La birra riduce il rischio di Parkinson

La birra riduce il rischio di Parkinson

Un consumo moderato di birra (ma non di altri alcolici) è associato ad un minor rischio di sviluppo della malattia di Parkinson.

Questa la conclusione di una ricerca del National Institute of Environmental Health Sciences (a Triangle Park, North Carolina) diretta dal dottor Honglei Chen e pubblicata su “Neurology Reviews”.

Gli studiosi sono partiti da una carenza scientifica e da una serie di evidenze empiriche.

Come spiega il capo ricercatore, a differenza di quanto fatto per fumo e caffè, “Precedenti studi sul consumo di alcol e il rischio per la malattia di Parkinson hanno generato risultati inconsistenti, e pochi studi hanno esaminato le relazioni per i singoli tipi di bevande alcoliche”. Inoltre, le evidenze empiriche raccolte avevano suggerito un minor rischio di Parkinson per i consumatori moderati di birra.

In cerca di dati più precisi, il team NIHS ha preso in esame 300.000 volontari, inseriti nel NIH-AARP Diet and Health Study: in particolare, gli esperti si sono focalizzati sul consumo di alcol (biennio 1995-96) e sulla comparsa della malattia di Parkinson (2000-06) In generale, sono stati registrati 1.113 casi della malattia, mentre 305.785 persone non l’hanno manifestato.

I ricercatore hanno voluto raffinare l’analisi: per questo, hanno eliminato potenziali fattori di disturbo e condotto un analisi separata per tipo di alcolico.

E’ allora emerso come, in generale, gli odds ratio (fattori di rischio) per il consumo di alcolici fossero 0,79 per meno di un bicchiere al giorno, 0,73 da uno a due bicchieri al giorno, e 0,86 per due o più bicchieri al giorno.

Per il vino, spiega il capo-ricercatori, i risultati “Erano meno chari, anche se un più basso rischio di malattia di Parkinson è stato osservato anche quando si confrontano i bevitori di uno o due bicchieri al giorno ai non bevitori”.

Tuttavia, i valori più importanti sono emersi dall’indagine sui consumatori di birra: gli odds ratio per i bevitori sono stati 0,79 per meno di un bicchiere al giorno, 0,73 da uno a due bicchieri al giorno, e 0,86 per due o più bicchieri al giorno. Perciò, sintetizzano gli uomini NIHS, un consumo moderato arrivava a ridurre il rischio del 27%.

Intervistato, il dottor Chen si è detto soddisfatto: pur rimarcando i limiti del lavoro, i risultati sono ancora preliminari, egli ritiene come questi mettano in luce “L’importanza di valutare i singoli tipi di alcol per comprendere meglio cosa comporta il consumo di alcol nell’eziologia della malattia di Parkinson”.

Riguardo al perchè alcolici diversi hanno effetti diversi, il medico punta il dito sugli urati del plasma. Infatti, “ A differenza di vino o liquori, la birra contiene una grande quantità di purine, che può funzionare sinergicamente con l’etanolo e far aumentare gli urati. L’acido urico è un potente spazzino di radicali liberi, e le evidenze epidemiologiche raccolte hanno collegato un livello più alto di urati nel plasma con un ridotto rischio di malattia di Parkinson e una lenta progressione clinica tra i pazienti con Parkinson”.

Matteo Clerici

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