Birra, raccolta di firme contro le tasse
15 Ottobre 2013
La birra italiana scende in campo, decisa a protestare contro il recente aumento delle accise.
A capitanare la protesta AssoBirra, autrice di una petizione mirata a ridurre il prezzo ed a tutelare le bevute delle “bionde” italiane.
Tramite il sito salvalatuabirra.it è stata presentata “Un sorso su tre lo beve il fisco”, petizione capace di raccogliere 38.000
firme in pochi giorni: tra i più attivi, giovani imprenditori, consumatori attivi ed addetti ai lavori, i più danneggiati dagli ultimi provvedimenti.
Come infatti spiegano i promotori dell’iniziativa, con la partenza degli aumenti (dal 10 ottobre) ed i rincari prossimi (gennaio 2014 e gennaio 2015) si pagheranno 45 centesimi per ogni euro di
birra.
Secondo il Governo, tale prelievo servirà per finanziare ricerca,istruzione ed università e toccherà anche altri alcolici: perciò, non va inteso come una ritorsione
contro birra e birrai.
Per i produttori, la situazione è nettamente diversa: “A pagare saranno soprattutto i 35 milioni di italiani che bevono birra e le 150.000 donne e uomini che lavorano nel settore e
nell’indotto. Aumentare le accise sulla birra danneggia tutti, non solo chi la birra la beve (che finirà per pagarla di più) e le oltre 500 aziende italiane che la producono, tra
grandi marchi e micro birrifici artigianali. Danneggia le 4.700 persone che lavorano direttamente nel settore birraio e i 144.000 che lavorano nell’indotto e i 300 imprenditori, soprattutto
giovani, che negli ultimi 5 anni hanno aperto un micro birrificio”.
Anzi, la birra italiana è particolarmente svantaggiata in quanto è l’unica bevanda a bassa bassa gradazione alcolica a pagare l’accisa, che dal 2000 è cresciuta del 70%,
arrivando a tre volte tanto rispetto a Spagna e Francia.
Matteo Clerici





