Aperte le selezioni alla Commissione europea: Mille euro al mese per 700 stagisti

Aperte le selezioni alla Commissione europea: Mille euro al mese per 700 stagisti

Si è aperta all’inizio di gennaio la nuova tranche di selezioni per entrare nello staff della Commissione europea come stagisti. I posti sono tanti quindi vale la pena tentare: 1400
stage offerti in media ogni anno, suddivisi su due periodi, entrambi di cinque mesi. Il primo da marzo a luglio, il secondo da ottobre a febbraio.

Chi si candida ora si prepara quindi a partire nell’autunno del 2014. Il rimborso è di circa 1000 euro netti mensili, ed è tarato sui compensi degli altri funzionari europei,
corrispondendo a un quarto del salario base di un dipendente appartenente alla categoria AD 5/1.

La cifra, anche se di gran lunga superiore alla media per un tirocinante italiano, non è delle più elevate per istituzioni di questo tipo ma – come assicura Francesco Laera,
portavoce della Rappresentanza milanese della Commissione europea, alla Repubblica degli Stagisti – «i prezzi degli affitti a Bruxelles sono molto più economici che a Roma o a
Milano», quindi è facile rientrare nelle spese. Soprattutto tenuto conto del fatto che viene concesso anche un rimborso delle spese di viaggio (per chi abita a più di
cinquanta chilometri di distanza dalla sede di destinazione) e l’assicurazione sanitaria. Per i disabili ogni importo viene maggiorato del 50%.

Le domande, da spedire online, dovranno pervenire entro il 3 febbraio a mezzogiorno e potranno essere presentato solo da chi possiede una laurea – almeno triennale -, una conoscenza fluente
dell’inglese, del francese o del tedesco e di una seconda lingua europea. Per chi opta per i tirocini per traduttori (la scelta è tra questi o gli amministrativi), c’è un
requisito in più: saper tradurre nella propria lingua materna – necessariamente una delle 24 lingue ufficiali – da due idiomi europei.

Vale per tutti invece il requisito della nazionalità di un Paese Ue o candidato a esserlo, anche se non è escluso l’accesso anche a cittadini provenienti da Paesi terzi, come
specificato sul regolamento. Escluso dalla corsa è invece chi abbia giù usufruito di stage o periodi di lavoro di più di sei settimane presso qualunque istituzione europea,
sia che abbia ricevuto un compenso che in caso contrario.

A detta di Laera l’identikit del candidato tipo è variabile. «Dato l’alto numero di candidati per uno stage presso la Commissione europea, non è sempre facile tracciare un
profilo accurato» spiega. «Ci sono però dei tratti generali» prosegue, «si tratta di ragazzi sui 23-25 anni, un grado di istruzione universitario o
post-universitario, una conoscenza delle lingue straniera molto buona e diversificata, e sempre più frequentemente, questi candidati possono vantare già qualche esperienza
lavorativa». Tuttavia l’aver lavorato «rafforza ovviamente la propria candidatura ma non è discriminante – in fondo si tratta di un tirocinio formativo» continua il
rappresentante.

Tre gli step della selezione. Dopo aver spedito l’application (senza alcun documento cartaceo, che verrà richiesto solo in una fase successiva, se ammessi), si stila una
graduatoria basata sul profilo accademico, sulla conoscenza linguistica e su altri titoli, e solo i candidati con il punteggio più alto – in genere circa 2800 – finiscono nel Blue Book,
ovvero per così dire in ‘semifinale’. Di questi a ogni sessione ne vengono individuati circa 650 da inserire nelle rispettive unità a seconda delle esigenze contingenti
dell’organizzazione. Come precisa Laera, il Blue Book era «originariamente una vera e propria pubblicazione, mentre ora è un database virtuale che raccoglie tutti i candidati che
hanno superato la fase di selezione e possono essere impiegati come tirocinanti. Non tutti i candidati elencati vengono però selezionati». Ne resta fuori circa la metà. Chi
appare nella shortlist potrà essere contattato per un’intervista – che non equivale però a un’ammissione al tirocinio – mentre a tutti i candidati sarà comunicato via email
l’esito della procedura (normalmente entro luglio o i primi di agosto).

La sede del tirocinio non necessariamente è Bruxelles, bensì potrebbe in qualche caso trattarsi di Lussemburgo o di altre città in cui sono presenti rappresentanze della
Commissione europea o delegazioni della stessa (tra queste anche Roma e Milano). Le mansioni sono poi definite in anticipo dalle unità che richiedono stagisti. Così le profila il
portavoce di Milano: «Al tirocinante verrà chiesto di organizzare e presenziare a riunioni, gruppi di lavoro, forum, audizione pubbliche. Verranno anche assegnati compiti di
ricerca e di redazione di documenti, relazioni e studi, nonché di gestione di progetti». Sempre in presenza di un tutor, «scelto all’interno dell’unità di
accoglienza».

Quanto alle precedenti edizioni, come c’era da aspettarsi il numero di richieste è schizzato negli ultimi anni. Basti pensare che per le due ultime tornate hanno fatto domanda
rispettivamente 18mila e 14mila persone. Fino al 2010 – il programma di tirocini è iniziato nel 2003 – erano circa la metà. E a spiccare sono proprio gli italiani, i più
numerosi (conseguenza dei numeri sulla disoccupazione giovanile, ma anche sulle retribuzioni medie). Quasi 4500 all’ultima chiamata (quando i tedeschi erano circa un decimo, e gli spagnoli
1700). Il doppio rispetto al 2011 e il triplo rispetto al 2006. Leggendo ancora i dati si può ricostruire la parabola discendente dell’occupazione giovanile italiana ed europea: tanto
per fare un esempio, nel 2004 si sono fatti avanti circa 600 tedeschi, più di quelli odierni, mentre gli italiani erano ‘solo’ 1400 e già allora – anche se in proporzione
nettamente minore – erano i più attivi nelle candidature.

Di positivo c’è da dire che non è detto che lo stage sia un’esperienza limitata a qualche mese. Ufficialmente è così, alla Commissione di Bruxelles si entra solo per
concorso, come ogni funzionario, ma «l’esperienza acquisita si rivela in molti casi fondamentale per la riuscita dei concorsi Epso (Ufficio europeo di selezione del personale) che testano
anche la capacità dei candidati di lavorare in ambienti multiculturali e plurilingui» chiarisce Laera. «Molti funzionari (incluso me stesso) e diversi commissari»
aggiunge «hanno in passato fatto tirocini presso la Commissione». E sul sito, come buon auspicio, sono diversi i racconti di ex stagisti che come posizione attuale indicano proprio
un lavoro presso l’istituzione di governo dell’Europa.

 

Redazione Newsfood.com+WebTv

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