Birra fai da te, un decreto dà via libera

Birra fai da te, un decreto dà via libera

Da oggi, la vita dei produttori artigianali è più facile: un decreto del ministero permette ai coltivatori in proprio d’orzo di produrre la propria birra con alcuni benefici
fiscali. In particolare, è possibile considerare tale occupazione come “attività agricola connessa”: ottiene cioè gli stessi diritti e doveri dei coltivatori-produttori di
vino, una volta assenti.

Tuttavia, come spiega Luca Giaccone, autore di “Guida alle birra d’Italia”, di Slow Food, la burocrazia e gli intoppi rimangono sempre presente. Ad esempio gli amanti della birra artigianale
spesso preparano la loro bevanda in casa, con delle attrezzature modeste. Per questo, dice Giaccone, “Sono molto diffusi dei semplici kit che costano un centinaio di euro e permettono di
prepararsi una trentina di litri di birra, lavorando un’intera giornata. Volendo, si potrebbe anche aggiustarsi con le pentole della cucina, visto che si tratta di bollire, filtrare e
decantare”. Tuttavia, su tali attrezzature non è possibile per legge scrivere la parola birra, ragion per cui vengono vendute come “Kit per bevanda spumeggiante”.

Questo stratagemma linguistico è solo una delle tecniche usate dai produttori di birra artigianale, fin dalle origini.

Come ricorda Giaccone, il fenomeno nasce in USA, con gli home-brewer e prende piede in Italia grazie a pionieri piemontesi e lombari, attivi a metà degli Anni Novanta.

In Piemonte, nella regione di Piotto, Teo Musso distribuiva la “Baladin”, anche grazie un birradotto che porta la bevanda dal birrificio alla birreria in centro al paese; ma era presente anche
la Beba, a Villar Perosa. La Lombardia rispondeva con il Birrificio italiano, di Lurago Marinone (Como), e con il Birrificio Lambrate nell’omonimo quartiere di Milano.

Tali padri fondatori hanno influenzato i discendenti, che iniziano però a sentire il richiamo del mercato, il che si traduce in una galassia, varia e differenziata. Il mondo della birra
artigianale offre così i tradizionalisti, che producono solo per sé ed amici, e gli innovatori, che lavorano in collaborazione con pub, ristoranti od esercizi vari. Tutto questo,
almeno per ora, lontano dai numeri della birra industriale: i birrifici artigianale sono solo 300 (in maggior parte nelle roccaforti di Piemonte e Lombardia), e coprono l’1%.

In ogni caso, numerosi o no, i birrai fai da te saranno presenti al Salone del Gusto, portando con sé la loro merce.

NOTE FINALI, per approfondire:

Luca Giaccone, “Guida alle birre d’Italia 2011”, Slow Food 2010, 312 pp., 15 Euro

Matteo Clerici

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