ANLAC: Conigli, continua la crisi degli allevatori italiani

Da circa venti mesi i prezzi dei conigli all’origine continuano a calare, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa della categoria. “Per ogni chilo di carne venduto, l’allevatore italiano
perde almeno 30 centesimi”, sottolinea Saverio De Bonis, nuovo presidente dell’Anlac, Associazione Nazionale Liberi Allevatori di Conigli.

La speculazione fa il resto: nel 2007, a fronte di un’inflazione del 3,5%, il prezzo dei polli è cresciuto del 6,7 %, mentre il prezzo dei conigli è diminuito del 10%.
La coniglicoltura italiana è ormai al tracollo, e sono a rischio migliaia di posti di lavoro, con forti ripercussioni anche sull’indotto.

Saverio De Bonis si fa portavoce del malcontento generale degli allevatori dell’Anlac: “Nei prossimi giorni chiederemo al Governo, al Parlamento e alle Regioni, alcune delle quali hanno
già deliberato lo stato di crisi, di intervenire con misure urgenti prima dell’autunno”.

Per arginare la crisi, De Bonis pone l’accento su tre strumenti fondamentali:

– La realizzazione di una campagna pubblicitaria istituzionale, promossa direttamente dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, per rilanciare subito i consumi della carne
di coniglio e smaltire la “presunta” sovracapacità produttiva;

– L’etichettatura obbligatoria della provenienza anche per il coniglio, così da tutelare produttori e consumatori, che hanno il diritto di conoscere la provenienza per un acquisto
libero e consapevole;

– L’impegno a modificare radicalmente il meccanismo di definizione dei prezzi alla produzione. Il sistema attuale favorisce l’industria della macellazione e penalizza gli allevatori, aumentando
di 5 volte i prezzi al consumo.

“La filiera -prosegue De Bonis-, deve assicurare una distribuzione più equa del valore, tramite accordi interprofessionali e l’intervento del Governo deve tutelare gli allevatori
italiani con i mezzi più idonei”.

Dati sul settore

Il settore dell’allevamento di conigli è al quarto posto nella zootecnia italiana, e vanta un primato mondiale superato soltanto dalla Cina. Nonostante l’indifferenza legislativa,
però, il consumo della carne di coniglio incontra il favore dei consumatori, che attribuiscono al coniglio italiano valenze dietetiche e nutrizionali importanti. “Per questo”,
conclude De Bonis, “è necessaria una campagna di comunicazione nazionale sulla carne di coniglio, che trasmetta questi valori al grande pubblico. Basterebbe poco quindi, per
rilanciare i consumi e ristabilire il necessario equilibrio di mercato”.

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