Cancro alla prostata. Un cerotto alla nitroglicerina per bloccarne lo sviluppo
24 Febbraio 2010
Un cerotto alla nitroglicerina, in grado di fermare lo sviluppo del cancro alla prostata nei malati.
Questo l’oggetto di una ricerca della Queen’s University di Belfast, diretta dal dottor Robert Siemens e pubblicata sul Journal of Urology”.
La nitroglicerina è un composto instabile, formato da azoto ed ossigeno, di norma usato nella fabbricazione di esplosivi, come la dinamite.
Da tempo ha però trovato impiego in medicina, grazie al suo effetto vaso dilatatore, in grado di aumentare il flusso sanguigno.
Allora, il team di Siemens ha reclutato 29 volontari, pazienti con diagnosi di cancro alla prostata che si erano sottoposti a radioterapia o all’intervento chirurgico per rimuovere la ghiandola
prostatica. A loro è stato fatto indossare un cerotto, usato dai malati di angina pectoris ma tagliato in sei parti, per fornire una dose più bassa di composto.
I soggetti avrebbero indossato i cerotti sull’addome o sul braccio, 24 ore al giorno, per due anni. Questi cerotti dovevano essere sostituiti con altri nuovi ogni 12 ore. Ad intervalli regolari
i medici effettuavano misurazioni del marcatore PSA, associato allo sviluppo del tumore.
Si è così notato come, dopo 6 mesi, in cinque pazienti il livello di PSA si era stabilizzato, ma dopo un anno i livelli della maggioranza dei pazienti si erano stabilizzati o
addirittura diminuiti.
Commenta così il dottor Siemens: “Siamo stati molto contenti di vedere un significativo rallentamento nella progressione della malattia”.
Tuttavia, i ricercatori spingono alla cautela: lo studio si è limitato ai livelli di PSA, non valutando il volume della massa cancerosa. A tale scopo, gli scienziati hanno così in
agenda ulteriori approfondimenti.
Fonte: D. Robert Siemens, Jeremy P.W. Heaton, Michael A. Adams, Jun Kawakami and Charles H. Graham, “Phase II Study, of Nitric Oxide Donor for Men With Increasing Prostate-specific
Antigen Level After Surgery or Radiotherapy for Prostate Cancer”, Journal of Urology 2009, doi:doi:10.1016/j.urology.2009.03.004
Matteo Clerici





