Service tax: un ginepraio nel quale sfidiamo chiunque a districarsi

Service tax: un ginepraio nel quale sfidiamo chiunque a districarsi

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Date: Thu, 10 Oct 2013 13:18:58
Subject: Service tax, Gli aspetti problematici – “Quotidiano della casa & del territorio” online del Sole 24 Ore – Intervento di Achille Colombo Clerici pubblicato il 10 ottobre 2013

       A s s o e d i l i z i a

Per la service tax e’ un’utopia l’invarianza del gettito.

Achille Colombo Clerici
Pres. Assoedilizia

Il primo aspetto problematico della istituenda Service Tax, nei termini in cui la stessa si va delineando, e’ che questo tributo finisca per recepire e perpetuare le distorsioni insite nel
sistema della fiscalita’ locale italiana.

Lo sta dimostrando il caso del ripianamento dei bilanci comunali, a seguito della introduzione esenzione/sospensione Imu prima casa, dove lo stato sta procedendo su una strada sbagliata.

La vicenda del bilancio del comune di Milano e’ illuminante al proposito.

I problemi dell’equilibrio di questo bilancio derivano in gran parte dalla disfunzione del sistema della fiscalita’ statale verso gli enti locali.

Questo sistema contiene infatti alcuni fattori distorsivi che per il Comune milanese si traducono in un minor introito dallo Stato e danno luogo ad un meccanismo che produce un maggior prelievo a
carico dei contribuenti.

L’equita’ vorrebbe che chi conferisce di piu’allo stato da questo ricevesse di piu’: in tal modo tutti i comuni sarebbero equiparati nel rapporto con lo stato.

Nient’affatto.

Succede che Milano, che e’ tra i maggiori finanziatori dello Stato italiano ( i dati del residuo fiscale pro capite parlano chiaro ) riceva dallo stato in termini proporzionali meno delle altre
citta’.

Il sistema infatti e’ basato sulla storicizzazione del gettito, di modo che in sede di trasferimenti si trovano avvantaggiati i comuni che nel tempo hanno tenuto piu’ alte le imposte
locali.

Si tratta di un meccanismo perverso che spinge i comuni a praticare la strada dell’immediato massimo carico fiscale verso il contribuente.

Applicando subito le aliquote massime si fissa nel tempo la quota di trasferimenti cui lo stato dovra’ attenersi : altro che modulazione delle aliquote entro la fascia di oscillazione prevista
dalla legge.

Comuni virtuosi, come quello di Milano, che hanno nel tempo tenuto basse le tasse locali, sono penalizzati: pagano di piu’ allo stato e ricevono di meno dallo stesso.

Questa disfunzione ci deve ammonire sul rischio che con la service tax si possa perpetuare tale distorsione.

Il che vanificherebbe qualsiasi beneficio derivante da un possibile federalismo fiscale competitivo.

Non ci potra’ essere, in altre parole, autonomia fiscale nei comuni e quindi assunzione di responsabilita’ dei sindaci davanti ai cittadini/contribuenti, fin tanto che non vi sara’ una
equiparazione di tutti i comuni nel rapporto con lo stato.

Finche’ dalla interferenza statale potra dipendere il maggior o minor carico del fisco locale per i cittadini, non ci sara’, ne’ autonomia, ne’ indipendenza, ne’assunzione di responsabilita’ dei
sindaci.

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Altro aspetto problematico e’ quello del livello di organizzazione dei servizi locali e dunque quello della gestione finanziaria degli stessi.  

C’è da risolvere, una volta per tutte, il problema dei servizi comunali goduti dai “city users” e dai pendolari; servizi che vengono pagati dai residenti e dai proprietari degli immobili
siti nel territorio cittadino.

Per citta’ come Milano il problema è veramente cruciale perche’ qui il pendolarismo ( 800.000 pendolari quotidiani a fronte di 1.300.000 abitanti) a differenza ad esempio di quanto avviene
a Roma, è un pendolarismo  extra moenia, cioe’ da comuni limitrofi, del tutto autonomi sul piano amministrativo e fiscale: un fenomeno quindi che produce costi non compensati.

Risponde dunque ad equita’ che i servizi comunali siano pagati da tutti coloro che effettivamente li consumano, indipendentemente dal possesso di un immobile, sia esso prima o seconda casa.

Per risolvere questa problematica e per ottimizzare la gestione dei servizi, ai fini della qualita’ del prodotto e dell’economicita’ dell’esercizio, sarebbe senz’altro opportuno che  
la stessa si esplicasse, laddove ne sussistono i presupposti, a scala di citta’ metropolitana.

Ma, fino a che non si istituisca un livello di fiscalita’ metropolitana questa impostazione non potra’ attuarsi: con gravi effetti distorsivi sul piano dei costi di esercizio e di equita’
nell’addebito ai contribuenti.»

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Terzo aspetto problematico: la verifica della invarianza del gettito a livello comunale.

L’attuazione di questo principio dovrebbe in teoria garantire il contribuente contro possibili rincari delle tasse locali, consentendo la verifica contabile dell’andamento del carico delle
imposte: secondo il criterio per cui il comune dovrebbe essere autonomo nel gestire i servizi e nell’addebitarne il costo ai cittadini.
L’addebito deve corrispondere al costo dei servizi.

Ma la verifica della corrispettivita’ dei tributi ai costi di esercizio e della invarianza del gettito e’ impossibile perche’ non si tratta di valutare una postazione di bilancio statica, bensi’
soggetta ad una serie di variabili in grado di spostare sensibilmente verso un costante rialzo i termini contabili della questione.

Queste variabili sono rappresentate dalla quota di recupero dell’evasione fiscale, dall’ampliamento progressivo della platea degli immobili soggetti all’imposizione ( nuova produzione edilizia ),
dagli incrementi delle basi imponibili derivanti dalle riqualificazioni catastali, dalle variazioni delle aliquote introdotte dai comuni.

Un ginepraio nel quale sfidiamo chiunque a districarsi.

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