Avellino: Stati Generali del Vino in Campania

Avellino – Continua la marcia di avvicinamento agli Stati Generali del Vino in Campania, evento promosso dalla Regione Campania che si svolgerà i prossimi 6 e 7 marzo ad
Avellino.

Un’iniziativa di elevato profilo socio-culturale, che nasce per accendere i riflettori sullo stato dell’arte della filiera vitivinicola campana, settore quanto mai
strategico in una regione che sta ripensando fortemente il ruolo delle produzioni agro-alimentari di eccellenza all’interno dei suoi flussi economici e di sviluppo.

Un processo che evidenzia la sofferenza del comparto industriale e dichiara una significativa volontà di ripartire da una moderna ristrutturazione del sistema dei servizi, con
una sottolineatura particolare per quelli turistici.

Ambito nel quale appare sempre più chiaro il contributo dell’universo vino, inteso non solo e non tanto come oggetto di scambio commerciale, ma soprattutto come vero e
proprio ambasciatore nel mondo di una regione con pochi rivali per tradizione, ricchezza ampelografica, varietà stilistica e territoriale.

E’ a partire da questo che gli illustri relatori invitati agli Stati Generali del Vino in Campania saranno chiamati a confrontarsi e a proporre le loro soluzioni e riflessioni nel
corso delle quattro sessioni in cui si svilupperà l’evento nelle due giornate del 6 e 7 marzo: “Lo scenario internazionale”, “Una panoramica
sull’Italia del Vino”, “Analisi di un Sistema Territoriale: la Campania” e “Il settore vitivinicolo in Campania”.

La Campania del vino è un dato storico, certificato da alcuni tra i più grandi personaggi dell’antichità, da Plinio a Columella, da Strabone a Marziale. Un
glorioso passato che fa certamente sentire la sua forza nel presente, ma che al tempo stesso è messo in secondo piano da un sistema viticolo e commerciale tra i più
giovani di tutto il bel Paese.

Se guardiamo al numero di aziende e alla quantità di vigneti messi a dimora per produzioni di qualità, possiamo dire senza forzature che il mondo del vino campano ha
avviato la sua avventura moderna da poco più di venti anni.

Da un punto di vista produttivo, la Campania è una regione di media importanza nel panorama vinicolo italiano: nona regione per volume, nel 2007 ha generato 1,6 milioni di
ettolitri di vino, dato che corrisponde al 4% del totale nazionale (fonte Istat). Sono oltre 26.800 gli ettari vitati, con la provincia di Benevento a fare la parte del leone con i suoi
10.600 ettari, seguita da Avellino con 6.460 e Salerno con 4.300.

Se i dati sugli ettari vitati evidenziano una flessione della superficie dedicata rispetto a venti anni fa, esattamente di segno opposto sono i numeri che riguardano le aziende
produttrici e imbottigliatrici, che in questo lasso di tempo sono passate da circa 30 ad oltre 400.

Una crescita esponenziale, testimoniata di anno in anno anche nel più importante appuntamento fieristico legato al vino, il Vinitaly. Nell’edizione 2009 saranno 230 le
aziende campane che parteciperanno alla rassegna veronese; di queste 180 esporranno all’interno del padiglione curato dalla Regione Campania.

Un vero e proprio boom nato soprattutto dall’intenzione di molte famiglie di viticoltori di trasformare le proprie materie prime e imbottigliare con un proprio marchio, in linea
con quanto accaduto in molte altre zone. Un fenomeno esploso all’inizio negli anni ’90, in concomitanza con il crollo dei prezzi delle uve, e che ha ripreso vigore dopo una
breve fase di rallentamento nell’ultimo quinquennio, con un trend di nuovi marchi e nuovi progetti imprenditoriali che non accenna ad arrestarsi.

E’ un processo molto importante per il mondo vitivinicolo campano, che apre tuttavia numerose riflessioni sulla sua sostenibilità nel lungo periodo. Se è vero che
aumenta il numero degli attori protagonisti e il livello qualitativo delle produzioni, è altrettanto vero che diverse esperienze trovano oggi delle difficoltà di
posizionamento e penetrazione del mercato: una tendenza che interessa in modo simile i territori di lunga tradizione così come alcune aree emergenti della vitienologia regionale.

In Campania si producono per il 44% vini bianchi contro il 56% di vini rosati e rossi, ma il dato più significativo è il costante rafforzamento del segmento dei vini di
qualità a denominazione. La percentuale dei vini da tavola si attesta al 70% del totale (contro una media nazionale del 36%), mentre i vini ad Indicazione Geografica Tipica
rappresentano il 16% (a fronte del 29% del vino italiano).

E’ ancora relativamente basso il peso dei vini a Doc (18) e Docg (3): 16% della produzione regionale contro il 35% nazionale, ma è un dato che cresce di anno in anno ed
è destinato a crescere con la riforma dell’Ocm vino.

 

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