Addio ai sapori. L’UE mette al bando le sementi tradizionali

Addio ai sapori. L’UE mette al bando le sementi tradizionali

Il 12 luglio è stato fondamentale per l’agricoltura e l’alimentazione e l’agricoltura in Europa. Una sentenza della Corte di Giustizia UE ha messo al bando le sementi tradizionali non iscritte del
catalogo ufficiale.

Il pronunciamento è stato il passo finale di un percorso che ha visto contrapposti i piccoli agricoltori ai grandi industriali ed alle multinazionali produttrici di OGM.

L’UE inizia a dire la sua sulle sementi tradizionali nel 1998 tramite direttiva che ne riserva commercio e scambio alle ditte, vietandolo agli agricoltori.

Azione paradossale: le sementi tradizionali sono infatti nate e cresciute grazie agli agricoltori stessi, che le hanno selezionate in base a necessità, territorio e consuetudini.
Inoltre, l’iter di registrazione per una nuova varietà era complesso burocraticamente (fino a 15 anni di lavoro) e pesante economicamente: 1 milione di Euro, oltre le possibilità
dei piccoli coltivatori.

Così, questi si sono coalizzati in associazioni di Seed Salvers (salvatori di semi), con lo scopo di difendere le piante antiche, tramite orti ad hoc di piccola scala. Come spiegano i
contadini stessi, se tali sementi tradizionali non hanno grande valore economico producono alimenti dall’alto valore nutritivo e sono perfettamente adattabili ad una agricoltura biologica.

Di recente, la battaglia chiave. L’azienda Graines Baumax, produttrice di sementi, accusa Kokopelli (ONG di piccoli coltivatori) di gestire le sementi tradizionali violando il sistema comunitario del registro ufficiale.

Il parere dei giudici francesi era stato favorevole a Graines Baumax, e Kokopelli aveva deciso di portare il ricorso  davanti agli organi di Bruxelles.

L’iter legale UE inizia il 19 maggio, con la memoria dell’Avvocato Generale.

il 19 maggio, il testo faceva notare come “La registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale era una misura sproporzionata e violava i principi della libertà di
esercizio dell’attività economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci”.

La prima sentenza della Corte è stata allora favorevole ai Seed Salvers.

I giudici avevano deciso come “L’assenza di una semente dal catalogo non è indice del fatto che non sia “buona”, perché le norme che ne regolano l’iscrizione non riguardano alla
futura la salubrità delle piante, ma a logiche commerciali.” In parole povere, il caso specifico di tutela delle sementi tradizioni rientrava nelle deroghe previste dalla direttiva 2009/145/CE: perciò, la Kokopelli era assolta.

E’ arrivato però il ricordo di Graines Baumax e la seconda sentenza della Corte UE.

Secondo i magistrati, “L’obbligo d’ iscrizione ufficiale di una varietà vegetale per la sua commercializzazione, così come previsto dalle direttive sementiere, non viola i
principi del libero esercizio di un’attività economica e della libera circolazione delle merci, e nemmeno interferisce con gli impegni presi per la tutela delle risorse fitogenetiche.”.

In base a quanto diffuso, motivazione principale della nuova sentenza la convinzione che il divieto di commercializzazione delle sementi antiche e tradizionali abbia lo scopo di favorire
“Un’accresciuta produttività economica”.

Sulla base del pronunciamento, i rappresentati legali di Graines Baumax hanno chiesto alla Corte d’imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e (implicitamente) “La cessazione di
tutte le attività dell’associazione”.

La sentenza non è passata inosservata, con attori in Italia pronti a valutarne il significato.

In prima fila, Assosementi: come
spiega il Presidente, la sentenza “Ribadisce non solo la piena validità dell’asse portante della politica sementiera comunitaria e nazionale, l’identificazione ufficiale delle
varietà e la loro iscrizione in un registro, ma avvalla indirettamente anche lo strumento della certificazione ufficiale dei prodotti sementieri per le specie agricole, quale garanzia
nei confronti di utilizzatori e consumatori circa l’identità e la tracciabilità delle sementi impiegate”.

Altrove, i commenti sono meno positivi. Alcuni ritengono come la sentenza metta de facto fuorilegge tutte le associazioni (anche italiane) che tutelano e recuperano le antiche sementi. Tutti
questi gruppi diventerebbero criminali, poiché lavorano con sementi fuori dal catalogo ufficiale.

Ancora più amaro il commento di Kokopelli: “Perché non esiste un registro ufficiale dei bulloni e delle viti? Forse perché non c’è una Monsanto della minuteria
metallica. Sottomettere le sementi ad una procedura del genere, che esiste ed è giustificata per i medicinali e i pesticidi, ha evidentemente il solo scopo di eliminare alla lunga le
varietà di dominio pubblico, e quindi liberamente riproducibili, per lasciare in campo solo quelle brevettabili”.

Matteo Clerici

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