CASA IN PIEMONTE, HOUSING SOCIALE AL VIA

Parte la sperimentazione per l’housing sociale in Piemonte. La Giunta regionale, su proposta dell’Assessore alle Politiche Territoriali Sergio Conti, ha infatti approvato recentemente un
provvedimento che consentirà la selezione di alcuni casi pilota; i bandi saranno disponibili nei prossimi giorni sul sito internet della Regione; le domande potranno essere
presentate in tutti i Comuni del Piemonte. La spesa rientra nel programma casa «10.000 alloggi entro il 2012», programma che al momento prevede interventi complessivi
per 2,3 milioni di Euro.

Si tratterà di unità abitative collocate in contesti sociali in grado di scongiurare l’effetto ghetto. I destinatari potranno essere giovani coppie, anziani, malati,
persone sole, famiglie in difficoltà per la perdita del lavoro o per problemi di salute.

«Gli interventi di housing sociale – spiega l’Assessore Conti – sono destinati a realizzare alloggi sociali per la locazione temporanea o permanente, con eventuale
possibilità di riscatto. La loro caratteristica fondamentale è proporre nuove forme gestionali finalizzate a sostenere modelli abitativi solidali. Con i casi pilota si
potranno realizzare mini alloggi, alloggi, residenze collettive, alloggi per l’inclusione sociale quali microcomunità o residenze collettive per l’autonomia e pensioni o alberghi
sociali».

«Le residenze temporanee – aggiunge l’Assessore – offrono una prima risposta alla perdita di stabilità dovuta a radicali mutamenti delle condizioni di vita, quali le
trasformazioni dell’organizzazione del lavoro, l’irrigidimento del mercato degli affitti o le modificazioni dell’organizzazione familiare; tali residenze rappresentano inoltre una risposta a
situazioni di difficoltà causate da sovraccarico di cura o alle necessità di persone in uscita da progetti di reinserimento sociale e in ricerca di
autonomia»

Tra i beneficiari indicati dal provvedimento, che i Comuni possono integrare in relazione alle esigenze locali, sono compresi: lavoratori con esigenze di mobilità, studenti,
borsisti, ricercatori, pazienti bisognosi di cure continuative rese in day hospital o parenti di degenti presso ospedali e centri clinici, sfrattati, soggetti con frattura del nucleo di
provenienza per separazione o divorzio, vittime di violenza, acquirenti che rimangono coinvolti nel fallimenti immobiliari del costruttore, cittadini che a seguito della perdita del lavoro non
sono più in grado di affrontare affitti a libero mercato.

Gli alloggi individuali destinati alla locazione permanente costituiscono una possibile ulteriore soluzione all’esigenza di trovare una casa a canoni inferiori a quelli del libero mercato, con
la possibilità di riscatto per quei cittadini che, pur avendo redditi superiori al limite di permanenza nell’edilizia sovvenzionata, non riescono ad accedere al mercato della
libera locazione o della proprietà. Rispetto agli interventi del Programma Casa questa tipologia si colloca come fascia cerniera con il libero mercato.

Tutti gli interventi prevedono l’utilizzo di risorse pubbliche e risorse private in misura variabile in relazione alla tipologia di intervento. Il finanziamento può essere limitato
al solo costo dell’area, ad esempio nel caso di alloggi destinati alla locazione permanente, o spingersi fino a coprire l’80 per cento, come nel caso di interventi realizzati da soggetti
pubblici e destinati alle fasce più marginali e disagiate della popolazione. I canoni di affitto previsti sono tutti moderati, inferiori a quelli del libero mercato, e saranno
proporzionati alla composizione ed alla capacità economica del nucleo familiare.

La necessità di sperimentare su casi concreti la fattibilità degli interventi dal punto di vista del progetto sociale, dell’equilibrio economico e dell’organizzazione
a rete dei diversi soggetti pubblici e privati coinvolti, ha suggerito di dare avvio a questo nuovo filone di interventi nel settore delle politiche abitative attraverso casi pilota. La
metodologia che verrà messa a punto costituirà la base per i futuri interventi a regime che saranno previsti all’interno del Programma Casa. Si sta anche valutando la
possibilità di reperire risorse private attraverso la costituzione di fondi immobiliari con il coinvolgimento delle fondazioni bancarie.

Altri punti di forza degli interventi sono la ricerca della contaminazione sociale, la preferenza di inserimento dei casi pilota in più ampi interventi di riqualificazione urbana,
la progettazione secondo criteri di compatibilità ambientale.

«Sebbene non esista una definizione formale di housing sociale valida per tutta l’Europa – osserva infatti l’Assessore Conti – è comunque certo che l’Italia si colloca
tra i paesi con la più bassa percentuale di alloggi sociali in affitto (meno del 5 per cento) mentre in paesi come l’Olanda, ad esempio, questa percentuale sale al 35 per cento
mentre l’Inghilterra registra un 18 per cento e la Francia che si attesta a circa il 17 per cento. Se si aggiunge che tra i nuclei locatari in Piemonte una famiglia su quattro vive in
condizioni di disagio economico, è del tutto evidente l’importanza di una politica attenta a sostenere la realizzazione di case in affitto a canoni moderati. La strategia che parte
con i «casi pilota» va proprio in questa direzione».

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