Bergamo: Inaugurazione della mostra Carlo Previtali – Mondo Magico

 

La mostra resterà aperta nel periodo 31 ottobre – 30 novembre 2008 con ingresso libero
Orari di apertura: da lunedì a sabato 16-19; domenica e festivi 10-12,30 e 16-19
Info: tel. 035.387397 – 387604 – www.provincia.bergamo.it

PRESENTAZIONE

Dopo l’antologica di Donnino Rumi e la presentazione di una manifestazione come Bergamo Scienza, la stagione autunnale di Sala Manzù prosegue la sua attività con una
significativa mostra di Carlo Previtali, scultore recentemente insignito dalla Provincia di Bergamo del «Premio Ulisse».

La storia dell’artista bergamasco è ricca di riconoscimenti e di presenze in importanti rassegne nazionali, sia con mostre personali sia con la partecipazione a selezionate
collettive e a concorsi. Tutto ciò lo segnala tra gli autori più seguiti dalla cronaca artistica del nostro tempo e più studiati dalla critica.

La sua intensa formazione, tra Liceo Artistico, Accademia di Brera e Politecnico di Milano lo ha messo in condizione di conoscere e valorizzare appieno le qualità della
tradizione scultorea lombarda, da lui interpretata, grazie a un lavoro personale di ricerca e di lavoro, alla luce della modernità e della contemporaneità anche europea.

La contestuale attività di insegnamento artistico, a livello accademico e liceale, mentre lo ha tenuto vicino alle dinamiche della produzione artistica, anche nel rapporto con
alcuni colleghi, gli ha consentito, insieme, di verificare con i suoi allievi l’importanza di un apprendimento rigorosamente «artigianale» nel rapporto con la materia
oggetto della futura creazione artistica.

E’ per questo che il bronzo, il marmo, il legno, ma soprattutto la ceramica sono stati materiali indagati a fondo da Previtali nelle loro caratteristiche fisiche e materiali,
prima ancora che nelle soluzioni espressive conseguenti.

La poesia dei risultati conseguiti la si potrà apprezzare pienamente nelle opere che l’artista ha rese disponibili per la presente mostra nella Sala intitolata a Giacomo
Manzù.

A celebrazione del quale, nell’anno del Centenario della sua nascita, la Provincia di Bergamo ha aggregato in comodato alle proprie collezioni, grazie al munifico intervento della
Fondazione Istituti Educativi di Bergamo, la scultura Grande Cardinale.

In questa logica, e per accrescere ulteriormente il patrimonio artistico a disposizione dei Bergamaschi, la Provincia di Bergamo è ben lieta di accettare la donazione di
un’opera che anche Carlo Previtali, nell’occasione della sua mostra, intende generosamente effettuare.

Tecla Rondi Valerio Bettoni
Assessore alla Cultura Presidente della Provincia

ALLE SORGENTI DEL MITO

E’ tipico delle epoche di transizione, o di decadenza, come la nostra (lasciando alla consolazione del nostro lettore la scelta in quale delle due condizioni avverta di vivere) di
ricorrere all’inesausto flusso della classicità, figurativa e letteraria. Classicità che si snoda lungo un itinerario di secoli, se non di millenni, con evoluzioni
tutt’altro che omogenee ma rigorosamente unificate dalla proposta canonica di regole ricorrenti, tematiche e stilistiche.

La necessità, anche negli artisti nostri contemporanei, di recuperare il senso di una «comunque attendibile» regola, in grado di reggere e guidare le sorti del loro
lavoro, alimenta l’illusione, che diventa collettiva, di poter continuare a credere in un mondo tanto confuso e proteiforme come l’attuale.

Non è un caso che dal ricco patrimonio di questo inventario classico, Carlo Previtali abbia tratto le suggestioni poetiche più esaltanti, e tuttora da lui più
praticate, dall’Ellenismo greco e dal Manierismo cinquecentesco italiano, epoche tra le più sofferte per gli stravolgimenti che ebbero a interpretare.

Il nostro scultore, consolidata e metabolizzata la prima formazione saldamente naturalistica, fa ampio ricorso, nella sua esuberante poetica, alla magia del mito, all’inganno
della metamorfosi, all’invenzione del paradosso e del grottesco, allo sfaldamento dei luoghi comuni. Fondendo sorprendentemente le creazioni, che ne ha sapute derivare, in una
tecnica che viene dall’altra parte del mondo, la giapponese raku, malleabilissima e coloratissima ceramica dalla mille risorse espressive: luministiche, cromatiche, tattili,
plastiche, mimetiche.

La visione dell’umanità che ne scaturisce, frequentemente rimanda a figure in maschera o a tipologie estreme come quelle di Fauni e Satiri, di Sileno e di Bacco, di Marsia
e di Ermafrodito, di Tiresia e di Polifemo, oltre che a una galleria di evocative, bellissime o tragicissime, femmine come Dafne, Nereide, Frida, Egeria, Venere, Eva, Maddalena…

Con l’attuale mostra, di straordinaria esemplarità e di acuta bellezza, possiamo partecipare, in compagnia delle creazioni di Carlo Previstali a particolari, elegantissime,
dissolvenze tematiche quali quelle contenute nei miti della decadenza: le trasformazioni dolorose, i conflitti irrisolti, la metamorfosi inconcluse, i percorsi del non senso, gli
antieroi sempre perdenti, gli amori impossibili, le morti innocenti, le nascite miracolose, le relazioni familiari più sconvolgenti…

La forza della poesia di Previtali, raffinatissima, elegiaca e lirica, d’intima energia comunicativa, toglie a questi temi, con il suo lieve andamento, qualsiasi implicazioni
angosciosa o angosciante. Altra regola infatti che lo scultore riesce a tradurre nei propri lavori, è che alla classicità non si torna per nostalgia d’imitazione, o
per insufficienza d’ispirazione, ma per desiderio di recuperare la fonte di un pensiero, anzi «del» pensiero.

Il Mondo magico, cui si riferisce il titolo della mostra, può essere dunque quello della ricerca appassionata d’un umanesimo d’eccezione, come quello che nei secoli
fu dell’Arcimboldo, del Giambologna, delle imprese a grottesche, delle finestre a mascheroni, dei giganteschi allestimenti scultorei nei giardini all’italiano. Un umanesimo,
per così dire cifrato, mimetizzato dentro soluzioni prossime al rebus e alla sciarada. Ma non per questo, anzi forse proprio per questo, non meno ricco di poesia. La magìa
della sua possibile scoperta non è riposta in un miracolistico approdo di certezze, ma nella consapevole elaborazione di un dubbio creativo, sulle possibili evoluzioni del mondo
e dell’umanità che lo abita.

La leggerezza e la fragilità delle ceramiche di Previtali sono di per se stesse segno di una delicatezza infinita nel suo accarezzare la materia, nell’atto di accostare,
con pudore, il misterioso procedere della vita.

 

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