Centri di riabilitazione visiva per ipovedenti sono un patrimonio della realtà veneta
16 Dicembre 2007
Padova, 13 Dicembre 2007 – «Conoscere attraverso studi epidemiologici approfonditi i bisogni reali dei cento mila ipovedenti del Veneto per meglio orientare sul territorio i
servizi sanitari, con la consapevolezza che gli interventi non devono essere diretti solamente alle criticità legate alla perdita della vista, ma anche a rafforzare la rete delle azioni
necessarie per facilitare l’inserimento attivo delle persone nella società».
«Gli ambiti di interesse della Regione del Veneto riguardano essenzialmente le nascite premature e l’età longeva e sono tesi alla diffusione delle buone prassi, alla messa in rete
di tutti i soggetti che operano per la riabilitazione visiva e per l’integrazione degli ipovedenti, al rinnovamento dell’ingegneria gestionale». Così l’assessore alle Politiche
sanitarie, Francesca Martini, ha introdotto stamattina i lavori del convegno «La prevenzione nel territorio e le terapie per le malattie corneali» al Centro di riabilitazione visiva
per gli ipovedenti a Padova.
«Nel Veneto – spiega Francesca Martini – diciannove aziende ulss hanno attivato programmi di screening per bambini sino a 14 anni e per ragazzi sino a 18 anni. Tre aziende ulss hanno
già finanziato screening per i neonati a rischio. Sono invece sette le aziende ulss che hanno previsto screening per gruppi di persone a rischio e in particolare per i malati di diabete.
I Centri regionali di riferimento sono quattro: l’Ulss 20 si occupa di promuovere ricerche epidemiologiche, l’Ulss 16 e l’Azienda ospedaliera di Padova con un progetto integrato sono luogo di
eccellenza per le patologie dei bambini e degli anziani, l’Ulss 15 si è specializzata sulla retinite pigmentosa. La Regione del Veneto per sostenere i quattro Centri stanzierà la
prossima settimana con delibera di Giunta centoventimila euro per ciascuno». Conclude Francesca Martini: «Il futuro ci vede impegnati a migliorare la standardizzazione dei processi,
a concentrare risorse per i gruppi a rischio a rafforzare le iniziative di prevenzione primaria, a diffondere le buone pratiche, a mettere in collegamento le istituzioni che lavorano per la
riabilitazione visiva. Un ruolo centrale viene attribuito ai pediatri di libera scelta e ai medici di famiglia. Non deve infine mai essere dimenticato che serve un supporto psicologico
perché chi ha difetti visivi possa esprimere tutte le sue potenzialità».




