione del latte alimentare, come tale destinato al consumo diretto e quindi avendo a riguardo il consumatore finale. A questi fini è suffragata da tutte quelle minuziose disposizioni in ordine alle indicazioni da riportare sul contenitore (denominazione di vendita, data limite di consumo, temperatura di conservazione presso l’esercizio di vendita) e, primo per importanza, il rispetto del contenuto minimo di siero proteine solubili non denaturate rinforzato dalla disposizione “presenti al
consumo”.

Disposizione questa, che non deve essere riguardata sotto il profilo del valore nutrizionale, ma come garanzia per il consumatore che il trattamento termico non si è protratto oltre il limite stabilito nel 15,50% massimo di sieroproteine solubili non denaturate riferito alle proteine totali. Superato il quale si passa ope legis alle categorie “latte sterilizzato” e “latte UHT” entrambe “a lunga conservazione”. Il che non è poi tanto peregrino ritenere nel caso di questo “alimento liquido per bambini” che espressamente si dichiara “pastorizzato a temperatura elevata” (opportunistico omettere il grado termico e il tempo di contatto).

Per cui, concludendo sul punto, l’insistito richiamo al D.M. 185/91 che disciplina la produzione zootecnica del latte crudo, sia pure destinato alla produzione di latte fresco pastorizzato di alta qualità, altro non è che un espediente mediatico utile, fra gli altri, per suggestionare il consumatore su una “alta qualità” che non esiste.

E’ questo il compito del pubblicitario che sa bene come posizionare in etichetta parole e colori (di corpo e intensità proporzionati, prospettivamente studiati in relazione alla geometria spaziale del confezione) in modo da creare un insieme mistificatorio della realtà.

Come comprovato dall’evidenza grafica e cromatica di cui è dotato il claim “FATTO CON LATTE FRESCO ALTA QUALITÀ” che è un modello di translazione di prerogative esclusive di un soggetto (il latte fresco alta qualità, strumentale quivi l’omissione “pastorizzato”) ad un oggetto rappresentato da tutt’altro genus (l’alimento liquido per bambini).

***

Infine, per completezza d’informazione, riportiamo il commento del dott. Zambrini (Direzione Qualità, Innovazione, Sicurezza e Ambiente Granarolo), posto in calce ad un articolo sull’argomento, pubblicato da il Fatto Alimentare:

…il prodotto in questione non è infatti un “latte fresco di alta qualità” bensì un “alimento liquido per bambini pastorizzato a temperatura elevata”, dove l’ingrediente di maggiore peso è però il latte fresco pastorizzato di alta qualità. Per questo viene riportato “fatto con latte fresco Alta Qualità” in quanto dà rilievo all’ingrediente principale. Nella preparazione del Latte Crescita 3 viene utilizzato latte fresco pastorizzato di alta qualità che risponde a quanto previsto dalla legge 169/89 e in particolare dal D.M.185/91. A questo, che come ricordavo sopra è l’ingrediente principale, vengono poi aggiunti gli altri componenti che sono elencati nella lista ingredienti riportata sulla confezione. Ciò che caratterizza questo prodotto è il trattamento termico di “pastorizzazione elevata” che, essendo effettuato con una specifica tecnologia più “dolce” rispetto a quella “UHT” (Ultra High Temperature), ne preserva meglio le caratteristiche nutrizionali ma presenta una durata limitata nel tempo e richiede la conservazione in frigorifero.

Giudichino, come sempre, i lettori.

Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare
Newsfood.com

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